Il Viaggiatore – 4° puntata


mia grecia piccolaby MarcelloCividini

Ci sono delle panchine in fondo alla scalinata del Duomo, il sole che si sta abbassando già si riflette nella darsena che corona la piazza. Il cielo è sereno, respiro profondamente, mi siedo e mi godo un bel tramonto in una bellissima giornata di settembre.

– Puonasera, pella serata vero? –

Mi giro di scatto, non sono ancora preparato a girarmi lentamente come prescriverebbero i miei proponimenti recenti e vedo la ragazza del negozio, quella che avevo visto quasi nuda.

– Lei è un fiaggiatore? –

– Bbbuonasera… –

La mia parte paranoica sta già galoppando, chi è questa bellona, cosa vuole da me, sa chi sono? Sa da dove vengo…

– Sono in fiaggio anch’io e la moda ti Milano mi fa pazzire. Non etucato parlare con sconosciuti, io ho parlato con tu perché qui non conosce nessuno e come ti vestiti hai uguali miei gusti. –

Non sapevo neanche di avere gusti in fatto di vestire, ma è meglio che stia zitto. Si siede sulla panchina in fianco a me e appoggia a terra, una miriade di sacchetti di carta colorati, Gatti, Paolo Bersan, Attanasio, Sorelle Panzani, GRUK, Penelope…

– Io fengo da Prussia e imparato italiano a scuola… cosa fai ti pello stasera, sono arrifata oggi e non me piace manciare da sola. –

Abbordato da una ragazza tedesca con metà dei miei anni, in piazza del Duomo, che mi da subito del tu, forse il lei non si usa più? Come giornata procede bene.  –

– Si vengo anch’io da fuori, se le… ti fa piacere possiamo cenare insieme, anche se non conosco la città. –

– Ah, io fiducia della mia guida com, è così che ho trovato subito Gatti, mio stilista preferito e lì ho trovato tu. –

Ora so che il mio vestito è un Gatti Originale. Mi sento strano a parlare del più e del meno con una ragazza che non conosco, non sono più abituato, cosa dico ora?

– Wie heisst du? –

Sfoggio tutto il mio scibile sulla lingua sassone.

– Helga… sprechen sie deutsch? –

Mi fa con un sorriso.

– No solo due o tre frasi. Che lavoro fai? –

– Io analista economica all’Unione delle Signorie Europee. –

E ora cosa le dico?

– Lavoro interessante! –

– Non molto troppo, ma me serve per lavoro e così imparo meglio le lingue. Tu vieni dalla Colombia? Hai accento, come tu chiami? –

– Si sono arrivato stamattina e mi sento già lontanissimo da casa, il mio nome è Marco. –

– Che mestiere fai? –

Ahi Ahi! Ci avviciniamo alla zona pericolosa.

– Ho fatto talmente tanti lavori diversi che ormai si mescolano tutti. –

– Ah capito, come è che lo chiamate voi … tuttologo? –

– Ouff … si esatto. –

A pensarci bene è quello che ho fatto tutta la vita, nel mio altro mondo, qui posso considerarmi un perfetto ignorante. Forse chimica e fisica funzionano con le stesse leggi, ma tutto il resto…

– Cerchiamo un posto dove prendere un aperitivo. –

– Grazie buona idea –

Risponde. Ci alziamo e mi offro di portarle qualche sacchetto. Alla destra del Duomo ci sono delle terrazze con alcuni tavolini. Lei ordina una coppa di vino frizzante, io seguo. Pago appoggiando il mio gioiellino sulla zona attivata dello schermo che fa da tavolo. Mi sento vivo, sto quasi flirtando con una tedeschina, al tramonto di una giornata indimenticabile, partita nella nebbia.

Un campanellino d’allarme è però sempre pronto a suonare, mi è sembrato di scorgere un lampo di cupidigia nella mia amica quando ha sbirciato il mio com. Maledetto carattere il mio, non si rilassa mai? E il motto carpe diem? Lei sta chiacchierando, felice con il bicchiere in mano e progetta la serata, io sorrido e rispondo quando necessario. Parla nel suo com che porta appeso al collo, sembra il mio, ma più piccolo, più leggero, con qualche lucetta e tre diamantini. Sta cercando l’indirizzo di un locale tipico milanese da queste parti.

– Tu va bene risotto a milanese in via Spadari? –

– Va benissimo. –

Sarà un mese che non lo cucino e spero che qui non sia cambiato radicalmente come la pizza.

– Devo andare un attimo, cura tu miei sacchetti. –

Passano dieci minuti, poi quindici, il mio campanello d’allarme suona a tutto spiano. Mi alzo, lascio lì tutto e mi allontano in fretta. Mi fermo dietro ad un albero alla massima distanza per vedere il tavolino pieno di sacchetti colorati. Ancora cinque minuti e Helga o una vestita come lei, torna al tavolino insieme a un uomo vestito di scuro. Guarda a destra e sinistra, poi con mia grande sorpresa l’uomo le dà un ceffone e se ne va. Lei raccoglie i suoi pacchi e sparisce.

Sbigottito? Con tutto quello che mi è successo oggi, l’ultimo episodio è quasi normale. Torno in albergo facendo un giro largo, ormai fa buio. Salgo in camera e ordino un risotto alla milanese, sono sempre stato curioso. Intanto che aspetto guardo le notizie sulla parete. Un uomo politico parla noiosamente del bene dei cittadini che devono essere protetti da non capisco quale attentato alla loro privacy. Alluvione in Kaboto… sembra in Africa. La corte Europea di Lovanio ha multato il cartello dei produttori elettrici per quaranta milioni di fiorini. Il primo ministro della Bretagna divorzia da una nota attrice (sic).

Francamente da un telegiornale non mi aspettavo di più. Arriva il risotto sotto una campana di vetro, il cameriere indossa una specie di giacca bianca lunga fino a metà coscia con gli alamari dorati. Il risotto è ottimo, un pochino all’onda come piace a me, almeno una cosa non è cambiata. Non ho un pigiama, non ho una maglietta, non sono abituato a dormire nudo. Per fortuna c’è un altro accappatoio asciutto.

Domani dovrò comprare qualche altro indumento. Lo spazzolino ha una forma strana e il dentifricio è in polvere, al gusto di salvia, gradevole però. Dormo facendo strani sogni. Il com mi parla in una lingua strana musicale, che però in qualche modo capisco. Mi sveglio all’improvviso nel cuore della notte, la voce disincarnata del com mi avvisa di un pericolo. Mi vesto in fretta, caccio in tasca i calzini e meccanicamente chiedo dove andiamo.

Dove vuoi

E’ la risposta.

– Ovunque via da qui. –

Mi sento come sollevare e nello stesso tempo spostarmi, come in assenza di peso e la camera diventa trasparente… Entrano in silenzio due uomini e una donna che va a toccare subito il letto.

– E’ ancora caldo lo abbiamo perso per poco. –

Non mi hanno visto, forse sono trasparente come la camera. Escono in silenzio come sono entrati.

Torniamo?

– sssì –

Tutto torna reale e tangibile. Ho bisogno di spiegazioni, non posso tornarmene a dormire come se niente fosse.

– Dove siamo andati? –

Da nessuna parte. Ho interpretato la tua richiesta, come una necessità urgente di nascondersi e mi sono messo, voi direste a cavallo, tra due piani. Costa un sacco di energia, da qualche parte degli universi, ma quello non è ancora un problema.

– Non avevo la minima idea che si potesse fare una cosa simile. –

Sono molte le cose che il genere umano non conosce.

– Perché tu a che genere appartieni? –

Io sono un servitore, creato quasi un milione di anni fa, per fare da assistente ai Viaggiatori.

Rimango per quasi un minuto con la bocca aperta come un pesce fuor d’acqua, per digerire l’ultima pillola.

continua…

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