Il Viaggiatore – 20° Puntata


mia grecia piccola by Marcello Cividini

– E’ una manifestazione del diavolo… –

Una voce tremante grida dall’anfiteatro.

– E’ tecnologia fratelli, nulla di magico, nulla di diabolico. E’ piccolo come il comunicatore che avete in tasca, ma molto più potente. Il Pontefice e la sua Curia ci devono molte spiegazioni e non credo che questa volta possano arrampicarsi sugli specchi, come hanno fatto l’ultima volta con le guarigioni miracolose di Krakow. –

– Grazie Marco per la dimostrazione, ora dobbiamo discutere su quello che faremo in futuro. Sei naturalmente invitato a partecipare, ma non sentirti obbligato a restare. Abbiamo anni di rugginose questioni interne da risolvere. –

Capito, meglio non addentrarsi nelle beghe sotterranee di una confraternita così potente. Esco in sordina, seguito comunque da sguardi tra l’incredulo, l’adorante e il disgustato.

– Arra, ma saresti anche in grado di compiere delle guarigioni o addirittura risuscitare i morti? –

Posso riarrangiare la struttura molecolare di un corpo e rimetterla in ordine, ridare la vita, sì. Se però la mente non è stata duplicata prima, memorie ed abilità acquisite sono cancellate per sempre.

– Duplicare la mente? Vorrebbe dire immortalità. –

E’ un processo lungo e complesso, quello che i miei costruttori hanno messo in pratica.

– Dove sono ora? –

Non hai i mezzi per comprendere, ti basti sapere che sono come una forma di coscienza universale collettiva.

– Mmm… ci rinuncio, ma per tornare a quello che capisco, potresti risolvere la mia artrosi alla spalla? –

Ci vogliono solo pochi minuti, ma è meglio che ti sdrai su di un letto, non posso portare fuori dal tuo corpo tutte quelle calcificazioni che si sono formate nel tempo. Posso riattivare i tuoi meccanismi naturali, ma ci vorrà qualche giorno perché la spalla ritorni normale.

Arrivo nella mia enorme stanza e mi sdraio sul letto.

– Ah già che ci sei, mi sono rotto un ginocchio una trentina di anni fa e il menisco deve essere a brandelli, insomma vedi tu quello che non va e può essere aggiustato. – 🙂

Un dolore lacerante mi colpisce la spalla sinistra, è come un pugnale che scava in tutti punti dove fa più male. E’ un dolore quasi inaudito, sono teso e sudato.

Riesco a non urlare perché, negli stessi punti, sento come un segnale di benessere che rende il tutto appena sopportabile.

Passa un tempo incommensurabilmente lungo. La pendola sulla parete sembra immobile, mentre passano i minuti più dilatati della mia vita.

Sento la spalla come fosse un mucchio molliccio di materia informe, come una montagnola di carne trita in attesa di prendere la forma di hamburger. Non oso muoverla e Arra conferma di non provarci subito.

Ora il tormento passa al ginocchio, questa volta un bruciore come di ferri roventi che frugano facendo dolere parti che non sapevo neppure di possedere.

– Accidenti con tutta questa tecnologia che padroneggi, non potresti anche togliermi il dolore? –

Riesco appena a formulare nei confronti del mio torturatore.

Potrei se ti addormentassi, ma la guarigione sarebbe più lunga e poi mi serve il meccanismo del dolore per riattivare quelle terminazioni nervose che avevi smesso di controllare.

Ho capito, dappertutto è sempre la stessa storia, no pain no gain anche per i miracoli. 😦

continua…

Il Viaggiatore – 19° Puntata


mia grecia piccola by Marcello Cividini

– L’enorme metropoli di Roma mi appare in tutta la sua grandezza dal finestrino dello strato jet privato con lo stemma delle croce che ci sta portando a destinazione.

Jorgo mi spiega che le punte, crociate a loro volta, della croce simbolizzano gli otto culmini del coraggio. Era il simbolo della Repubblica marinara di Amalfi.

Uno steward silenzioso mi serve delle tartine di salmone selvaggio, accompagnate da uno spumante lombardo, forse anche migliore del Loredan veneziano che avevo già gustato.

Deve averne una scorta inesauribile. Ne ho già consumato sei piattini e sono prossimo al limite di capacità umana. Se era solo un aperitivo forse ne ho abusato.

Ormai mi sto abituando a fare il riccone. Arriviamo in un aeroporto privato con una pista cortissima. L’aereo atterra in verticale.

Inservienti silenziosi si occupano del nostro magro bagaglio. La fortezza sorge sul cocuzzolo di una montagna, un monastero dell’anno mille, mi ragguaglia Jorgo.

Saliamo con un’auto elettrica direttamente in un cortile interno del forte. Un guazzabuglio di antenne di tutte le forme sovrasta le due torri più alte. Mi sistemano in una suite, grande il triplo del mio bel loft di Milano … 709D.

Boiserie di noce fino al soffitto, un enorme focolare con alari in grado di sopportare ceppi da un quintale. Gli armadi sono giganteschi, atti ad ospitare decine di passaggi segreti per ogni dove della fortificazione.

Il guardaroba è pieno di abiti grigio scuro della mia taglia e i cassetti della biancheria pure. Il castello sembra completamente autonomo ed impenetrabile a qualsiasi tipo di spionaggio umano ed elettronico.

Chiedo ad Arra conferma di quanto ho intuito e lui conferma, ponendo l’accento sul concetto di umano. Chiaramente un Viaggiatore come me, con l’aiuto suo, sarebbe in grado di superare senza problemi ogni tipo di barriera concepita da esseri umani.

Beh! È già qualcosa, ne deduco che per nuocermi deve venire o il papa Lorenzo VII in persona o il misterioso personaggio della più potente consorteria del mondo.

Mi avvisano che posso scendere per conoscere i Guardiani più influenti del mondo. Entro in un enorme spazio di tufo probabilmente un’antica sala del trono, illuminata da finestroni decorati a piombo.

Gruppi di persone disquisiscono animatamente. Fulco mi accoglie con le sue esili braccia aperte e mi presenta alcuni personaggi importanti di cui non ricorderò mai i nomi.

Suona un campanello argentino e tutti si dirigono verso una porta in fondo alla sala. E’ una specie di anfiteatro con un centinaio di posti e forse non basteranno per tutti. Il soffitto è a cupola, tutto affrescato con scene di caccia, i sedili sono grandi, scolpiti in legno massiccio e pelle rossa, un tantino scomodi.

Alcuni indossano una specie di tunica bianca con la croce di Malta sul petto e un cinturone intarsiato che regge una spada di altri tempi. Finiscono di sistemarsi e miracolo ci stanno tutti.

Su un lato della sala siedono quattro anziani e Fulco al centro. Mi fanno accomodare in uno scranno accanto a loro.

– Fratelli carissimi –

Esordisce il decano.

– Con grande dolore devo comunicarvi una triste notizia. Dopo numerosi secoli di sospetti, abbiamo oggi la certezza che i Papi e tutto l’apparato centrale di Roma, ci hanno tenuto nascosto un segreto in grado di distruggere tutto quello che ci hanno insegnato.

I tanto decantati miracoli nella lunga storia della nostra Madre Chiesa, sono il frutto di una tecnologia a noi aliena. Una tecnologia, talmente superiore alle nostre conoscenze, da rasentare quello che noi siamo stati indotti a credere opera divina… –

Un mormorio crescente percorre la sala, qualcuno protesta.

– Fratelli… vi prego… lasciatemi finire, so che il solo fatto di pensare a quello che comporta per tutti noi, per il Papato e per tutta la Chiesa vi possa sconvolgere, ma è purtroppo la verità. Ho visto con i miei occhi gli effetti di questo dispositivo… –

Altri mormorii.

– Fratelli! Un nostro Fratello venuto da molto lontano, possiede un altro esemplare di questo dispositivo, non so come chiamarlo, questo amuleto ed è qui per testimoniare quello che vi ho raccontato. Fratello Marco puoi venire qua accanto a me? –

Mi alzo in piedi e come d’accordo, comincio a levitare un paio di metri sopra lo scranno tenendo in mano il minuscolo, scintillante gioiello.

continua…

Odio essere d’accordo con #Grillo


Odio essere d’accordo con Grillo, ma la settimana scorsa quando diceva che il lavoro non tornerà più, aveva purtroppo ragione. Non l’ha mica pensato lui da solo, no. Già Jeremy Rifkin aveva scritto un famoso saggio nel 1995. “La fine del Lavoro”

Io, nel mio piccolo, ci ho scritto pure un romanzo con lo stesso titolo che prima o poi pubblicherò.

Nessuno dei nostri vecchi politici indottrinati lo può ammettere. E i “giovani” che si affacciano sulla scena sono talmente ingessati (tipo Fassina) che il solo pensiero fa loro orrore.

Non è un problema italiano, è mondiale. I nuovi lavori che si creano sono per il 90% sottopagati. Per il restante 10%, lavori nuovi, occorrono livelli di bravura che i viziati bamboccioni che affollano le nostre discoteche non arrivano neppure a immaginare.

E sì, è ora di cambiare solfa. Non ci sono alternative al di fuori dell’assegno sociale. Chi volesse di più deve meritarsi il lavoro, che sarà sempre più fluido e inaccessibile.

Non temete, il processo agonico sarà lungo perchè i milioni di inetti che occupano posti inventati, senza peraltro averne il merito, opporranno un strenua resistenza.

Se tirano troppo la corda però saranno pure i primi a soccombere. Non vi siete accorti che siamo prossimi alla bancarotta? Sapete cosa significa? Non avete letto le storie sull’Argentina?

Banche chiuse! I vostri liquidi sono Kaput.

Merci di importazione! Tipo benzina, farmaci, materie prime, finchè durano le scorte, poi mercato nero, poi basta.

Merci locali e cibo! I contadini diventano i nuovi ricchi, vi ricordate le tessere? ma se non avete nulla da barattare potete diventare ladri o soccombere.

Lo sapete che se oggi vi succedesse di essere ricoverati in ospedale in Grecia, dovreste portarvi le medicine? Le multinazionali in arretrato coi pagamenti di 4 anni hanno chiuso i rubinetti.

E ora le buone notizie. Per istituire l’assegno sociale, basterebbe tagliare le pensioni sopra i 3.000 € al mese. Eliminare le province. Chiudere gli enti inutili. Eliminare gli sprechi. Con i risparmi potremmo dedicarci alla formazione dei più meritevoli. Far fiorire così Scienza ed Arte. Ho la vaga impressione che per ottenere questo risultato occorrerebbe prima bruciare Il Parlamento.

Un’altra soluzione semplicissima sarebbe quella di eliminare subito il denaro contante. Ma per questo tipo di soluzione, apparentemente semplice, occorrerebbe che quando il Parlamento dovesse bruciare, dovrebbe pure essere in sessione plenaria.

Il Viaggiatore – 18° Puntata


mia grecia piccola by Marcello Cividini

Mi restituisce Arra che ripongo nel suo nascondiglio.

– Puoi darmi una dimostrazione pratica di questi poteri ? –

– Invisibile –

Comando e scompaio dalla percezione degli astanti.

– Impressionante, ma puoi anche levitare ? –

– Sssì… credo, Arra? –

Posso schermare le forze gravitazionali che agiscono sul tuo corpo

– OK scherma –

Mi alzo da terra di circa un metro. Non capisco a cosa possa servire, se non a vedere più lontano in caso di ressa, 😉 ma se ci penso, forse trovo qualche utilizzo migliore, in effetti mi sento leggero.

Fulco mi osserva pensieroso, Jorgo si è appoggiato con le spalle alla parete in fondo alla sala a bocca aperta.

Io mi sento impacciato, con il mantello ondeggiante e una ciabatta che fluttua comicamente a dieci centimetri dal mio piede, mentre rigalleggio fino a terra.

Dopo una lunga pausa Folco parla con voce scandita.

– Ora che lo scopo principale della nostra esistenza è stato verificato, devo riunire il consiglio dei Saggi per decidere cosa faremo in futuro. Per quello che ti riguarda, giacché nostro fratello, sei già coperto dalla nostra protezione. Dovremo però rafforzarla perché la polizia Vaticana è in sostanza collegata con i mercenari svizzeri.

Ti consiglierei di allontanarti da Roma perché qui il nemico è molto più potente ed ha un assoluto controllo del territorio. Meglio andare in oriente o in Colombia… –

– Fulco, credo, anzi sono sicuro che Arra… cioè io lo chiamo così, non sia solo. Ce n’è pure un altro su questa terra, da più di cinque secoli ed è pure molto attivo. –

– Allora le cose si complicano… dobbiamo scoprire chi altro sta usando questo vantaggio per dominare la nostra società con mezzi sovrumani. Domani disegneremo i nuovi scenari e prenderemo le prime decisioni. Adesso torna a dormire qualche ora, è ancora notte. –

Eccomi trasformato da pensionato in pigiama a simbolo di una crociata dei Templari, in lotta con le più forti potenze della terra.

Risalgo incespicando con le mezze ciabatte che perdo lungo la scala. Torno in camera, bevo un bicchier d’acqua, ma chi riesce a dormire? Invece dopo pochi minuti e un paio di giri nel letto, cado in preda a Morfeo.

6° giorno sabato 21 set

La colazione mi sveglia alle nove, con un penetrante aroma di caffè forte. Un tavolo apparecchiato nell’angolo della grande stanza è pieno di cornetti ancora caldi e panini di varie fogge e colori.

Sono ancora a piedi nudi, ma il pavimento di legno lucido e scurissimo è abbastanza caldo. Mi godo la colazione del sesto giorno in questa dimensione.

Mi sembra quasi metà della mia vita! Una rapida doccia con un sapone duro dal profumo che mi sembra familiare, legno di sandalo forse.

Jorgo si presenta insieme alle due sorelline, riservato come sempre e che rivolgendosi a me, mi appella Signore. Capisco che devo difendere anch’io la sua identità coperta.

Usciamo per rimpolpare almeno un poco i nostri bagagli, in attesa di successivi sviluppi. Jorgo mi avvisa che i Guardiani, data l’importanza delle decisioni da prendere, hanno convocato gli stati generali.

Si terranno domani in una fortezza in una località non meglio precisata della Hispania.

continua…

Il Viaggiatore – 17° Puntata


mia grecia piccola by Marcello Cividini

– Siamo i Guardiani del Tempio di Cristo. –

Accidenti, non mi bastava essere nel mirino dei servizi segreti di mezzo mondo, sono anche considerato Fratello da una delle più antiche e controverse sette degli universi paralleli.

– E che cosa volete? –

– Niente di preoccupante per te, te lo spiegherà il Grande Maestro che abbiamo appena avvisato e che arriverà tra poco. –

Va bene pure questo, però ho i piedi gelati… Jorgo fruga nella cassapanca e mi trova un paio di ciabatte da papa, sempre rosse con il bordo di pelliccia bianca, circa sei misure più piccole dei miei piedini.

– Jorgo, come avete fatto a scoprirmi? –

– Vedi Fratello, viviamo in un mondo altamente informatizzato. L’apparizione improvvisa sulle telecamere di un tipo con un vestito strano, che rischia di farsi investire da una macchina della polizia, con caratteristiche somatiche che non rientrano in nessun database, salta subito all’occhio di tutti i sistemi di security.

Questo, da solo, ha fatto di te un osservato speciale. La tua disponibilità economica coperta dichiarava la tua appartenenza ai servizi segreti di qualche nazione o famiglia.

I vari servizi hanno fatto a gara per scoprire, prima degli altri, il tuo eventuale valore. Che tu sia sfuggito ai vari tentativi per fermarti, ti ha reso ancora più misterioso e interessante.

Il fatto che io ti abbia portato qui, potrebbe forse quietare una parte delle curiosità in gioco, perché quest’albergo è considerato un nostro asilo.

La maggior parte dei servizi si accontenterà di catalogarti come un Fratello dei Guardiani. Ma scusa se te lo chiedo, da dove vieni tu e cosa ci fai qui? –

Gli racconto il minimo credibile, che vengo per caso da un’altra dimensione, un mondo parallelo dove l’America, così chiamiamo noi la Colombia, è stata scoperta due anni dopo e i finanziatori della spedizione erano Spagnoli.

Sono in una stanza segreta, nei sotterranei di pietra di un’antica fortezza romana, in pigiama, avvoltolato in un mantello dal bordo di ermellino, con la punta dei piedi infilata in ciabattine papali.

Sono in attesa di parlare con qualcuno che si fa chiamare Gran Maestro. Se un giorno potessi raccontare questa storia a qualcuno, nessuno mi crederebbe.

Jorgo apre la pesante porta borchiata in ferro che dà in una stanza più grande, dal soffitto scuro che una volta era sicuramente illuminato dalle torce, ora sostituite da più efficienti sistemi luminescenti.

Il Grande Maestro è un piccolo uomo, molto anziano, dall’aria fragile e dallo sguardo penetrante. Lo scruto bene e nonostante la sua fragilità ed il suo abito sobrio, emana una sensazione di potere inusitato.

– Fratello Marco, –

La sua voce è esile ma ferma.

– Sono contento che tu abbia superato tutti i pericoli, le trappole che ti hanno teso e sia arrivato incolume fin da noi. –

Cerco di rispondere con una frase forbita e intelligente, ma non mi viene niente di meglio che:

– Felice di conoscerla… conoscerti… mmm… grande maestro. –

– Marco, non usiamo formalità fra fratelli, chiamami solo Fulco… sediamoci e ascoltami per favore. –

– Da secoli siamo consci che la Chiesa Cattolica aveva molti fatti inspiegabili da confessare e siamo stati combattuti come eretici per secoli. Il concetto di divinità sarebbe dovuto essere allargato a qualcosa di più universale della visione provincialistica cui eravamo sottoposti.

Sotto Clemente V siamo stati quasi distrutti. Solo nell’ultimo secolo siamo riusciti a far convergere le informazioni in modo da spiegare la causa dei miracoli nella storia. L’unica soluzione possibile era l’uso di un livello di conoscenza superiore a quello di tutte le Accademie dell’Umanità.

A mano a mano che la scienza avanzava trovavamo facile spiegare la maggior parte dei miracoli antichi. L’anno scorso abbiamo trovato la prova documentale che i Papi si tramandano, nel più assoluto segreto, un amuleto di origine sconosciuta che si dice comunichi direttamente con Dio.

Noi siamo convinti che questo prodigio esista veramente, ma che non sia un mezzo di comunicazione con il nostro Creatore, ma solo il frutto di una tecnologia superiore di cui non comprendiamo ancora le regole.

Sappiamo che può guarire. Sappiamo che può modificare i sensi di chiunque. Sappiamo che può dare accesso a informazioni per noi inimmaginabili. Tu puoi dare la conferma a questo nostro inconfessabile sospetto. –

Io sto mentalmente consultandomi con Arra sui pericoli che posso correre mostrandolo o addirittura mettendolo in mano al mio interlocutore.

Ho la conferma che in mia presenza il suo potere sia conferito solo a me. Estraggo il gioiello dalla taschina di pelle che ho intorno al collo e lo porgo Fulco.

Si alza in piedi. Le sue mani tremano mentre prende il magnifico oggetto e lo rigira, pressoché in adorazione. Jorgo in disparte si è genuflesso. La sua voce esce lentamente.

– Dimostrare l’esistenza di un tale manufatto è stato il compito più importante della mia lunga vita. Ora che lo stringo tra le dita sento che non ho vissuto per nulla.

Non so ancora come potremmo usare questa informazione in futuro. Certamente il Papato non ammetterà mai la sua esistenza, sicura prova di duemila anni di menzogne. –

continua…

 

Il Viaggiatore – 16 ° puntata


mia grecia piccola by Marcello Cividini

Eccoci a Roma. Prendiamo un’auto elettrica comunale per girare la città, al deposito della stazione. Bella idea si guida con uno joystick e s’incanala automaticamente sulle vie prescelte.

Seguendo il consiglio di Jorgo seleziono un itinerario turistico, per farmi un’idea della metropoli. Arra si occupa di cancellare le nostre tracce.

Guardo curioso se riesco a vedere qualche somiglianza con la Roma 709D, ma mi sembra tutto diversissimo. Il mio stomaco maltrattato dalla fuga e dalle merendine impacchettate si vendica con acidi riflussi.

Dopo una noiosa mezz’ora, ormai all’imbrunire, chiedo a Jorgo di scegliere un albergo del centro. Lasciamo la macchina al deposito automatico che si apre sotto il marciapiede, facendola sparire in attesa di un nuovo cliente.

Cavalieri di Malta, una scritta gotica e la croce dentata mi accolgono con discrezione. Edifico austero quasi spoglio con mobili di legno scuro e massiccio.

Mi sdraio sul letto della mia stanza millenaria, con un sospiro e mi rendo conto di non avere neanche un indumento di ricambio. Neanche la mia scorta del resto.

Decido di dedicare un’oretta agli acquisti e di saltare la cena. Anche oggi ne ho viste abbastanza. Sono sicuro che è notte piena, tutto è silenzioso. Il bicarbonato ha fatto il suo effetto, ma sono sveglio. Sento come un movimento d’aria e salto giù dal letto.

– Arra stasi –

Sento la voce di Jorgo che dice:

– Signore, non faccia rumore, sono io. –

Vedo che è lui dall’altra parte della stanza e torno tangibile. Jorgo mi fa il segno di silenzio appoggiando il dito indice della mano destra sul lato sinistro del naso. Apre una porticina bassa celata dietro un arazzo e infila il suo corpaccio dentro il pertugio.

– Mi segua Signore, nessun pericolo. –

Scendiamo una scaletta ripida e tortuosa. Jorgo ha una specie di lampada, ma il suo corpo riempie talmente l’angusto corridoio che poca luce cade sui gradini di pietra irregolare.

Arriviamo in una stanza, sempre di pietra piuttosto freddina illuminata fiocamente in modo indiretto. Mi rendo improvvisamente conto di essere in pigiama azzurro di cotone e piedi nudi. Il calo di adrenalina me lo fa notare di colpo.

– Cosa sta succedendo Jorgo? –

Chiedo appena entrato.

– La stanza è controllata, ma qui siamo al sicuro Signore, anzi Fratello. Scusami se non ho risposto al tuo saluto quando ci siamo visti la prima volta. Sono momentaneamente in una loggia coperta e quindi non posso palesarmi ai fratelli se non in emergenza. –

Che mi venga un colpo! Il mio giochino della stretta di mano massone viene finalmente buono dopo trent’anni. Non mi può nuocere più di quanto il resto dell’avventura mi stia portando.

Chiedo a Jorgo cosa succede ora e se c’è qualcosa per coprirmi. Si scusa per essere stato così precipitoso, ma il suo sistema di security l’ha avvisato di un’improvvisa falla di controllo sulla stanza dove dormivo e allora ne ha approfittato subito.

Apre un’enorme cassapanca di noce nero e ne estrae un mantello di velluto rosso pesante con i bordi di pelliccia bianca.. ermellino? Mi sembra quasi quello di un Papa… caldo però.

– Chi ci controlla, chi stava spiando la stanza? –

– Quasi tutti ci stanno controllando, la polizia Vaticana in primis. Poi di sicuro la Compagnia Finanziaria Toscana, la longa manus della famiglia de Medici, che non capisce da dove vengono i soldi che spendi, più alcuni servizi segreti delle maggiori potenze del momento. Cinesi, Mongoli, Colombiani ecc. –

– E… voi chi siete? –

continua…

Il Viaggiatore – 15 ° puntata


mia grecia piccola by Marcello Cividini

Nel frattempo mi alzo precipitosamente e mi addosso ad un muro. Entrano quattro uomini in divisa nera che mettono a soqquadro il locale tra le grida degli avventori e le proteste del personale.

– È uscito dal retro! –

Grida qualcuno e i quattro si precipitano nella nuova direzione. È meglio andarsene. Faccio segno ai miei che ce ne andiamo ed esco, insalutato ospite, dalla porta d’ingresso.

Il pilota di un motoscafo nero guarda insistentemente nella mia direzione, ma come previsto non mi vede. Deve per forza notare la scorta che mi precede, ma probabilmente non ha ordini al riguardo.

Non è più sicuro neppure l’albergo. Comincio ad essere stufo di girare per negozi per rifarmi il guardaroba, che mi tocca poi lasciare in qualche camera a pagamento.

Forse mi serve una casa fortezza come Superman al Polo Nord, con un battaglione di armigeri a difesa? Prendiamo un taxi scafo per la stazione e in due minuti siamo arrivati. Quattro Roma solo andata.

Il monorail a levitazione magnetica parte ogni trenta minuti. Sono tutto sudato, e ancora affamato per giunta. Avevo appena infilato in bocca un bel granchietto croccante e non mi ricordo nemmeno se l’ho deglutito masticato o intero.

I miei nemici cominciano ad essere nervosi se le aggressioni arrivano in pieno giorno e in un luogo pubblico. La mia profonda cultura a base di CSI, mi fa sorgere un’idea per rallentare gli inseguitori.

– Arra si possono cancellare i video di controllo della stazione? E… anche sopprimere il nostro ricordo al pilota del taxi scafo… e pure eliminare la transazione di acquisto dei biglietti? –

tutto fatto

Potevo anche pensarci prima… pure questo treno è controllato?

– Cancella tutto. –

Siamo su di un treno a levitazione magnetica, superba tecnologia prussiana, ma anche attraverso le dimensioni l’amministrazione italiana delle ferrovie sembra molto simile a quella nostra.

Il vagone ristorante è chiuso. C’è solo un servizio di snack confezionati e bevande. La fame me ne fa provare diversi tipi, tutti o troppo dolci o troppo salati.

Bevo una birra sul caldino e un caffè diluito e ormai freddo (sic). Anche Jorgo tenta di riempire il suo stomacone con qualche barretta stantia, ricoperta con qualche imitazione del cacao.

Il mio corpulento guardiano, solitamente silenzioso, sul treno semivuoto si smolla un poco. Mi chiede se il servizio durerà più di una settimana per avvisare, non capisco bene quale, famiglia.

Non ne ho la minima idea, ma dico un mese per non dover spiegare troppo sulla precarietà del mio stato. Le gemelle ascoltano musica orientale dai loro apparecchietti portatili.

continua…

Mi costa un casino ma oggi devo ringraziare Fastweb


Mi costa un casino ma oggi devo ringraziare Fastweb 😉

Abitando in collina devo lottare ogni giorno con la connessione ADSL. I miei lavori, se escludo la cucina, sono ormai tutti incernierati sul web. Forse pure voi seguite i miei blog, snid.eu o i vari Social.

Ormai anche studiare passa dal web e anche quando scrivi, la rete ti aiuta a controllare un dato prima di scrivere cazzate. Trovare la strada per raggiungere una nuova location non passa più delle Pagine Gialle. Cercare un programma per disegnare un progetto o anche solo relazionarsi con gli altri, diventa problematico.

Insomma io sono prigioniero di Fastweb, dopo esserlo comunque stato di quasi tutti gli altri operatori. In città seppur con inconvenienti si riesce a navigare. Qui sul lago di Como solo sporadicamente.

Così ho imparato a suddividere il lavoro a piccoli morsi. Suddivido i testi in pezzettini. Faccio il resize delle immagini prima di caricarle. Lavoro sui file locali in attesa che si riallineino con quelli nella cloud.

Quando growl mi avvisa, mando via le mail che ho preparato. In genere non riesco neppure a mandarle tutte.

Quando proprio non ne posso più chiamo il 192193. Ormai conosco un casino di operatrici di call center. Laura e Manuela mi sono capitate più volte.

Tutte gentilissime mi aprono un intervento tecnico che nel giro di quarantotto ore (nel frattempo gioco a tombola) verificherà in centrale e poi sposterà il tubo da qualche altro malcapitato che protesta meno di me. Per qualche giorno tutto filerà quasi liscio e poi la storia infinita ricomincerà. 😦

Stamattina ho resistito fino alle undici, poi ho telefonato, parlato con Manuela, stessa storia.

Poi ho realizzato che era l’estate di San Martino. Sapete quando i braccianti nelle campagne si trasferivano da una mezzadria ad un’altra.

Ho tirato fuori la moto e ho deciso di sfruttare la bellissima giornata. Vento forte aria cristallina.

Il lago increspato dal Tivano era blù tendente alla carta da zucchero. Le cime dei monti, già incappucciati dalle prime nevi, si potevano quasi raggiungere con la mano.

Gli amici americani direbbero breath taking view. Un panorama così bello da togliere il respiro.

Tremezzo semivuota in tutto il suo splendore. Un panino al sole, in un baretto di Menaggio riparato dal vento.

A Domaso un paio di windsurfer solcavano le acque a velocità inaudita. Un caffè a Colico davanti all’arrivo del battello. Ho pure comprato la farina di segale per fare il pane domani. 😉

Per una volta grazie Fastweb.