Ho scritto 3 romanzi


Il ViaggiatoreHo scritto 3 romanzi.

Ho pubblicato il primo online, dal titolo il Viaggiatore,  sotto lo pseudonimo di Mac Civis, e ne ho venduto un centinaio di copie.

Lo puoi trovare su vari siti online in formato ebook.

Su Amazon http://amzn.to/13JwHX2

Su iTunes http://bit.ly/13JwV0o

Per chi ha bisogno del formato cartaceo

http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=616282

Molti mi hanno scritto che è piaciuto 😉

http://www.booksblog.it/post/8669/il-viaggiatore-di-mac-civis

Certo senza promozione editoriale è + difficile 😛

mia grecia piccolaby MarcelloCividini

Non trovo più la F…


mia grecia piccola by MarcelloCividini

Una giornata grigina, ma sono qui nel mio studio, sulla torre con tre lati di vetro e scrivo tranquillamente col mio MacBook Air. Ogni tanto un dlin mi avvisa che è arrivata posta, non ci faccio più caso. La lotta contro gli spammers è irrimediabilmente perduta. Non mi cancello più da quei siti stronzi, ogni tanto sposto tre quarti dei messaggi nell’indesiderabile.

E’ quasi sera, sarebbe anche ora di preparare la cena… Ho gli occhi stanchi me li stropiccio e continuo a scrivere ancora un po’. Ho anche gli occhiali sporchi, cerco di pulirli stiracchiando un lembo della maglietta… quasi clean.

Ma che cz… mi blocco, non trovo la lettera _ si quella che sta tra la E e la G, la posso dire, anzi la grido, ma non posso scriverla. La posso pensare, ma sulla mia tastiera non c’è più. Chiudo gli occhi e mi sento quasi svenire. Si certo, invecchio anche io come tutti, ma non pensavo che mi potesse succedere così presto. E’ così che si palesa l’Alzheimer? Si cominciano a dimenticare le cose, almeno così avevo letto da qualche parte.

Un letterato di cui non ricordo il nome… Ahi, Ahi, se non è l’ Alzheimer sarà demenza senile? Quel “noto letterato” descriveva il proprio lento declino. All’inizio non si ricordava il suo numero di cellulare. Non si preoccupò molto, tanto non si chiamava mai. Poi dimenticò il numero della moglie e successivamente quello dello studio. Ma sul suo Nokia c’erano i tastini contrassegnati e riuscì a celare il lento declino per qualche tempo. Poi non ricordò più come schiacciare i tasti giusti e un giorno dimenticò lo smartphone. Che stia succedendo anche a me?

Sono sempre qui, ad occhi chiusi, ascolto i rumori della casa che mi sembrano, come dire… diversi. O magari sono sempre stati così e non ci avevo mai prestato attenzione. Oh… cosa sarà mai questo ronzio, leggero, pulsante, pervasivo. Un brivido gelido mi agriccia la schiena, quasi sento vibrare quei muscoli dimenticati che una volta muovevano la coda dei nostri antenati sugli alberi.

Sento che anche i piedi perdono calore, può darsi che la tremenda malattia cambi anche le percezioni, non saprei. Apro mezz’occhio e nella luce, sempre più evanescente, cerco la mia lettera scomparsa… non la vedo. Non posso nemmeno usarla per scrivere, neppure se volessi scrivere il nome dell’organo sessuale studiato dai ginecologi. Può darsi che possa scambiarla con un’altra lettera, magari la ∫, sì credo che si capisca lo stesso, “W la ∫iga” non sarà ∫ine, ma mi ∫a sentire meglio.

Certo scrivere un romanzo senza la ∫ non sarà semplice, sarebbe meglio un racconto. Ma che dico, chi cazzo se ne sbatte del racconto, adesso ho altri problemi. Richiudo il mezz’occhio, le luci dentro alle palpebre sono più amichevoli. Voi vedete le lucine quando chiudete gli occhi? Se non lo avete mai notato provateci, ora. Mumble, mumble, mi viene il dubbio che le veda solo io e che sia pure questo un segno del declino. 😦

La mia vita è stata interessante, piena, combattuta, guadagnata, goduta, con mia moglie e tanti amici in tutto il mondo. Mi dispiace comunque un casino che debba svanire. Ecco, se terminasse di colpo non sarebbe meglio?

Non so, sabato prossimo avremmo il solito party di primavera, sarebbe un bel casino se mancassi proprio adesso. Ma cosa mi gira per la testa, qui non si tratta di morire ma di rincoglionire. Vi piacerebbe essere imboccati perché non riuscite più a tenere il cucchiaio dalla parte giusta?

Per me sarebbe certo meglio una pallottola nella testa, come il caso di quel cantante di cui non ricordo il nome… e daje 😦

Rapido e indolore, almeno credo, nessuno è mai tornato per raccontarlo. E’ possibile che, quando i pezzi di cervello schizzano via, il tempo si dilati e passino miliardi di ipersecondi lentissimi. Il dolore potrebbe essere atroce e interminabile. In questo caso sarebbe meglio scivolare lentamente nell’oblio. Divertente no, ma almeno non cruento. Eppure quando uno scrittore si spara va sui giornali garantito, se invece si raggomitola nella demenza si tende a dimenticarlo.

Quanto tempo ci vorrebbe per non capire più nulla? Dopo aver perduto la ∫ magari potrei perdere anche altre lettere. Non è detto che non succeda proprio cosi agli scrittori. Si adesso perchè ho messo insieme tre romanzetti mi monto pure la testa. Quale sarebbe la perdita più grossa per uno scrittore? Senza la ∫ si riesce ancora a scrivere in modo comprensibile. Se avessi perso la esse sarebbe un disastro – e avei pero la ee arebbe un diatro –

No no, meno male che a me è capitata la ∫. Anche se le sensazioni ad occhi chiusi mi appaiono inconsuete, constato che il mio ragionamento segue un percorso logico e azzardo un altro esperimento. Apro lentamente entrambi gli occhi, senza lo schermo del portatile illuminato sarei quasi al buio. La sera è ormai calata.

Non accendo la lampada per scaramanzia, ho paura che la realtà si palesi di colpo. Nello scarso lucore dello schermo sulla tastiera percorro con lo sguardo le lettere bianche sui tasti neri. Prima riga QWERTYUIOP seconda riga ASD… non c’è. Un colpo al cuore, mi rintano al sicuro dietro le palpebre, torna il ronzio e sento le pulsazioni del sangue nelle orecchie. E ora? Come mi devo comportare? Scendo in cucina come le altre sere. Metto a bollire l’acqua della pasta, sbuccio l’aglio, tagliuzzo qualche verdura per il sugo. Non dico nulla? E poi cosa potrei mai dire:

– Mi è sparita la ∫ dalla tastiera. –

Cosi invece che rinscemito mi prendono per pazzo. Oppure potrei dire che ho disturbi alla vista e domani potrei andare dall’oculista. Ma le altre lettere ci sono tutte e le vedo benissimo. Riguardiamole una per una, lentamente questa volta. Prima riga QWERTYUIOP seconda riga ASDE… come un’ altra E, dove c’era la ∫. Che la pazzia/demenza/qualsiasi-cosa-sia, si evolva così rapidamente non l’avevo messo in conto.

Chiudo di nuovo gli occhi, può darsi che sia un allucinazione? Da troppo appetito no. Malgrado l’orario il mio paniculo adiposo, per dirla in modo gentil anatomico, mi consentirebbe una settimana di digiuno senza cambiare il tasso metabolico. Bevo poco, non smokko, non annuso (volevo dire ∫umo e sni∫∫o ma la ∫ manca sempre). In verità ho nasato dei miceti che crescevano intorno al vecchio melo ieri. Brutto segno per il melo, ma sembravano dei chiodarelli e comunque mi sono lavato le mani e poi il Peyote non cresce sul lago di Como ed è tassonomicamente una cactacea. No, allucinogeni di origine micotica no.

Le allucinazioni possono essere provocate anche dai prodotti chimici, sì ma non tutti e al massimo qui in casa hanno lavato i pavimenti con troppo detersivo. Qualche residuo di solvente dalla vernice sul pavimento ridipinto da Monique la settimana scorsa? Ma no, era smalto all’acqua, altamente improbabile.

Sto qui a lambiccarmi il cervello su mille possibilità remote per la paura di accettare la dura, incontrovertibile realtà? Accidenti come è duro adattarsi al concetto che siamo qui solo di passaggio. Non ci si pensa mai. Ci arrabattiamo un casino per ottenere qualche risultato degno di nota e quando ci voltiamo indietro la maggior parte delle cose per cui abbiamo lottato, spariscono nella nebbia.

Ora che ci penso dovrei vuotare il terzo cassetto della scrivania. E’ pieno di cose che dovevo rivedere e ho lasciato in sospeso, come la cartella “non urgente” della mia email. Non urgente non vuol dire meno interessante, ma poi il messaggio diventa vecchio, non tiene il passo con le nuove urgenze che arrivano con un dlin ogni minuto. Mi chiamano.

I passerotti dabbasso sì che hanno appetito davvero, ora mi tocca scendere per provvedere. Apro gli occhi e accarezzo i tasti con dita leggere, quasi a salutarli prima che spariscano tutti nel nulla… ma accidenti!

Mi sento proprio stupido e comunque rilassato e rido, rido di me stesso, 😀 non so come dirlo. Certo gli ultimi cinque minuti sono stati duretti.

– La lettera F è ritornata. – Ripeto ad alta voce. Non è che abbia rallentato di colpo il declino o trovato una novella cura on the go. Mi è solo capitata una coincidenza quasi assurda. Un peluzzo bianco della stessa dimensione della base della E, si era posato sulla base della F camuFFandola completamente. 😎

– Scendo subito e vi Faccio i Fusilli con i Funghi Fritti e il Formaggio Francese. – 😀

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Quelle diecimila ore…


…che servono per diventare i nuovi esperti di social network

mia grecia piccolaby MarcelloCividini

Decisamente siamo immersi nel cambiamento. Il posto fisso non esiste più. Le professioni dei nostri padri, quand’anche esistano ancora, sono talmente cambiate che loro non le riconoscerebbero. A una Libia che diventa democratica corrisponde una Repubblica Bielorussa che diventa un regno (prova generale per il let’s pretend re Putin). A un voto quasi libero in Egitto, corrisponde la tassa per votare che il Texas ha applicato alle ultime elezioni.

Da noi, per liberarci di alcuni statali inutili dovremo pagargli la pensione. Il solo deficit annuale del loro istituto Inpdap vale un paio di manovre fiscali. Le proposte intelligenti si sfracellano rovinosamente contro le lobby inamovibili del parlamento. Ormai consigliamo ai figli degli amici di andarsene a cercar fortuna all’estero come nel secolo scorso.

Sveglia! Questa è solo una trasformazione, il mondo non ha mai smesso di cambiare. La lotta è qui, ora, nel nostro magnifico, profondo, bistrattato, unico, strato culturale. Occorre solo studiare, lavorare, studiare di più, lavorare di più. Negli ultimi 20 anni ci hanno spacciato che sarebbe bastato farci furbi e il risultato è che troppi blaterano invece che lavorare.

 Nel frattempo Malcolm Gladwell ci ha sbattuto in faccia che, oltre al talento, occorrono almeno 10mila ore di studio e pratica per diventare esperti di qualsiasi cosa.

Questo significa che anche nel mondo della rete, tranne poche eccezioni, siamo circondati da dilettanti. Quanti sono gli esperti di Twitter che hanno passato 6 ore ogni giorno degli ultimi 5 anni a sperimentare i 140 caratteri? Hanno passato anche 6 ore in Fb? Più 4,5 ore a giocare con adwords negli ultimi 7 anni? Beh, più un po’ di ore quotidiane per scrivere un blog e connettersi a Linkedin, Viadeo e Xing e ottimizzare le keywords ecc. Quante ore hanno lavorato sui social network centinaia di sedicenti esperti, i cosiddetti #castadigitale, in altre parole chi fa più casino vale di più?

Un bel giorno mi sono chiesto se non sarebbe stato possibile riunire un gruppo di esperti veri, non tuttologi o fuffologi, per creare una scuola che si occupasse della materia. Social network, un settore con tutta l’aria di diventare basilare anche per la nostra economia, occupato, ancora una volta, dai discendenti dei pubblicitari. Social media lo chiamano. Dieci anni fa chiamavano gli odiati bannerInternet media. Per loro nulla pare cambiato, la notorietà non si costruisce, si compra. Al massimo l’hanno definitaearned media.

Io volevo una scuola che eliminasse dal pensiero la parola media, nella sua accezione speculativa. Un anno di lavoro duro che potesse aumentare il capitale di conoscenza dei social network, della dibattuta influence e del design di questa interazione vitale, di un fattore 4000 o giù di lì. Presentai l’idea al Politecnico di Milano e per una strana combinazione di eventi (anche questa cara a Malcolm) l’idea di #SNID divenne reale.

Mi servivano “veri esperti” over 10K, da trovare in rete, naturalmente. Costruimmo con Marisa Galbiati e Andrey Golub il nucleo originario del Comitato Scientifico e aprimmo subito il sitoper mettere insieme gli argomenti che avremmo trattato. Lezioni frontali, esercitazioni collettive e stage per 1500 ore. Personal branding per altre 1500 ore e almeno 1000 o più ore di stimoli, indotti dai target mirati. Raggiungere le 4000 ore in un anno costituirebbe un grosso capitale. Se gli studenti che arrivano a noi non fossero proprio digiuni possono appiccicarci almeno 1000 ore di esperienza precedente.

Significa che con l’abbrivio che gli daremo, in un paio di anni diventeranno una bella categoria di esperti. Li abbiamo chiamati Snìder e si faranno onore in rete. Il nostro Master partirà il 7 Gennaio del 2013 e ogni giorno continuiamo a sviluppare il programma, perché la rete cambia ogni minuto e i nostri docenti +10K cambiano con lei. Stay tuned e mandateci i figli dei vostri amici.

E ora un po’ di informazioni pratiche. Il programma del Master SNID include 10 differenti moduli:

1. Contenuti – Organizzazione, aggregazione, trasformazione, ottimizzazione dei contenuti multimediali. Utilizzo di piattaforma dedicata di blog TV, Viral marketing, Applicazioni e Widget con particolare attenzione alle dinamiche del remix e dei Creative Commons. Come affrontiamo la sfida di rendere appetibile la Divina Commedia online?

2. P2P Economy – Una nuova forma di economia sta prendendo piede nella rete. Sharing è la parola d’ordine che ha il potenziale di scassare il sistema in cui viviamo, “Essere e non avere” è il monito che ci ha lasciato Erich Fromm. Abbiamo bisogno di tutte quelle automobili che stanno ferme per strada? La nostra società è organizzata solo per una crescita continua che ormai sappiamo tutti, essere fisicamente impossibile. Chi garantisce le valute di scambio che si stanno diffondendo ovunque, dal Sardex ai BitCoin ai Microsoft Points. Quali tasse dovremmo pagare per lo scambio dell’ospitalità, per gli sconti del 90%, per gli inviti a cena, per i nostri like, per il lavoro svolto insieme ad altri cento designer, mille architetti, diecimila programmatori? Le nuove banche saranno le società telefoniche o Google e FB?

3. Social Network – Evoluzione concettuale dei differenti aspetti della condivisione dei contenuti e di locationdatingbusiness e job finding. Studio e logiche dei software di creazione dei SN.

4. Influence – Il semplice utilizzo della parola influence è in aumento esponenziale sulla rete. L’influenza si può ottenere solo con un duro lavoro di creazione della fiducia. La semplice verità non basta. Ci arriviamo attraverso l’analisi e l’utilizzo dei fattori che regolano da sempre i rapporti umani. Ci occuperemo deldesign e dello sviluppo della reputazione online. È una nuova scienza che possiamo applicare al singolo, alla marca o anche alla costruzione del prossimo ritrovato orgoglio nazionale?

5. Web – Analisi dell’architettura e usabilità del Web, affronteremo le tematiche progettuali dei siti, dell’email, dei web magazine e dell’e-commerce. Le logiche di crowdsourcinggamification econnected home aprono nuovi fronti e nuove opportunità. Siete già pronti a coglierle?

6. Comunicazione Social – Come evolve la comunicazione della Marca 2.0 della nuova Social Enterprise. Anche la politica non può più trascurare questa forma di rapporto e sempre più vedremo nuovi approcci di e-government e istituzioni. Tutto il settore non-profit si sta espandendo sui nuovi pubblici. Come applicherete qui la user experience?

7. Internet of things – L’avvento dei social network non sarà limitato soltanto a tutti i tipi di interazioni tra i semplici esseri umani. Comincia a interessare anche i network tra gli umani e le macchine e le macchine tra di loro. Per macchina intendiamo tutti i dispositivi dotati di indirizzo IP, come i sensori che ci danno le previsioni del tempo, le scarpe o i pneumatici che ci danno percorrenze consumi e diagnosi o i termostati ed elettrodomestici che interagiscono tra loro per ottimizzare i consumi. Non dimentichiamo tutti i nuovi dispositivi e-medical che misurano le nostre pulsazioni, il sonno, l’acidità e così via. Che ruolo volete giocare in questo ambito?

8. Interactive Media – Editori e broadcaster sono in mezzo al guado. Hanno idee spesso confuse su come recepire le modalità di dialogo permesse dalle tecnologie, che con grosse resistenze interne, stanno comunque implementando. I giganti della rete come Amazon hanno invece strategie evolutive potenti. Le nuove interfacce poi, cambieranno i modi di interagire. I gesti, il nostro corpo tutto e non solo la voce, diverranno nuovo modo universale di comando per le apparecchiature. I nuovi display renderanno viva la realtà aumentata. Nuove opportunità di comunicazione stanno affiorando ogni giorno. Chi le coglierà?

9. Information Intelligence – Anche il commercio elettronico diventa social, quindi ha bisogno di Social Relation Management. Come possiamo estrarre valore da tutte queste relazioni senza offendere la privacy dei nostri amici? L’Information Intelligenceesaminerà i pattern della diffusione delle informazioni e sarà in grado di prevedere i comportamenti dei mercati. Potete professionalmente restarne fuori?

10. Social Corporate – I social network sono i protagonisti di una rivoluzione degli strumenti di marketing, il loro avvento non può che perturbare e modificare anche tutti gli altri canali. Bisogna quindi cercare un equilibrio che combini le nuove opportunità delsocial con le caratteristiche dei canali già esistenti. Riscrivere ilmarketing mix, integrando le potenzialità dei social network con quelle degli altri mezzi. Come comunicare alle aziende il valore di tutto ciò? Attraverso un’attenta misurazione e monitoraggio che converta il risultato di una determinata azione social in termini di vantaggi economici comprensibili dalle aziende.

I lavori prodotti durante le esercitazioni non saranno valutati su base teorica, bensì attraverso il loro effettivo funzionamento online. Le tesi saranno pubblicate a cura dei nostri sponsor.

pubblicato il 20 ago 2012 su Che Futuro