1 Contro i monopoli


La società in cui viviamo è ormai assurdamente complessa e nel corso degli anni, leggi e leggine hanno impastoiato tutte le risorse fisiche. La proprietà di case e terreni è strettamente regolamentata, le acque sarebbero di tutti, ma soggette ai regolamenti di mille autorità. L’aria è libera, ma solo passarci richiede il consenso di altri. Quando William Marconi (la madre era l’erede irlandese dei produttori del whiskey Jamieson)[1] inventa la radio, anche lo spettro elettromagnetico (prima se ne ignorava l’esistenza) diventa una risorsa comune che viene regolamentata. La radio diventa uno strumento di potere come la stampa quattro secoli prima. I dittatori che facevano un colpo di stato occupavano, prima di tutto, la sede della radio nazionale, in modo da avere il controllo del mezzo di informazione. I dittatori moderni occupano le televisioni. La prossima generazione occuperà Facebook o Google.

RMI La prima radio pirata italiana

eiarLa situazione. Un unico gestore nazionale la RAI, erede della EIAR dei tempi del fascio. Il pubblico italiano ha la scelta fra tre canali. I primi due, di intrattenimento generale e d’informazione, il terzo canale è dedicato alla musica classica e ai programmi culturali. La radio in Italia è monofonica, gli Stati Uniti, dagli anni Cinquanta, trasmettono in stereofonia. La RAI dispone di un’efficacissima “commissione di ascolto”, il cui compito è di selezionare programmi e canzoni adatti ad essere trasmessi. I testi devono essere rispettosi di principi quali la Patria, la religione, la chiesa cattolica, il Presidente della Repubblica e l’ordine costituito in genere.

La commissione tiene in considerazione anche il modo di cantare degli artisti, non ci si deve scostare troppo dalla tradizione italiana del bel canto. Domenico Modugno, Fabrizio de Andrè e molti altri[2] vengono per anni scartati dal palinsesto RAI. Quindi pochi programmi, strettamente censurati, tante commedie adattate, poca musica. Non si può dire forfora, ascella, cerume e neppure seno, figuriamoci Cazzo! (lo dirà poi Cesare Zavattini in diretta a Radio Rai nel 1976 creando uno scandalo nazionale). caroline

E così passano gli anni e tutti quelli affacciati sul Tirreno ascoltano Radio Montecarlo e gli altri cercano di captare RTL[3], radio Caroline o la BBC. In Italia c’è un vuoto legislativo per le frequenze radiofoniche. In quegli anni iniziano a circolare i Citizen Band (Banda Cittadina), meglio noti come CB, rice-trasmettitori di bassa potenza e buona qualità, che invadono il campo ristretto e controllatissimo dei radioamatori[4]. Con l’avvento del CB l’accesso alla tecnologia diventa di una facilità disarmante. Anche qui la regolamentazione è carente, basta, infatti, non occupare (e non ascoltare) i canali della Polizia. I produttori di CB ne approfittano per vendere i loro baracchini  a prezzi accessibili.

Anche io ne comprai uno, che installai in una borsa della mia Guzzi 750 V7, e faceva un figurone. Il boom dei CB esplode in men che non si dica e nasce la comunicazione a due vie[5]. La gente si incontra nell’etere, chatta per flirtare. I camionisti avvisano i colleghi di rallentare quando vedono la polizia.

In questo clima Radio Montecarlo avvia un rinnovamento generale e amplia la propria area di copertura. In prima fila sono pronte ad investire le multinazionali del tabacco sempre alla ricerca di canali per pubblicizzare i propri prodotti vietati. Il principato di Monaco è inoltre molto interessato a reclamizzare, al vicino pubblico italiano, le risorse turistiche (e fiscali) a disposizione.

Radio Montecarlo trasmette programmi spensierati e provocanti. Il pubblico può assaporare il gusto della Costa Azzurra, il fascino di Brigitte Bardot e l’irriverenza di Johnny Hallyday. Le radioline sempre più piccole, spuntano ovunque preparando il terreno ad una vera e propria rivoluzione[6]. Perché tanto successo? Cosa vuole il pubblico italiano? La musica! 1706L’emittente monegasca diffonde musica 24 ore su 24. La Rai dopo un po’ tenta di tenere il passo, con alcuni programmi come Supersonic o la Hit Parade di Lelio Luttazzi che riscuotono un grande successo. Ritmo, freschezza e qualità, ma dopo circa un‘ora, le trasmissioni finiscono e si ritorna alla monotonia delle programmazioni del Monopolio. I giovani stanno assorbendo la voglia di libertà e trasgressione che si sta propagando in tutta Europa. L’Inghilterra è stata trasformata dall’uragano Beatles e Rolling Stones. La RAI, statale e burocratica non si rinnova. Non esiste la figura del disc jockey e l’atmosfera è vecchia.

bstewBob Stewart, di radio Caroline introduceva il brano che stava per iniziare con ritmo e armonia, alla fine il pezzo sfumava e il DJ ritornava a far sentire la propria voce. Il pezzo successivo arrivava poi evitando spazi vuoti”. Dondoni[7] ricorda: “ per noi era una cosa innovativa, magica, che faceva impazzire me e i miei amici. Angelo e Rino Borra, a casa loro in Via Locatelli 3, a Milano, decidono di condividere la loro passione per la musica, con più persone, per l’esattezza con tutta la città di Milano. Muniti di un piccolo marchingegno militare e con solo 100 watt di potenza invadono la città con la musica che tutti volevano. mostra 4

I fratelli Borra, si improvvisano DJ aiutati dai fratelli Cozzi figli di un diplomatico in pensione. Il 10 Marzo 1975, tutta Milano, si sintonizza sulla frequenza 101.1 Mhz ed ascolta musica. La prima emittente libera è innovativa rispetto alla RAI, una vera “music radio[8]” e viene battezzata Radio Milano International, RMI. L’ispirazione è di stampo U.S.A., il logo è un cartello stradale esagonale rosso, che segnala lo stop sulle strade americane.

rmiNON STOP MUSIC diventa il war cry (il grido di guerra) dell’emittente, viene ripetuto, fin dalle prime trasmissioni, all’infinito. La radio inizialmente trasmette in differita[9], dalle diciannove alle ventitrè, tutti i giorni e ottiene subito un grandissimo successo. Le trasmissioni registrano, non in maniera ufficiale[10] evidentemente, uno share altissimo. Non c’è concorrenza! La televisione ha un palinsesto ancora scarno e la musica di RMI riempie uno spazio vuoto che nessuno aveva ancora occupato[11]. La notorietà di RMI raggiunge anche l’Escopost[12] che, con la consueta velocità, dopo cinque settimane, irrompe negli studi di Via Locatelli interrompendo in diretta il programma in corso.

Il 14 Aprile 1975, il quotidiano La Notte pubblica in prima pagina la notizia dell’arresto dei fratelli Borra e la sospensione dei programmi richiesta dal Pretore di Milano. Ne segue una vera e propria discussione popolare alimentata dai quotidiani. Ci si chiede se il monopolio RAI sia giusto o limiti invece la libertà del popolo italiano. I giovani per primi iniziano a far sentire la propria voce, si scatena un malcontento generale che viene rapidamente superato da un evento inaspettato. Il 25 Aprile, la Notte titola: ”Respinta la denuncia dell’Escopost”. RMI è libera e torna a trasmettere.

rmi_1975Legittima la produzione di programmi privati. Il Pretore, che ordinò il sequestro affermerà che fino a quando non si determinano interferenze che possono nuocere alla ricezione delle emittenti di Stato, i programmi di RMI possono continuare.

rmi_leone_di_lernia1RMI inizia a trasmettere 24 ore su 24[13] ed in stereofonia. L’importanza di questi eventi è talmente rilevante che il 28 Luglio 1976, la sentenza 202 della Corte Costituzionale limiterà il monopolio pubblico del servizio radiotelevisivo via etere, consentendo l’installazione e l’esercizio di impianti di diffusione non eccedente l’ambito locale[14].

rmi_pacoPer prima cosa, si assiste ad un rapido cambiamento nelle possibilità di ascolto[15]: Cresce la richiesta di autoradio, di sintonizzatori da casa e impianti hi-fi. La modulazione di frequenza, la popolarissima FM[16] per intenderci, diviene prerogativa di tutte le radio private che, dopo la legalizzazione di RMI crescono come funghi[17].

rmi_gigio1Gigio Dambrosio, che raggiunge i microfoni di RMI nel 1975[18], conferma che “il tutto nacque per gioco, ispirandosi alle radio americane[19]”. La realtà americana è caratterizzata, fin dagli anni 40 da un mercato libero, fortemente concorrenziale. L’offerta è eterogenea ed in continua evoluzione. Le emittenti U.S. sono di “formato”. Trasmettono, infatti, un solo genere musicale. I DJ sono dei veri intenditori della musica trasmessa e la qualità dei programmi è facilmente percepibile.

rmi_faustoIl modello a stelle e strisce viene importato e adattato con stile sbarazzino, spesso maccheronico, alla realtà italiana. La semplice ricetta proposta dai fondatori attira presto i primi investitori. Le major discografiche sponsorizzano l’emittente milanese, forniscono i microsolco di importazione, garantendosi una messa on-air in tempo reale[20] dei prodotti commercializzati. I negozi di dischi sono presi d’assalto da tutti gli appassionati di musica.

cecchettoSi sviluppa un indotto dalle proporzioni sempre più vaste. Gli investimenti pubblicitari diventano regolari e la redazione diventa sempre più professionale[21]. Rimanendo fedele alla missione primordiale NON STOP MUSIC, RMI cerca in continuazione nuove soluzioni per interagire con il proprio pubblico in maniera diretta[22].

rmi_calcioLa ricetta di RMI è semplicissima: osservare tutto ciò che è nuovo ed interessante negli States, sia a livello creativo che comunicazionale e tentare una sintesi qualitativa da applicare al bel paese (scopiazzare).   Tra i primati raggiunti non vanno dimenticati la pubblicazione di una rivista dedicata contenente una compilation di successi musicali[23] e la sponsorizzazione dello stilista Moschino, che diviene il curatore d’immagine ufficiale di RMI. Queste nuove forme di comunicazione aumentano il numero di appassionati in maniera vertiginosa. RMI inizia ad imporre vere e proprie mode[24] nel mercato radiofonico e musicale italiano, seguite con attenzione maniacale anche dagli addetti ai lavori[25].

zani 82 copyLe entrate saranno garantite dagli investitori pubblicitari che, a partire dal 1977[26], crescono significativamente. Nel triennio 1981-1984 si assiste ad una forte crescita delle risorse destinate alla radio. La natura “locale” delle radio private avvicina nuovi e piccoli utenti fino ad allora lontani dal mercato pubblicitario causa costi eccessivi ed un elevato livello di dispersione di contatti. Gli investimenti in pubblicità radiofonica aumentano anche per la Rai ma nell’85 avverrà il sorpasso. Gli investimenti pubblicitari in Italia negli anni 81/85 ( miliardi di lire).

1981 1982 1983 1984 1985
Radio RAI 48 60 70 68 75
Radio Private 40 40 48 65 75

Fonte UPA


[1] Il padre Giuseppe Marconi era un cantante lirico.
[2] Lucio Battisti si vide cancellare addirittura gli spartiti di “Per una lira” perchè il testo diceva: – per una lira mi vendo tutti i sogni miei, per una lira ci metto sopra pure lei…-.
[3] (radio Luxemburg) sulle onde lunghe.
[4] I radioamatori esistono da decenni in Italia, sono gli unici a poter trasmettere via radio in modo privato. Il controllo esercitato dallo Stato nei loro confronti è fortissimo, sono censiti e schedati dalla polizia postale che ne controlla l’attività.
[5] Il CB è un mezzo di comunicazione bidirezionale, una sorta di telefono cellulare ante litteram.
[6] Maurizio Costanzo ricorda che all’epoca ascoltare le emittenti straniere sembrava “ una cosa carbonara, clandestina che dava un senso di grande libertà”.
[7] Luca Dondoni è stato uno dei primi DJ di RMI. Oggi è il direttore responsabile della testata giornalistica.
[8] Creare una “music radio” era estremamente meno costoso che strutturare programmi articolati stile RAI. La RAI aveva ed ha, una struttura aziendale statale, molto burocratizzata.
[9] Le trasmissioni musicali erano registrate e poi diffuse per ridurre i rischi d’esser scovati dalla polizia.
[10] Audiradio nascerà solo nel 1988.
[11] Le trasmissioni radiofoniche, a carattere musicale sono diffuse durante la giornata, ad orari ben precisi. Non esistono programmi serali, ne tantomeno notturni. La radio di notte si vede solo in alcuni film divenuti poi dei “cult” come American Graffiti di John Landis, in cui il leggendario DJ Lupo Solitario tiene compagnia   notturna ai giovani.
[12] L’Escopost è la polizia postale che ha anche il compito è di controllare l’utilizzo delle frequenze radiofoniche sul territorio italiano.
[13] Trasmettere tutto il giorno è un’innovazione enorme per il mercato italiano, sia a livello televisivo che radiofonico. L’offerta televisiva è scarsissima. Il pubblico, nel cosiddetto “prime time” accende più di frequente la radio che la televisione.
[14] La liberalizzazione dell’etere favorisce anche la nascita delle emittenti televisive private.
[15] A partire dal 1975, cresce in maniera esponenziale il numero degli italiani in possesso di un apparecchio radio in grado di ricevere in FM. Nel 75 solo tre su dieci ne possiedono uno. Nel 79 sono già sette su dieci.
[16] La FM, rinforza il ruolo di RMI. Le radio straniere si ricevono solamente in onde medie, con una qualità troppo povera per godere della nuova musica. La modulazione di frequenza, permette una ricezione qualitativamente senza paragoni. Gli italiani, una volta premuto il “tasto” della FM, non sono più tornati indietro.
[17] In pochi mesi tutte le frequenze disponibili, almeno nelle grandi città, vengono occupate da decine di radio libere che nascono e scompaiono a ritmo frenetico.
[18] Gigio Dambrosio è da trenta anni il direttore artistico di RMI.
[19] Erano frequenti i viaggi negli States per incontrare ed ascoltare i maestri americani. Ogni volta, rientrando in Italia, i DJ si portavano novità interessanti nonché innumerevoli stimoli creativi.
[20] Prima della nascita delle radio libere la distribuzione discografica di importazione viaggia a rilento. Le novità angloamericane sono messe in vendita in grave ritardo rispetto alla data di pubblicazione.
[21] Le emittenti americane sono sempre state un importante punto di riferimento dal quale trarre spunto per strutturare i programmi. RMI acquista i diritti e l’esclusiva per l’utilizzo dei jingles radiofonici di Radio Luxembourg. Successivamente acquisterà una jingles machine e, verso la metà degli anni Ottanta, inizia a produrne degli originali, con il supporto della più famosa casa di produzione di jingles al mondo: l’americana JAM Records.
[22] Piero Cozzi è il primo ad inserire, in una trasmissione radiofonica, la parlata “iper veloce”, condita di termini inglesi appartenenti allo slang giovanile dell’epoca.
[23] E’ la prima compilation sul mercato italiano pubblicata da un’emittente radiofonica.
[24] Massimo Oldani, con il suo programma radiofonico di stampo rigorosamente “black”, importerà per primo, i fenomeni musicali conosciuti come rap e hip hop.
[25] RMI acquista, nei primi anni Ottanta i diritti per trasmettere l’American Top Forty, programma culto negli States. Moltissimi artisti, reduci da enormi successi d’oltreoceano, si affacciano sul mercato italiano grazie a RMI.
[26] Gli investimenti pubblicitari radio in Italia passano da 10 miliardi di lire nel 1977 a 35 nel 1980.

Il Viaggiatore – 4° puntata


mia grecia piccolaby MarcelloCividini

Ci sono delle panchine in fondo alla scalinata del Duomo, il sole che si sta abbassando già si riflette nella darsena che corona la piazza. Il cielo è sereno, respiro profondamente, mi siedo e mi godo un bel tramonto in una bellissima giornata di settembre.

– Puonasera, pella serata vero? –

Mi giro di scatto, non sono ancora preparato a girarmi lentamente come prescriverebbero i miei proponimenti recenti e vedo la ragazza del negozio, quella che avevo visto quasi nuda.

– Lei è un fiaggiatore? –

– Bbbuonasera… –

La mia parte paranoica sta già galoppando, chi è questa bellona, cosa vuole da me, sa chi sono? Sa da dove vengo…

– Sono in fiaggio anch’io e la moda ti Milano mi fa pazzire. Non etucato parlare con sconosciuti, io ho parlato con tu perché qui non conosce nessuno e come ti vestiti hai uguali miei gusti. –

Non sapevo neanche di avere gusti in fatto di vestire, ma è meglio che stia zitto. Si siede sulla panchina in fianco a me e appoggia a terra, una miriade di sacchetti di carta colorati, Gatti, Paolo Bersan, Attanasio, Sorelle Panzani, GRUK, Penelope…

– Io fengo da Prussia e imparato italiano a scuola… cosa fai ti pello stasera, sono arrifata oggi e non me piace manciare da sola. –

Abbordato da una ragazza tedesca con metà dei miei anni, in piazza del Duomo, che mi da subito del tu, forse il lei non si usa più? Come giornata procede bene.  –

– Si vengo anch’io da fuori, se le… ti fa piacere possiamo cenare insieme, anche se non conosco la città. –

– Ah, io fiducia della mia guida com, è così che ho trovato subito Gatti, mio stilista preferito e lì ho trovato tu. –

Ora so che il mio vestito è un Gatti Originale. Mi sento strano a parlare del più e del meno con una ragazza che non conosco, non sono più abituato, cosa dico ora?

– Wie heisst du? –

Sfoggio tutto il mio scibile sulla lingua sassone.

– Helga… sprechen sie deutsch? –

Mi fa con un sorriso.

– No solo due o tre frasi. Che lavoro fai? –

– Io analista economica all’Unione delle Signorie Europee. –

E ora cosa le dico?

– Lavoro interessante! –

– Non molto troppo, ma me serve per lavoro e così imparo meglio le lingue. Tu vieni dalla Colombia? Hai accento, come tu chiami? –

– Si sono arrivato stamattina e mi sento già lontanissimo da casa, il mio nome è Marco. –

– Che mestiere fai? –

Ahi Ahi! Ci avviciniamo alla zona pericolosa.

– Ho fatto talmente tanti lavori diversi che ormai si mescolano tutti. –

– Ah capito, come è che lo chiamate voi … tuttologo? –

– Ouff … si esatto. –

A pensarci bene è quello che ho fatto tutta la vita, nel mio altro mondo, qui posso considerarmi un perfetto ignorante. Forse chimica e fisica funzionano con le stesse leggi, ma tutto il resto…

– Cerchiamo un posto dove prendere un aperitivo. –

– Grazie buona idea –

Risponde. Ci alziamo e mi offro di portarle qualche sacchetto. Alla destra del Duomo ci sono delle terrazze con alcuni tavolini. Lei ordina una coppa di vino frizzante, io seguo. Pago appoggiando il mio gioiellino sulla zona attivata dello schermo che fa da tavolo. Mi sento vivo, sto quasi flirtando con una tedeschina, al tramonto di una giornata indimenticabile, partita nella nebbia.

Un campanellino d’allarme è però sempre pronto a suonare, mi è sembrato di scorgere un lampo di cupidigia nella mia amica quando ha sbirciato il mio com. Maledetto carattere il mio, non si rilassa mai? E il motto carpe diem? Lei sta chiacchierando, felice con il bicchiere in mano e progetta la serata, io sorrido e rispondo quando necessario. Parla nel suo com che porta appeso al collo, sembra il mio, ma più piccolo, più leggero, con qualche lucetta e tre diamantini. Sta cercando l’indirizzo di un locale tipico milanese da queste parti.

– Tu va bene risotto a milanese in via Spadari? –

– Va benissimo. –

Sarà un mese che non lo cucino e spero che qui non sia cambiato radicalmente come la pizza.

– Devo andare un attimo, cura tu miei sacchetti. –

Passano dieci minuti, poi quindici, il mio campanello d’allarme suona a tutto spiano. Mi alzo, lascio lì tutto e mi allontano in fretta. Mi fermo dietro ad un albero alla massima distanza per vedere il tavolino pieno di sacchetti colorati. Ancora cinque minuti e Helga o una vestita come lei, torna al tavolino insieme a un uomo vestito di scuro. Guarda a destra e sinistra, poi con mia grande sorpresa l’uomo le dà un ceffone e se ne va. Lei raccoglie i suoi pacchi e sparisce.

Sbigottito? Con tutto quello che mi è successo oggi, l’ultimo episodio è quasi normale. Torno in albergo facendo un giro largo, ormai fa buio. Salgo in camera e ordino un risotto alla milanese, sono sempre stato curioso. Intanto che aspetto guardo le notizie sulla parete. Un uomo politico parla noiosamente del bene dei cittadini che devono essere protetti da non capisco quale attentato alla loro privacy. Alluvione in Kaboto… sembra in Africa. La corte Europea di Lovanio ha multato il cartello dei produttori elettrici per quaranta milioni di fiorini. Il primo ministro della Bretagna divorzia da una nota attrice (sic).

Francamente da un telegiornale non mi aspettavo di più. Arriva il risotto sotto una campana di vetro, il cameriere indossa una specie di giacca bianca lunga fino a metà coscia con gli alamari dorati. Il risotto è ottimo, un pochino all’onda come piace a me, almeno una cosa non è cambiata. Non ho un pigiama, non ho una maglietta, non sono abituato a dormire nudo. Per fortuna c’è un altro accappatoio asciutto.

Domani dovrò comprare qualche altro indumento. Lo spazzolino ha una forma strana e il dentifricio è in polvere, al gusto di salvia, gradevole però. Dormo facendo strani sogni. Il com mi parla in una lingua strana musicale, che però in qualche modo capisco. Mi sveglio all’improvviso nel cuore della notte, la voce disincarnata del com mi avvisa di un pericolo. Mi vesto in fretta, caccio in tasca i calzini e meccanicamente chiedo dove andiamo.

Dove vuoi

E’ la risposta.

– Ovunque via da qui. –

Mi sento come sollevare e nello stesso tempo spostarmi, come in assenza di peso e la camera diventa trasparente… Entrano in silenzio due uomini e una donna che va a toccare subito il letto.

– E’ ancora caldo lo abbiamo perso per poco. –

Non mi hanno visto, forse sono trasparente come la camera. Escono in silenzio come sono entrati.

Torniamo?

– sssì –

Tutto torna reale e tangibile. Ho bisogno di spiegazioni, non posso tornarmene a dormire come se niente fosse.

– Dove siamo andati? –

Da nessuna parte. Ho interpretato la tua richiesta, come una necessità urgente di nascondersi e mi sono messo, voi direste a cavallo, tra due piani. Costa un sacco di energia, da qualche parte degli universi, ma quello non è ancora un problema.

– Non avevo la minima idea che si potesse fare una cosa simile. –

Sono molte le cose che il genere umano non conosce.

– Perché tu a che genere appartieni? –

Io sono un servitore, creato quasi un milione di anni fa, per fare da assistente ai Viaggiatori.

Rimango per quasi un minuto con la bocca aperta come un pesce fuor d’acqua, per digerire l’ultima pillola.

continua…

Il Viaggiatore – 3° puntata


mia grecia piccolaby MarcelloCividini

Quasi tutti gli uomini indossano una specie di giacchino sciancrato senza colletto, quattro tasche e pantaloni attillati. Entro in un negozio, magazzino? Guardo i modelli sui video e appoggio le mani sulla tavola. In mano ho però questa volta il mio… com… il tavolo tace, scelgo un modello di colore blu, carta da zucchero, camicia azzurra, doppia biancheria, calze e scarpe, una voce scaturisce dal piano.

il totale è 12,70 fiorini oro, procedere alla cabina di misurazione.

Fiorini? Non mi stupisco più di nulla, dove sarà la cabina? Cerco sulla parete in fondo, dietro alla tenda ci sono un paio di panche e una sola cabina, mi sembra. E’ una cabina tonda luminosa e semitrasparente, occupata da una giovane dai lineamenti banali. Quasi non li vedo perché è in sostanza nuda. Bel fisico, gira su se stessa con le braccia prima in alto e poi stese sui fianchi. Quando girando incontra il mio sguardo mi sorride. Io resto imbambolato con la bocca aperta e farfuglio qualcosa simile alle scuse, mentre mi ritiro oltre la tenda in attesa. Dopo qualche minuto in cui io girovago tra gli schermi tavolo, lei fa capolino con un vestito rosso fiammante. Mi sorride ancora ed esce. Beh almeno questa non m’insulta. Entro nella cabina e una voce elettronica mi fa:

è necessario spogliarsi prima di prendere le misure…

Esco mi levo giacca, pantaloni e camicia e rientro.

è necessario spogliarsi prima di prendere le misure… lasciare il com fuori della cabina…

Ripiego tutto accuratamente sulla panca, nascondo il mio com in una scarpa, è la cosa più preziosa che ho. Rientro nella cabina luminosa in calzini e mutande …bagnate, sono solo in un’altra dimensione. Se non fosse tragico ci sarebbe da ridere.

alzare le braccia

La piattaforma gira.

abbassare le braccia lungo i fianchi… misurazione terminata … può ritirare il suo completo farsetto, pantaloni e accessori, confezionati su misura fra un’ora.

Mi rivesto penosamente ed esco, faccio il giro dell’isolato. Non voglio farmi notare più del necessario intanto che aspetto. Ci sono un sacco di canali in questa Milano. Le auto sulla strada sono silenziose, penso siano elettriche, di due colori, la maggior parte gialle e poche bianche. Questo palazzo, con tutti questi cinesi che vanno e vengono con borse e sacchetti forse è un albergo, seguo il flusso ed entro. Sì dovrebbe essere un albergo o qualcosa di simile. All’interno in un corridoio s’intravvedono stanze/negozio piene di schermi video che mostrano gioielli. In fondo una porta si apre e vedo quello che cercavo spasmodicamente solo un’ora fa. La mia idea era giusta.

Mi piacerebbe anche sedermi sui divani dell’ingresso, ma con i pantaloni bagnati non sarebbe gradevole, né per me né per i divani. Con calma esco per far passare il tempo di consegna, è incredibile che siano appena le tre del pomeriggio. Intanto che aspetto cerco i posti dove la gente va a mangiare e ne scopro un paio di probabili. Uno con un’insegna che raffigura una melanzana e un peperone rosso, sarà un vegetariano piccante? L’altro una rassicurante pizza. Ah! Ce n’era anche uno con due pesci incrociati che non era un pescivendolo, ma era una cappella di non so quale religione. Ritiro la mia roba e torno all’albergo.

All’ingresso nessuna reception, solo l’onnipresente piano/schermo con le scelte video. Ho preso una camera che costa un fiorino al dì, pagato con il com. Salgo al quindicesimo. Vado subito in bagno, lascio cadere i vestiti sozzi per terra e mi fiondo nella doccia. E’ già la seconda doccia oggi, pensiero buffo. Ci passo almeno mezz’ora, ho la testa in subbuglio ma lascio con pazienza che l’acqua sciacqui via anche l’ultima umiliazione. Mi avvolgo nel bianco accappatoio di un tessuto assorbente a nido d’ape che non so riconoscere. Mi sdraio sul letto e faccio il punto. Prima i lati positivi. Sono tutto intero e ho vestiti nuovi, un mondo nuovo da esplorare, un conto spese apparentemente illimitato. In compenso non ho la minima idea di come tornare a casa, le informazioni sul mio “amuleto” e chi me le può dare sono fuorilegge, non ho idea da dove vengano i soldi per pagare i miei conti, non so come funziona questo mondo e ho fame.

Devo muovermi a piccoli passi, vestirmi e provare a farmi una pizza. Mi rimiro nel nuovo vestito. Mi sembro inconsueto, ma la giacca sciancrata mi dona. Le scarpe sono morbidissime, la camminata elastica. Memore di Marco faccio un pacco dei miei vestiti vecchi e li porto fuori con me. Mentre mi dirigo dal pizzaro, getto il mio pacco in un cestino della spazzatura pneumatico. Il locale è semivuoto, data l’ora. Entro e una cameriera in carne ed ossa mi chiede se voglio una delle pizze loro specialità, fiorentina, colombiana o milanese.

– Nnn… non c’e la napoletana? –

– Se proprio la preferisce la ordino subito, cosa beve bianco o rosso? –

– Stavo per dire birra ma, mormoro bianco. Mi siedo su di uno sgabello alto, parecchio scomodo. Volevo passare inosservato, ma noto che la cameriera confabula indicandomi con la testa, poi sorride. Mi rassicuro e guardo intorno. Il locale è pulito e profuma di pane appena cotto, lo stesso profumo che si sentiva fuori, forse marketing olfattivo per attirare i clienti. La mia ordinazione arriva veloce. Una bella pizza, alta quattro centimetri e larga venti, piena di formaggio fuso e ricoperta di fettine di patata, rucola, formaggio grattugiato, con fiocchetti di burro che stanno ancora finendo di sciogliersi. 😦 Faccio per protestare, ma qualcosa nel retro del cervello mi ferma.

– Non sarebbe nella lista, ma non essendo nell’ora di punta, il nostro pizzaiolo napoletano l’ha fatta apposta per lei. –

E mi lancia un sorriso. Attacco l’obbrobrio con un po’ di patema, ma il mio stomaco brontola. Non è male, sarà un mattone, ma tanto ho sempre avuto difficoltà a digerire la pizza. Sarei curioso di provare quella fiorentina… meglio un passo alla volta. Devo trovare un trattato di storia, finora non ho visto neanche un libro e un solo giornale in e-paper. Pizza e vino mi costano cinque pezzi che liquido appoggiando il mio com sulla piastra del negozio. Ci saranno le mance… boh?

Giro l’angolo e mi trovo in Piazza del Duomo. Mi fa un effetto strano, in piazza c’è l’acqua e un po’ di barche dalla forma insolita. Il Duomo stesso mi pare leggermente diverso da quello che conosco, non so, qualche statua in più o in meno. Metto una mano in tasca e richiedo al mio com le coordinate per la biblioteca. Non è la stessa di prima, ma sempre sottoterra. Qualche giovane in fondo alla sala fa casino e ridacchia. Mi siedo ad un tavolo con lo schermo di ricerca e scelgo storia. La Grecia, Giulio Cesare, Carlo Magno, Cristoforo Colombo… millequattrocentonovanta scoperta della Colombia… spedizione finanziata… da Lorenzo il Magnifico con due caracche… la Bianca e la Nannina… ecco dove c’è stato lo split… ecco perché la moneta è il fiorino. Allora gli spagnoli?

Salto le schermate per andare alla geografia politica… mi è subito evidente il nord Amer… no Colombia? E’ pieno di città dai nomi noti Genova, Novaroma, Florentia, Nova Pisa, Venetia, Augusta Bononia… resto di stucco. Sembra quasi una storiella inventata su misura per intrigarmi, ma sono qui in carne ed ossa. Gli inglesi e i francesi si dividono il freddo nord della Colombia settentrionale, Spagna e Portogallo il sud del continente. Venetia domina le coste slave fino alla Grecia e al mar Nero. Cina e India hanno i confini un poco diversi, ma sono sempre lì. Mancano all’appello un sacco di paesi e ce ne sono tanti altri nuovi, che tengo per quando avrò più tempo.

Questa deve essere una mania di noi Milanesi… Avere più tempo. Non ho più nessuna scadenza, almeno che io sappia, se non la rata mensile dell’automobile che non uso quasi mai, nella Milano 709D, ormai lontana chissà quanto. Anche mia moglie e i miei amici sono più lontani di un milione di anni luce. Cosa posso fare di più? Allora perché corro? Sarà perché la vita negli ultimi anni mi ha insegnato a fare così. “Early bird catch the worm”, dobbiamo sempre correre prima degli altri per prendere il vermetto al posto del nostro concorrente.

Già Orazio ci ammoniva di afferrare il giorno, di non perdere nemmeno una stilla di quanto il tempo ci regala. Allora il mio principio adesso potrebbe tornare ad essere il “Carpe Diem” che mi piaceva tanto? Deciso, farò così. Soddisfatto della mia risoluzione mi rilasso e mi appoggio al morbido schienale della poltroncina. Quello che ho imparato oggi mi basta, esco dal sotterraneo e ritorno in piazza, quella del Duomo naturalmente.

continua…

Marketing Sovversivo – premessa


mia grecia piccola by MarcelloCividini

Premetto che questo è un saggio di marketing, se vi sembra barboso tornate alle pagine dei racconti o dei romanzi non vi voglio tediare. 😉

Difficile che abbiate sentito parlare di me. Tranne qualche centinaio di addetti ai lavori nel mio settore e altrettanti studenti che hanno seguito i miei corsi, pochi mi conoscono al di fuori del mio mondo.

Da un sacco di anni lavoro nel “marketing” anche se il 99 % della popolazione mondiale, compresa mia madre, non sa neanche cosa sia.

La cosa più straordinaria è che la stessa percentuale di ignoranza si estende anche alle elites dei politici e dei giornalisti.

Per non parlare dell’ignoranza e dei preconcetti dei politici, della magistratura, delle professioni liberali e perfino degli insegnanti. Eppure metà di quello che tutti spendiamo, va a finire nel concetto allargato di Marketing.

E’ bene o male il marketing che provvede a pagare gli stipendi di metà della popolazione dei paesi industrializzati. Perfino l’industria farmaceutica spende in Marketing una cifra doppia di quella dedicata alla ricerca.

Scriverò quindi un libro per pochi, anche se i risvolti di quello che scrivo hanno toccato praticamente tutti. Cercherò comunque di essere chiaro e magari di far nascere a qualcuno la voglia di accostarsi a questa materia vastissima e piena di sorprese.

Inizierò con le definizioni accademiche.

Philip Kotler definisce il marketing ‘Satisfying needs and wants through an exchange process’ [1]

Il dizionario del marketing dice “The act or process of buying and selling in a market.[2]

P.Tailor di http://www.learnmarketing.net suggerisce che ‘Marketing is not about providing products or services it is essentially about providing changing benefits to the changing needs and demands of the customer.’ [3]

The Chartered Institute of Marketing definisce il marketing come ‘The management process responsible for identifying, anticipating and satisfying customer requirements profitability.’[4]

Zeithaml and Zeithaml (1984) identificano la responsabilità del marketing come fattore di evoluzione e cambiamento del mercato.

Simmonds (1986) fa notare che i ‘Marketers are engaged in a process of identifying change opportunities and inducing continual change in their organizations and, by extension, the marketplace’.[5]

Hamel and Prahalad (1994) discutono sul “marketing’s role as one of leading rather than following customers and helping the firm to <escape the tyranny of the served market>”.[6]

La mia definizione personale è meno sistemica e fa così.

“Mettere in moto il cervello per vendere qualche cosa a qualcuno”.

Qui si alzano subito acuti lai. I markettari protestano che non vogliono confondersi con “quelli delle vendite”. “Quelli delle vendite” dicono che sono arrivati prima loro. Ma ragioniamo un po’, cosa sarebbero i colleghi delle vendite se non esistesse il marketing e quindi non esistessero le Marche?

Venderebbero sacchi di farina, pezzi di lardo, barre di ferro per i fabbri, vino sfuso, yogurt e miele nei mastelli, dinamite e munizioni. I vestiti si farebbero dal sarto e i mercati rionali o gli ambulanti sarebbero il canale di vendita principale.

Tutto a livello  locale perché i mezzi di comunicazione, non sostenuti dagli investimenti dalle Marche sarebbero a livello primordiale per la stampa e la televisione avrebbe solo 2 canali per 8 ore al giorno. Quindi markettari, non sentitevi sminuiti, “quelli delle vendite” senza tutti i canali che abbiamo inventato noi (o di cui abbiamo stimolato l’invenzione) sarebbero poca cosa e non avrebbero potuto sviluppare la loro moderna professionalità.

In tutti questi anni ho gestito direttamente o indirettamente più di duemila operazioni di “marketing” della sottovarietà Communication. Ho con i miei colleghi di allora Carlo Kauffmann, Aldo Pontremoli e Giampaolo Bonizzi, organizzato un Galà Mondiale per L’Unicef nel 1972 con Peter Ustinov.

Ho progettato e prodotto con la mia socia del tempo Lella Carbone, 120 milioni di scatoline di sorprese nelle merendine del Mulino Bianco nei primi anni ’80.

Sono passato dai gadget del Corriere dei Piccoli in compagnia di un Ferruccio De Bortoli praticante giornalista e Alfredo Castelli massimo esponente dei Comics italiani, al campionato italiano di sci juniores ed al Corrierino Club.

Vi ho commosso con milioni di lettere di raccolta fondi, che vi sono arrivate puntualmente in casa per conto di varie Agenzie delle Nazioni Unite, Unicef, Unesco, Alto Commissariato per i Rifugiati, Croce Rossa etc.

Ho progettato e prodotto profumi e cosmetici naturali per le riviste femminili, ho addirittura coltivato e fatto essiccare un milione di quadrifogli per le letterine fortunate di Selezione del Reader’s Digest.

Ho fondato, fatto crescere e venduto ad Omnicom un’agenzia di Direct Marketing (altro sconosciuto) ancora tra le più grandi agenzie italiane del settore, la Rapp & Collins. In questo mestiere insomma, ne ho fatte di cotte e di crude.

Nel corso della lettura che spero piacevole, più che parlarvi delle mie idee cercherò di mostrarvi come sono nate le idee degli altri.

Lo scopo ultimo è solo il divertimento della conoscenza. Il mio a scrivere ed il vostro spero, a leggere.

E se questa lettura vi farà nascere qualche idea nuova, non dite a mia moglie che ve l’ho fatta venire io.

Ognuno può inventare il suo “Marketing ………………. ”.

Mettete il nome che volete al posto dei puntini.

Devo quindi prima spiegarvi cosa intendo io per Mkt  …sovversivo…

Se un’azienda lancia un prodotto completamente nuovo come il personal computer o il telefono cellulare o la scopa Swiffer è ovvio che stravolga il mercato di riferimento. Non intendo parlare di questi argomenti perché in questi casi si tratterebbe di “marketing normale” per il lancio, mai facile, di un’evoluzione o rivoluzione tecnologica.

Per Mkt Sovv intendo la messa in pratica, voluta o anche accidentale di una nuova catena del valore. Includo anche solo il ridisegno del flusso della catena del valore di un processo esistente. Un cambiamento che comporta uno snellimento o un aumento della quantità di informazione che il prodotto o servizio in esame porta con se.

Si tratta spesso di un’idea semplice, un uovo di Colombo, una di quelle idee che potremmo avere tutti. L’unico problema è quello di averle al momento giusto, proprio di fronte al problema che qualcuno, con la possibilità di decidere, si è posto.

Inutile che vi lambicchiate il cervello a freddo per trovare l’idea nuova di marketing.

Fatevelo dire da uno che ha campato vendendo idee da quando andava a scuola.

Ah! L’idea purtroppo vale poco, ammesso che a qualcuno interessi.

Da sola vale al massimo il 5% di un risultato (naturalmente solo in caso di successo).

Gran parte è fatica, il resto è incrollabile fede, per affrontare tutti gli ostacoli ed i trabocchetti che il sistema mette in atto per opporsi ai cambiamenti. Il mondo non sarebbe quello che conosciamo, se pochi coraggiosi non avessero lottato fino allo stremo per le loro idee.

Niccolò Machiavelli già 5 secoli fa lo aveva notato e lo lasciava ai posteri nel Principe:

E debbasi considerare, come è non è cosa più difficile a trattare, né più indubbia a riuscire, né più periculosa a maneggiare, che farsi capo a introdurre nuovi ordini. Perché lo introduttore ha per nimici tutti quelli che delli ordini vecchi fanno bene, e ha tepidi difensori tutti quelli che delli ordini nuovi farebbono bene. La quale tepidezza nasce, parte per paura delli avversari, che hanno le leggi dal canto loro, parte dalla incredulità delli uomini: e quali non credano in verità le cose nuove, se non ne veggano nata una ferma esperienza.”

Esistono ostacoli d’ogni tipo, in parte sono i paletti messi da quelli che hanno avuto successo prima di voi. Li hanno costruiti più o meno consapevolmente per proteggere il loro business. I più difficili da superare sono incastonati nella struttura stessa della società e rimuoverli costa una fatica indescrivibile. Non pretendo di elencarli tutti, la sola lista richiederebbe un’enciclopedia.

Per quanti se ne possano elencare, la nuova specie umana emergente, l’homo burocraticus, che sta soppiantando quasi ovunque l’homo sapiens, lavora alacremente per crearne di nuovi.

Non sono uno psicologo, ma dopo tante letture nel settore ho deciso di rifiutare tutte quelle teoria strampalate e/o intelligenti ma conflittuali tra loro e seguire una mia intuizione di tanti anni fa. Tra l’altro trova conferme nelle nuove teorie portate avanti dal creatore/fondatore di Palm e HandSpring, Jeff Hawkins, che ora sta lavorando su un’avanzata concezione del cervello umano per disegnare una nuova classe di computerI[7].

Qui vi passo la nuova idea, da 5 centesimi al chilo.

Le ricerche mediche ci dicono che il nostro cervello consuma un quinto di tutto il glucosio (energia) consumato dal corpo umano. Cambiare un’abitudine costa fatica, se non siete giovanissimi ricordatevi quanto tempo avete tenuto il computer sul tavolo senza nemmeno accenderlo, e ora non potete farne a meno.

Quindi, per un semplice fatto di risparmio energetico, il cervello umano si oppone al fatto di dover pensare.

E’ più semplice dire di no, ecco che persino nei brainstorming (le riunioni che si fanno per trovare nuove idee) ci sono sempre gli “avvocati del diavolo” che snocciolano tutti i modi in cui un’idea potrebbe andare male. Sono loro i veri nemici del progresso. Spesso sono truccati da collaboratori e danno i loro cattivi consigli, perché hanno inconsciamente paura che cambiando qualcosa il loro “posto” divenga meno sicuro.

Un’abile variante del dire di no sono le tattiche dilatorie, come la maggior parte delle ricerche di mercato. Si aspetta il risultato che ci mostra quasi sempre, dopo mesi, quello che già sapevamo. Pur di non decidere, pur di non prendersi responsabilità, si fa passare il tempo con tutti i trucchi mentali inconsci possibili.

Il cervello, invece che “utilizzare” molta energia per collegare in un modo diverso i neuroni, passa in rassegna i vecchi schemi, già collaudati, per ridurre al minimo il consumo di glucosio.

Per avere, e poi realizzare, l’idea giusta, dovete prima conquistare la fiducia di chi dovrà valutarla. Come quando Luciano Benetton stanco di produrre maglioni dai colori sbagliati, decise di far tingere i maglioni finiti, invece di far tingere il filo prima della confezione. A dirlo sembra pure semplice, ma pensate che le attrezzature per tingere il filo si dovevano buttare. Che maglie e maglioni dovevano essere prodotti tutti insieme, mesi prima e poi tinti in nuovi impianti creati ad hoc, in base alle ordinazioni dei colori indicati dai negozi campione. Questi, collegati in rete, segnalavano le tinte che il consumatore volubile sceglieva sul punto vendita. Prima che i competitors se n’accorgessero, la Benetton aveva aperto migliaia di negozi in tutto il mondo.

E’ difficilissimo cambiare il gioco. Il vecchio sistema, i vecchi metodi, sono durissimi da sconfiggere. Tutti abbiamo visto manager e lavoratori ad ogni livello, difendere con i denti procedure obsolete anche in condizioni di mercato disastrose.

Caso clamoroso fu il crollo protratto per dieci anni, delle compagnie aeree tradizionali, che nonostante esistessero prove inconfutabili della loro inefficienza, rifiutavano qualsiasi possibilità evolutiva fino al fallimento. Guardate l’Alitalia!

Qualcuno mi ha anche detto che sovversivo è un termine  negativo.

Dipende dai punti di vista.

Se siete educazionalmente conservatori, sovversivo è un brutto attributo come: sinistro, improbabile, anticonformista, sognatore, visionario, risk-taking, etc.

E’ vero che che la crisi economica ci ha insegnato a non prendere troppi rischi, ma è stato dando retta agli immobilisti e ai pusillanimi che mille buone idee sono finite fuori dal mercato.

Certamente occorrono anche dei grandi manager che si prendano il rischio di cambiare. Senza quest’ingrediente fondamentale, il mercato rimarrebbe sempre lo stesso, con i consumatori a fare il bello ed il cattivo tempo di tutti i prodotti secondo cicli storici.

Il cambiamento deriva più dal coraggio e dall’intuito, che dalle grandi scoperte ed è quest’aspetto che voglio evidenziare in questo saggio.Vorrei anche cercare, quando possibile, il nome di chi è stato a proporre il cambiamento o il fatto che l’ha fatto scaturire.

Tenterò anche un’organizzazione della materia, dovrò inventarmi una classificazione, vedremo cosa ne esce. Ci sono ideee di marketing impossibili da categorizzare come quella partita da uno Strip Club di Dallas una quindicina di anni fa e copiata ormai da 2.700 locali di Strip tease in USA. Tutte le transazioni sono in contanti ed il resto viene sempre dato in biglietti da 2 dollari. Il biglietto da 2 dollari è raro e nessuno vuole averlo in tasca, cerca di spenderlo subito, lo lascia volentieri di mancia, se lo vedesse la vostra fidanzata negli USA capirebbe subito la sua provenienza. Quando l’improvvisa richiesta del dimenticato taglio da 2 dollari arrivò alla banca centrale gli impianti erano ormai arrugginiti. Il flusso di questa banconota continua ad aumentare ed è la prova dell’inconfessato amore degli americani per le tette al vento.[8]

In una società così complessa come la nostra il semplice fatto di “mettersi in proprio” esige una buona dose di fegato e una capacità di far fronte all’imprevisto fuori dal comune. Direi che chi si mette in proprio è affamato, disponibile a consumare più risorse mentali degli altri. Accomuno i manager d’alto bordo a chi lavora in proprio, perché anche i manager corrono gli stessi rischi, se non dimostrano di saper lavorare bene rimangono a bocca asciutta.

Considero di appartenere a quest’elite di affamati che distingue una piccola parte della popolazione mondiale.

Siamo noi, gli affamati di tutto, a muovere il mondo.

Gli altri si limitano a dire qualche volta sì o molto più spesso a dire di no.

continua…


[1] Soddisfare bisogni e desideri attraverso un processo di scambio.

[2] L’’atto o il processo di comprare e vendere in un mercato. Dictionary of Marketing Terms, Jane Imber and Betsy-Ann Toffler, Barron’s Educational Series, Inc.

[3] Il Marketing non è fornire prodotti e servizi, ma essenzialmente fornire un cambio di benefici adattati ai cambiementi dei bisogni e delle richieste dei clienti.

[4] Il processo di gestione responsabile dell’identificazione, anticipazione, soddisfazione della domanda dei consumatori in modo profittevole.

[5] Gli operatori del marketing sono conivolti nel processo di identificazione delle opportunità di cambiamento e inducono un’evoluzione continua delle aziende e dei mercati di riferimento.

[6]  Il ruolo del marketing è più di indirizzare che seguire i consumatori per contribuire alla <fuga dalla tirannia del puro servizio>.

[8] Dalla rivista $pread (primavera 2007) organo dei lavoratori del sesso americani.

Marketing Sovversivo


mia grecia piccolaby MarcelloCividini

Venti storie che hanno cambiato i mercati

Cover MKT sovvPer “marketing sovversivo” s’intende la messa in pratica di una nuova catena del valore, incluso il ridisegno della catena stessa per un processo esistente: un cambiamento che comporta uno snellimento o un aumento della quantità d’informazione che il prodotto o servizio in esame porta con sé.

Ripercorrendo le venti esperienze che il volume contiene si rimane affascinati dal coraggio e dalla caparbietà che i protagonisti hanno dimostrato nel portare a compimento l’obiettivo che si erano proposti di raggiungere.

C’è molto da imparare da questa lettura e, proprio nella fase critica che stiamo attraversando, le storie di successo qui presentate possono agire come stimolatori per incoraggiare idee innovative e per riattivare processi virtuosi in una economia che, mai come ora, ha bisogno di nuova linfa vitale:


1. 
Contro i monopoli – RMI: la prima radio pirata italiana
2. Diversificare o soccombere – BSN Danone: dalle lastre di vetro all’anticolesterolo
3. Ho un’idea – Geoxle scarpe ? …bucate
4. Grandi visionari – Sir Richard Branson: Virgin Music, Virgin Store, Virgin Airlines, Galactic, ecc.
5. Cambio di canale – Calzedonia: basta con la vecchia mercanzia
6. Sovvertire gli ingredienti – Dietorelle: no sugar more profit
7. Il grande sogno – Club Mediterranée: il sogno comunitario
8. Qualità maniacale – Oakley: ripensare gli occhiali
9. Incrollabile volonta – Federal Express: giocarsi tutto
10. Sovvertire il packaging – Parmalatil primo pomodoro in Tetrapak
11. Faccio solo una cosa, ma benissimo – Giovanni Ranala pasta col nome del creatore
12. Ispirarsi (copiare bene) dall’estero – Melinda: la mela con la marca
13. Ispirarsi (copiare bene) dall’Italia – Starbucks: leader del caffè
14. Non ci credeva nessuno – Burghy: come McDonald’s partendo da GS
15. Ritorno alle origini – Camper: scarpe?
16. Il successo arriva con l’esercito – Eddie Bauer: dai sacchi a pelo per dormire asciutti…
17. Principio di scarsità – Swatch: nasce dalla crisi dell’orologio svizzero
18. Sovvertire il prezzo – Zara: delocalizzare la produzione?
19. Sovvertire tutto – PayPal: sovvertire la banca
20. Quasi per caso – Pony Express: le PPTT non erano contente

Pubblicherò sotto  “storie di marketing” le 20 storie di questo libro, se avrete la pazienza di seguirmi.

Il Viaggiatore – 2° puntata


mia grecia piccolaby MarcelloCividini

Guarda che tipi s’incontrano oggi, sarà meglio tornare alle vecchie abitudini e non dare confidenza ai tipi strani. Effettivamente il sole sembra più caldo. Respiro profondamente allargando le braccia ad occhi chiusi. Ok, torniamo a casa a guardare la posta elettronica.

Attraverso la strada silenziosa… silenziosa? Dove sono finite le macchine? Ho sempre portato gli occhiali e la mia visione reale del mondo è limitata a pochi metri, ma le ombre più distanti mi sembrano molto più alte. E l’aria è così sottile, come nelle giornate ventose d’inverno, tiepida però. Giro l’angolo e dopo pochi metri trovo un muro.

Mi giro perplesso, non sarò mica rincoglionito così di colpo, da non trovare la strada di casa. E’ così che si manifasta l’Alzheimer, senza preavvisi? Possibile che di colpo non riconosca neanche una delle vetrine della mia via? Vetrine? Qui c’è una superficie di materia dura ed elastica allo stesso tempo, sembra silicone indurito. Giallo a righe nere… Pericolo… un codice universale a ricordare i colori delle vespe, forse è meglio che mi tolga da qui. Non faccio nemmeno a tempo a voltarmi e un’apertura si spalanca mentre un grosso veicolo a strisce gialle e nere sfreccia fuori, passando a pochi centimetri dal mio piede che evita miracolosamente lo spiattellamento. Cosa mi succede, devo chiedere aiuto a qualcuno, devo farmi accompagnare a casa? Mi rivolgo ad una giovane donna vestita di viola con i capelli rasati:

– Scusa non ci vedo bene, dove siamo? –

– Scouzza sarai tu, vecchio scem –

E tira dritto lanciando improperi senza neanche darmi il tempo di ribattere. Cammino piano per qualche minuto con un lieve senso di stordimento, sul marciapiede alto. Provo con un altro passante, una donna con qualche anno in più e i capelli nerissimi e corti:

– Buongiorno, per piacere potrebbe dirmi in che via siamo? –

Mi guarda stralunata indicando una direzione con la mano e dice:

– Kastello –

In effetti, scorgo da lontano una sagoma nota, ma devo camminare ancora un bel mezzo chilometro prima di distinguere la torre del Castello Sforzesco e fa caldo. Toh! Non lo sapevo, hanno riempito di acqua il fossato. Così sta proprio bene, con le mura riflesse nell’acqua ferma. Come sono arrivato fino a qui? Sarà già la demenza senile o una forma di Alzheimer intermittente?

Vado dritto in via Dante e… c’è l’acqua. Alcuni battelli dalle forme moderne sono attraccati alle rive. Sembra Venezia… con palazzi di vetro però. Seguo come in tranche un gruppo di persone chiassose, eleganti, vestite di scuro. Non capisco una parola di quello che dicono, sembrano cinesi, però molto più alti. Entrano in un grande magazzino, scale mobili in tondo, senza gradini. Musica soffusa, elettronica penso, che imita un carillon. Si dirigono verso un banco di alluminio, trafficano un po’ e ciascuno ha in mano un bicchiere con qualcosa dentro. Vado anch’io al bancone. Il piano è uno schermo piatto che raffigura un’infinità di bottiglie e bicchieri decorati con frutta, gelati, ombrellini, ecc. L’avevo visto in un film, scorro le mie mani sul piano e le immagini si muovono in sincronia con le mie mosse.

rivela il sistema di addebito

Una voce suadente e strascicata scaturisce dal piano.

– Stavo solo guardando – Farfuglio…

accettiamo tutti i com, prego specificare

Tolgo le mani dallo schermo e quello zittisce. La rivelazione arriva e mi colpisce in modo quasi fisico, traballo e mi appoggio al tavolo.

A scuola un sacco di anni fa, durante le ore di lezione, per passare il tempo senza annoiarmi, leggevo romanzi di fantascienza. Se non sono rinscemito all’improvviso sono a Milano2 come diceva Marco, seppure quello era il suo nome. Milano2 di un universo parallelo. Cosa faccio ora? Mia moglie, la mia famiglia… gli amici… la casa ? Sul tavolo un foglio dimenticato cambia immagine appena lo tocco… solo i titoli niente testo… inaugurata la festa dei Navigli… la delegazione Mongo completa l’acquisto delle Aziende Energetiche Italiane… firmato il trattato a Florentia…

Devo ragionare alla svelta, devo tirare fuori quelle palle che ho lasciato addormentare. Che numero di piano aveva detto il sedicente Marco? In genere mi ricordo facilmente i numeri, 709 ma che lettera? T? mmm… prima aveva detto qualcos’altro… hex… ah si hex, esadecimale, allora non può essere T sarà D, 709D. Dovrei presentarmi alle autorità? E che storia racconto?

Devo trovare la biblioteca. Infilo la mano in tasca e trovo il maledetto amuleto scintillante di titanio o qualche altro cazzuto metallo prezioso. Lo scruto come se potessi vederne l’interno, ha una fila di sedici forellini su ogni facciata. Ognuno lampeggia con ritmi e colori differenti. Lo porto vicino alla bocca con circospezione e mormoro… Milano 709D. Niente. Forse lo devo dire più forte, mi guardo intorno e riprovo. Nulla. Un’idea… un’idea, una volta ne avevo un casino, provo a dire…

– Dove sta la biblioteca? –

Sento una vibrazione, quasi una voce che non viene da nessuna direzione, la sento risuonare dentro la mia testa.

esci e gira a sinistra

E’ il comunicatore, mi guida, ho chiesto e ha risposto. Esco più sollevato con il giaccone sul braccio. Nessuno nella strada ha il soprabito e Marco l’ha buttato via subito, nel cestino della spazzatura. Ma è mio, della mia dimensione, cosa ho d’altro? Il portafogli, le chiavi di casa, monetine, orologio, fazzoletto, una pila tascabile al litio modello C.S.I., l’iPhone. Lo accendo, aspetto la rotellina che gira, gira, gira, non trova nessun gestore. Non lo getto perché l’ho pagato un casino, solo per fare invidia agli amici, ma mi sento ancora più stupido.

Seguo le istruzioni del mio Com… come ha detto la voce del tavolo del bar? Accettiamo tutti i com. La prossima volta provo se questo è un com accettabile per pagare. Mi aspettavo che la biblioteca fosse un palazzo pieno di libri, invece è un sotterraneo con tavoli video. E’ semivuoto e nessuno mi chiede nulla. Mi siedo e scorro gli innumerevoli argomenti proposti senza trovarne uno che faccia al mio caso. Provo con la ricerca… ma qui non hanno Google? Sembra di no. Una parte del tavolo rappresenta una tastiera, strana, ha tutte le lettere, anzi di più e anche le sillabe più usuali. Faccio parecchi errori di digitazione, ma il tasto di ritorno è ben visibile. Compito

– Universi paralleli –

soggetto non trovato

– Fisica dimensionale –

soggetto non trovato

– Viaggi dimensionali –

soggetto non trovato

– mondi paralleli –

soggetto non trovato

– Comunicatore interdimensionale –

– Bingo! –

Dispositivo immaginario che consentirebbe il passaggio tra differenti piani dimensionali. Secondo le teorie di Paul Mharkovitz, esistono punti di risonanza tra detti presunti piani. L’eccitazione di un campo dinamico di sufficiente potenza, potrebbe consentire il passaggio da un piano all’altro. Il suddetto Paul Mharkovitz è tuttora ricercato per truffa e sottrazione di fondi ai danni dell’Università di Losanna. Chiunque avesse informazione sul soggetto è tenuto ad informare la Milizia. La documentazione riguardante le sue teorie ed esperimenti è stata sequestrata e considerata fuorilegge.

Mi guardo attorno affranto, ma comunque circospetto. Forse mi conviene alzarmi ed andarmene subito. Non sono mai stato paranoico, ma qui il mio istinto di sopravvivenza è sicuramente in stato di allerta. Esco velocemente e mi allontano di qualche isolato. Cerco i negozi, ma non vedo vetrine, ci sono poche scritte e tante immagini. Ci sono tante pareti di vetro e all’interno, schermi video sottilissimi e semitrasparenti, verticali e orizzontali come al bar.

Mi scappa tantissimo di orinare, stamattina ho preso la mia pillola per l’ipertensione… Dove lo trovo un cesso? I bar, non riesco a distinguerli, forse un albergo, i miei vestiti strani darebbero meno nell’occhio. Mi scappa già da un paio d’ore e ho fatto di tutto per trattenermi. Un dolore sordo e pungente al basso ventre, m’impedisce ormai di pensare. Come trovo un albergo in una città senza insegne scritte? Girovago come un disperato ancora per qualche minuto e poi succede l’irreparabile.

Mi piscio addosso, sorrido per la meravigliosa sensazione di liberazione, come un cretino, mentre procedo a piccoli passi per non farmi vedere. I miei liquidi scivolano caldi all’interno delle gambe e poco dopo… freddo, bagnato, puzzolente, vergognoso. Non mi era più successo dai tempi della culla. E pensare che a Milano 709D stamattina, non avevo idea di cosa fare oggi. Indosso il giaccone per coprire, almeno visivamente, le appariscenti macchie umide. Per prima cosa ho bisogno di cambiarmi.

continua…

per non perdere neanche una puntata clikka sul pulsante che trovi nella colonna di sinistra ;)   Schermata 2013-04-10 alle 15.16.31

Il Viaggiatore – 1° puntata


mia grecia piccolaby MarcelloCividini

La fortuna aiuta le menti preparate

martedì 16 nov

– Se mi paghi da bere ti racconto una storia… –

Non mi piacciono quelli che chiedono la carità, i postulanti e gli ubriachi men che meno. In vita mia non ho mai passato il segno e i deboli mi fanno magari pena, ma cerco di evitarli. E poi questo ha un accento strano. Ho un sacco di roba da fare oggi. Cancello la sua immagine e mi prendo il mio cappuccino Illy, con cacao e un kipfer alla crema. Eppure stamattina, mentre sciacquetto in bocca il cappuccino, realizzo che qualcosa è cambiato. Mi rendo conto di colpo che in realtà, non avrei proprio nulla da fare. Le cose urgenti sono per domani. Chissà che urgenza poi, devo andare dal medico di famiglia per farmi prescrivere le pastiglie per l’ipertensione. Poi devo andare all’INPS per rivedere il calcolo della pensione, come se potesse cambiare. Devo pagare la trentaduesima rata della macchina, di solito parcheggiata sul marciapiede sterrato. Beh posso anche offrire da bere a quel tizio. Gli apro la porta e dico:

– Allora cosa prende? –

– Non qui in pasticceria. –

Dice lui, questo negozio non è di suo gradimento?

– Andiamo alla privativa dell’ARCI nella prossima via, costa meno e ci si siede al caldo. –

Cammino quattro passi dietro a lui, giro l’angolo e entriamo nel primo portone. Dentro il cortile, tipico della vecchia Milano, una vetrina a quadrettoni di vetro, ormai resi opachi da migliaia di pulizie sommarie, ci accoglie. Puzza di vino e di fumo stantio, un vecchio biliardo Hermelin in fondo alla sala, tanti tavolini quadrati, ma è caldo e tranquillo. I vecchietti che giocano a carte arriveranno dopo. Dopo la visita dal dottore della mutua. Dopo l’aver pagato la bolletta del gas. Dopo aver portato a casa la spesa fatta al mercato rionale.

– Io mi chiamo Marco e tu? –

Fa come fosse il padrone di casa, si toglie un giaccone consunto e spadellato, un Barbour come il mio. Sotto indossa una giacca di velluto a coste verdone, frusta e sdrucita dall’aria vagamente familiare, che in altri tempi doveva aver fatto bella figura nelle vetrine di Corso Vercelli. Mi porge la mano, asciutta e ferma e fa… fa anche il saluto massone. Io non sono massone ma Aldo, un vecchio amico me lo aveva insegnato tanti anni fa. Io lo faccio sempre, automaticamente ed ogni tanto scopro qualche “fratello” .

– Anch’io mi chiamo Marco. –

– Già –

Risponde sottovoce.

– Non per farmi gli affari tuoi, ma quanto pesi? –

Certo ‘sto tipo è proprio fuori, stiamo al gioco.

– Centodieci chili. –

– Ottimo. –

E ordina verso il bar un fernet Branca, a quest’ora è roba da alcolizzati, ma mi sembra sobrio, io prendo un caffè. Si siede ripiegando il giaccone sulla sedia accanto. Un cameriere con i capelli riportati ci serve in silenzio. Chiedo un po’ di latte a parte e mentre il cameriere si allontana, con aria misteriosa e guardandosi in giro mi fa…:

– Vengo da un altro mondo. –

Mi sibila Marco dall’altra parte del tavolino. Si buonanotte, non sarà ubriaco ma è matto di sicuro. Mi viene da alzarmi, poi noto che ha in mano un piccolo aggeggio, sembra un coltellino di acciaio inossidabile, ma più largo. Lo posa sul tavolino con cautela.

– Prendilo, guardalo. –

Mi dice. Lo raccolgo è massiccio, pesante, non vedo nessuna fessura, sembra tra titanio e platino. è più caldo della mia mano, ha una fila di forellini minuscoli che emettono raggi di luce multicolori. Non ho mai visto dei led così piccoli e così luminosi, se sono led… sembrano quasi microscopici laser Sotto la fila di lucine sei simboli, incisi nel metallo come fossero dei caratteri incomprensibili.

– Che cos’è? –

Sono veramente incuriosito.

– Questo è un comunicatore. –

Sono un fanatico dei gadget tecnologici ma, telefonini così piccoli ne ho visti solo in fotografia, penso prototipi unici, in internet. Alcuni laboratori si specializzano in micro-macchine che realizzano in pochissimi esemplari supercostosi per le fiere di settore. Apprezzo la finitura raffinata, opaca da una parte e liscissima dall’altra, di questo gioiello di micro fattura. Mi complimento per la squisita fattura dell’oggetto e Marco aggiunge:

– Se vuoi viaggiare tra i mondi, se ne vuoi davvero uno anche tu, devi venire con me. –

La cosa si fa complicata, ma l’aggeggino che tengo tra le dita e non so nemmeno cosa sia, ha già suscitato la mia cupidigia. Oggi è proprio un giorno fuori dell’ordinario. Marco ingolla il suo fernet, si rimette il soprabito e fa cenno di uscire. Io sono ancora seduto, con la tazzina mezza piena in una mano ed il “comunicatore” nell’altra. Il mio pollice continua a strofinarne la superficie liscia, quasi fosse un ipnoglifo. Poso la tazzina bruscamente e qualche goccia schizza sul tavolino di formica. Mi alzo alla svelta, farfugliando scuse per il caffè versato, pago e seguo precipitosamente il mio anfitrione che già trotta una diecina di metri avanti a me. Attraversa la strada e si avvia in una stradina del parco. Un pallido sole campeggia tra i rami spogli e Marco si siede sulla prima panchina.

– Dammi il comunicatore e siediti, qui. –

Quasi non riesco a staccarmelo dal dito e lui mi fa.

– Allora, come ti ho detto prima, se ne vuoi avere uno anche tu, devi fidarti e venire con me. –

– Venire dove, a fare che cosa?-

Rispondo, sempre sospettoso.

– A Milano2, a casa mia. –

Milano due è lontanino, in pratica Segrate, ma lì le case una volta erano di lusso. Poi cosa ho da fare oggi?

– Andiamo. –

Marco prende il comunicatore lo porta con rispetto alla bocca e dice distintamente.

– Milano2 –

Mi viene da ridere, ma mi viene anche un capogiro. Mi sembra pure di avere più caldo. Marco si toglie il Barbour e fa:

– Qui siamo indietro di due mesi, puoi toglierti il soprabito. –

Lo guardo inebetito e lui si mette a ridere.

– Benvenuto a Milano2 o AE31 come preferisci. Io sono finalmente tornato a casa, tienilo tu questo gioiello, il comunicatore interdimensionale, ci rinuncio adesso è tuo. –

E me lo piazza in mano.

– E grazie per il fernet. –

Fa una palla del giaccone e lo getta in un cestino dei rifiuti che lo risucchia rumorosamente, mentre s’incammina.

– Cosa… come… dove vai?… –

E la voce mi svanisce in un sussurro. Ritorna sui suoi passi come a ricordare qualcosa e mi fa:

– Beh, il numero del tuo piano te lo devo. La tua Milano è al piano hex 709D. Vai in una biblioteca pubblica e impara a usare il comunicatore, tienilo caro, ti sarà prezioso. Buona fortuna… ah no, da voi porta sfiga, si dice in bocca al lupo addio. –

– Crepi –

Sussurro meccanicamente, mi risiedo sulla panchina e mi gratto la testa.

continua…

per non perdere neanche una puntata clikka sul pulsante che trovi nella colonna di sinistra 😉  Schermata 2013-04-10 alle 15.16.31

Su Twitter avevo iniziato…


…a pubblicare il Viaggiatore 140 caratteri alla volta!

Schermata 2013-04-07 alle 22.35.48

Sì è + di un anno che posto pezzettini di romanzo. La cosa ha ottenuto qualche estimatore, più x l’idea che altro. 😉

L’altro inconveniente è che per leggere i Tweet vecchi bisogna ricercarli all’indietro. Quindi chi mi ha seguito su @Il_viaggiator merita un sacco di considerazione.

Potrei ripubblicarlo qui, a capitoli… e annunciare, man mano su Twitter, che è disponibile una nuova puntata. Almeno durerebbe x un po’.

No, ma non  vi farei aspettare 3.214 giorni come le puntatine di 140 caratteri. 😛

Meglio una pagina al dì oppure è meglio una decina alla settimana, come sui periodici di una volta?

Fatemelo Sapere 😉

Intanto guardatevi il promo casalingo.

Continua a leggere

Il 3° romanzo non ha ancora il titolo


mia grecia piccolaby MarcelloCividini

Un supereroe al contrario.

La sua dote, se così si può chiamare, è strana… porta Scalogna.

Basta che si interessi a qualcuno o a qualcosa e le infinite probabilità che ci stanno davanti prendono una piega negativa.

La nostra vita corre in equilibrio sulla lama di un rasoio, le alternative cadono a destra e a sinistra ogni momento.

Molti personaggi nella nostra storia recente e passata sono stati legati a questa inusitata anomalia. Il Principe di Ventignano di Napoli è ricordato per i disastri che accadevano a chi gli stava vicino. Gregorio de Laferrère (1867-1913) scrisse nel 1904 una famosa piece teatrale da cui fu tratto poi un film nel ’38. Pirandello ci scrisse una commedia, a Patenti dove lo jettatore Chiarchiaro (interpretato in uno sketch da Totò) chiedeva al giudice del tribunale il diritto di esercitare ufficialmente la jella.

Cantanti, uomini politici, giornalisti hanno guadagnato a ragione o torto questa nomea.

Insomma ho scritto un romanzo che parla di questo.

Il mio supereroe jettatore riesce a farne una professione. Non è facile celare questi poteri a lungo. Se sono veri si possono usare per piegare il destino. Allora sicuramente interesseranno a qualcuno che non lavora alla luce del sole.

Come lo chiamo? 😉

  1. Io porto Sfiga
  2. Jella
  3. Il Rasoio di Occam
  4. Il Portatore Sano (suggerito da Viviane Mattozzi – BrasItalia)
  5. ?

Il secondo romanzo…


mia grecia piccolaby MarcelloCividini

Il secondo romanzo ha un titolo altisonante.

“LA FINE DEL LAVORO”

Sarebbe lo stesso titolo di un famoso saggio di Jeremy Rifkin, che già nel 1996, descrive la situazione di declino del lavoro così come noi lo conosciamo. Siamo in troppi su questo pianeta e le macchine ci stanno sostituendo in tutti lavori privi di skill.

Da questa idea parte l’immaginazione a speculare su quale società ci aspetti nel futuro prossimo o remoto. La nostra storia parte in una giornata particolare, è il primo giorno di lavoro di Minoo.

Ecco l’incipit.

twiiiiiiiii… –

– acc… –

Ho sempre mal sopportato il suono della sveglia… ancora cinque minuti…

– twiiiiiiii… –

– Mi alzo, mi alzo –

A chi lo dico poi, non c’è nessun altro nel mio aparto. Oggi è il primo giorno di lavoro. Mi trascino al blocco pulizia con mosse da sonno. Mi devo dare una bella lavata. Inserisco la mia chiave controllo acqua, ce ne sarà almeno una ventina di litri, quello che basta per le docce hipress di una settimana. E’ l’unica cosa che mi piace della sveglia, i getti di vapore fresco che mi inondano nel…

ecco la nuvola delle parole che lo compongono…

Analisi parole la fine del lavoro

Vorrei condividere con tutti la scelta editoriale. Cosa mi consigliate?

Devo cercare un editore?

Devo autopubblicarlo in ebook come l’altro, per venderne 100 copie in un anno?

Lo pubblico gratis su iTunes come Il profumo del Panettone che sta anche su un’altra pagina di questo sito?