Il Viaggiatore – 26° puntata


mia grecia piccola by Marcello Cividini

9° giorno martedì 24 set

Scendiamo con le prime luci dell’aurora che incorona le montagne, su di uno spiazzo libero dalla neve.

Il nostro velivolo viene inghiottito da un hangar su misura, scavato nel fianco del monte. Jorgo m’infagotta in una specie di parka con il collo di pelliccia. Il vento soffia talmente gelido che m’intirizzisce, anche se camminiamo solo una cinquantina di metri.

Sulla porta di bronzo spalancata, ci accoglie un monaco in abito arancione, con una spalla nuda, probabilmente atrofizzata dalla temperatura, che mi dà il benvenuto imponendomi le mani sulla testa.

Finalmente chiudono la porta, che dentro è di legno, imbottita di tessuto rosso. Parla, in non so che lingua, direttamente con Arturo e m’invita a gesti a sedere in un’ampia sala calda piena di cuscini.

Mi offrono un the dell’ospitalità che non posso rifiutare, anche se so che forse avrò bisogno di un giorno per digerirlo. Il the è caldo e sopra galleggiano le inequivocabili chiazze di burro di yak rancido, che il mio naso mi aveva anticipato da lontano.

La prima e speravo l’ultima volta che l’avevo assaggiato, era stata a New York, dove per fare gli spiritosi con gli amici, avevamo provato il ristorante Tibetano. Un sapore così orripilante non si può scordare mai.

Ne sorbisco un poco e tiro per le lunghe. Tutti hanno finito la loro tazza e sembrano aspettare me. Ingollo come fosse l’olio di fegato di merluzzo che mi propinava mia nonna Iside di mattino, quando avevo sei anni, prima di darmi una caramella. Solo che qui niente caramella.

Ora che abbiamo subito il supplizio, alcuni monaci giovanissimi portano delle focaccine ricoperte di miele. Latte e una specie di formaggio fresco. Sto quasi per servirmi quando Jorgo servizievole mi porge una ciotola di plastica con il doppio coperchio.

Ebbene sì, la longa manus di Arra ha fatto si che il mio fratello Enriquez, abbia confidato questo regalino direttamente al fratello Jorgo, solo per me.

Riso di Calasparra integrale bollito con poco sale a diecimila chilometri di distanza dall’Hispania e tutto mio! Lo so è per il mio bene. Tutti gradiscono le focaccine, io gradisco il mio dono hispaniolo. 😦

Mi fanno visitare il monastero. Dicono che abbia quattromila anni. E’ tutto costruito in pietra e s’incunea nella montagna per centinaia di metri. La cosa più sorprendente è una sala grandissima illuminata dall’alto in modo naturale da una serie di specchi.

In questo stanzone a temperatura tropicale coltivano ortaggi e frutta fresca per la mensa.

La mia camera è quella che dovrebbe essere la stanza più lussuosa del monastero. Un letto duro ma ci sono abituato. Una ruota di preghiera. Un tavolo di legno istoriato e due poltroncine, sempre di legno lucido. Una cassapanca di legno di canfora ed un attaccapanni con un piolo.

Senza neanche un libro morirò di noia. Giro la ruota tanto per muovere le mani e Arra mi fa:

Devi girarla nell’altro senso.

Come se facesse qualche differenza!

Non sottovalutare questi piccoli monaci, sono gli unici in questa dimensione ad impiegare le forze della mente in modo cosciente come facevano i miei creatori.

– Però! Ma cosa ci fanno con queste forze? –

Per esempio alcuni sono riusciti a levitare, altri a leggere il pensiero, vivono qui da migliaia di anni e pochi nel mondo moderno conoscono la loro esistenza. Loro sanno che io sono qui.

– Allora siamo scoperti! –

Non esattamente, non hanno la percezione che io sia frutto di una tecnologia superiore, ma captano l’aura che ti circonda e questo dà loro gioia.

Mentre giro la ruota soprapensiero, mi rendo conto che i simboli che passano sotto le mie mani sono gli stessi incisi nel metallo di Arra. Alla mia muta interrogazione Arra risponde:

Generosità, etica, pazienza, diligenza, rinuncia, saggezza, sono simboli molto antichi…

continua…

Il Viaggiatore – 25° puntata


mia grecia piccola by Marcello Cividini

Non riesco neanche a ricordarmi tutti gli incroci, so solo che qualche volta sembra che una gamba o un braccio si possano staccare di colpo.

Finita la tortura quotidiana arriva Jorgo con le ultime notizie. Qualcuno ha filmato la tua esibizione dell’altro giorno e l’ha trasmessa alla Curia di Roma. Questo rende le cose più difficili perché ora sono sulla difensiva.

Fulco con una delegazione è andato a Roma. Credevamo che questo fosse per te il luogo più sicuro, ma ora non ne siamo più certi. È meglio che ci trasferiamo altrove in attesa che le acque si quietino.

Partiamo dopo pranzo. Mi occupo io dei bagagli. Carini, mi portano in giro per proteggermi.

Il riso integrale non era poi così male, ne ho mangiato due piatti. Nel refettorio mi sono divertito però a indovinare la composizione delle pietanze che i camerieri servivano vicino al nostro tavolo, usando la ritrovata funzionalità del mio naso.

Aspetto solo di poterlo provare con il bouquet dei vini preziosi che ora mi posso permettere. Usciamo in truppa su due auto elettriche. Arturo, Jorgo, quattro guerrieri e le gemelle che non vedevo da due giorni. All’infuori dei sogni erotici. 😉

Saliamo su di uno stratoplano con una decina di posti, dalle forme spigolose, sembra un bombardiere militare. Anche l’interno è spartano, c’è un odore dolce, di plastica nuova.

I piloti ci informano delle condizioni atmosferiche e aprono la busta della nostra destinazione segreta. Chiedo a Jorgo come possiamo sfuggire ai controlli aerei e lui mi spiega che il nostro è uno stealth francese, un velivolo invisibile ai radar, stiamo andando in India, in un eremo sulle montagne più alte del mondo.

Ha preso degli abiti pesanti perché c’è la neve. Il decollo è piuttosto turbolento perché già a mille metri ci infiliamo diritti in un cumulo nembo, quelle nuvolette bianche a forma di cavolfiore in grado di sbrindellare in un attimo un aereo di linea.

Sbucati nel sole, voliamo tranquilli. Arturo m’invita in cabina e mi fa assaporare il magnifico spettacolo delle nuvole e del cielo blu scuro dell’alta quota, quasi nero. Tra me e me chiedo ad Arra cosa succederebbe se andassimo in stasi proprio ora. Rimarremmo dentro l’aereo oppure no?

In stasi posso compensare solo il movimento della terra nello spazio e non quello dei veicoli. La stasi annulla anche la nostra inerzia, perciò quando tornassimo reali ci troveremmo nel punto esatto dove siamo spariti, cioè fuori dall’aereo a velocità relativa zero.

Quindi saremmo senza aria e sottoposti alla gravità. –

– Potresti tentare di tenere il fiato per un paio di minuti fino a quando la caduta ci portasse dove l’aria torna respirabile. E poi potremmo levitare fino a terra.

– E se lo facessimo sopra il mare ? –

Potrei solo tenerti a galla mentre avviso la marina di qualche paese che ci venga a prendere.

Ne ho imparata un’altra, dormicchio un poco, niente spumante, niente salmone affumicato, niente camerieri in divisa. Ines o sua sorella, mi ha portato un the di erbe. Berlo mi fa sembrare di essere ammalato.

continua…

IL Viaggiatore – 24° puntata


mia grecia piccola by Marcello Cividini

8° giorno lunedì 23 set

Piove a dirotto fuori, direi quasi una tempesta. Mi sveglia un tuono così forte che fa rimbombare i vetri istoriati. Mi alzo di malavoglia, quasi avessi i postumi di una sbronza.

Ho la bocca amara come quando fumavo un pacchetto di Marlboro al giorno. Arra mi avvisa che sta, a poco a poco, riparando i postumi della sbronza di tutto quello che mi sono bevuto, fumato, ingoiato nei miei anni sregolati. 😦

Devo ripromettermi di fare qualcosa per questo dentifricio monotono. Possibile che in tutto questo maldido pianeta non ci abbia mai pensato nessun altro?

È presto e mi metto la tuta preservativo. Non posso andare in palestra subito, dove saranno le cucine? Chiedo informazioni ad un novizio che si offre di accompagnarmi.

Il fratello responsabile non è ancora arrivato, si scusa un sous-chef di nome Enriquez e mi farà lui da guida. Cinquecento metri quadri, un’infilata di posti di lavoro tutti in acciaio inossidabile.

Pentole e casseruole tutte in rame e acciaio di tutte le misure possibili, fino alle paelle giganti adatte alle feste paesane. Le celle frigorifere sono piene di ogni pietanza immaginabile.

Il banco delle spezie sembra un laboratorio, con bilancini elettronici da farmacista e centinaia di barattoli pieni di bacche, resine, semi, fiori, polveri, estratti, aromi da ogni angolo del mondo.

Se un giorno avrò un castello voglio un banco delle spezie come questo. 😉 Dopo un giro nel reparto macchine si arriva alla bakery.

Qui anticipato da un profumo travolgente, sta uscendo dal forno il meglio della cucina mattutina francese: croissant au beurre, pain au chocolat e ficelles, come delle piccole baguette che si mangiano spalmate di burro fresco.

Mi viene quasi una lacrima. La bakery si apre su di un refettorio ancora semivuoto. Enriquez mi fa accomodare, mi chiede cosa può farmi servire di buono. Arra prontissimo mi ricorda la mia dieta e la lacrima a questo punto mi scende per davvero. 😦

– Sono a dieta, purtroppo e posso prendere solo una limonata, molto abbondante e senza zucchero. –

– Sono appena arrivati da Amalfi gli sfusati, sono i primi limoni di stagione, vedrai che saranno buonissimi. –

Tenta di consolarmi l’amico.

– E puoi mangiare qualcosa? –

– Sì, devo… due giorni interi di riso integrale… – 😦

– Abbiamo del riso completo di Calasparra, uno dei migliori al mondo. Avvisami in anticipo quando vuoi che te lo faccia preparare, perché ci vuole quasi un’ora di cottura. Col sale o senza? –

Indugio a rispondere aspettando il peggio, il consiglio mentale, del mio dottore/aguzzino… salvo!

– Si almeno col sale. –

Mi arriva un caraffone da birreria tedesca, sarà un litro di limonata. Di primo acchito mi sembra acidissimo. Sorso dopo sorso mi accorgo invece della dolcezza intrinseca e del profumo penetrante, quasi violento che mi permea le narici. Lo finisco tutto di un fiato.

Già, solo ora realizzo che le mie narici sono tutte e due libere, 😀 contemporaneamente!

Erano anni che una specie di raffreddore cronico, me ne teneva una a turno, costantemente chiusa. Non ci facevo più caso, ormai mi ero rassegnato.

Quante perdite di sensibilità possiamo accettare prima di annullarci completamente?

Prima di andare in palestra me ne bevo un altro boccale! Enriquez sorride quando passa la comanda. In poco tempo il refettorio diventa affollato e tutto fila come una macchina perfettamente oliata.

Vado in palestra dove Arturo sta già allenando contemporaneamente una mezza dozzina di novizi. Si ferma e ne chiama due ad aiutarmi per entrare nello strumento di ieri.

Click, clack, clock. La routine questa volta è molto più lunga, i movimenti sono più lenti, stretching. Sono costretto ad incrociare le gambe dietro alla schiena a rischio di rompermi.

Il collo è girato da una parte e le braccia dall’altra. I gomiti sono tirati più indietro possibile, mentre le ginocchia sono compresse al petto in una posizione quasi fetale.

continua…

Assolutamente sì …a prescindere


Ma cosa gli è preso a tutti, sono rinscemiti? 😦

Ogni intervistato, sia egli vice-ministro agli affari ingarbugliati, che esperto di deburocratizzazione rampante, ormai rispondono alle domande dirette con un rassicurante… assolutamente sì.

Salvo poi aggiungere tutti quegli argomenti olofrastici che ne sminuiscono la sicurezza, a prescindere dai quali, certo. 😉

Poi, ai giornalisti e alle starlettes, si sono aggiunti gli interpreti illetterati dei reality show e i mentitori professionali che affollano i salotti serali dei talk show.

Ieri  pomeriggi chiedevo telefonicamente ad un collega se ritenesse utile incontrarci di persona… assolutamente sì, la pronta risposta, a prescindere dal fatto che fosse molto occupato, quindi quasi no. 😀

Già Dante realizzava che l’Italiano di allora fosse la lingua del sì. Sì lo farò, sì vengo domani, sì certo ci mancherebbe… sì, yes, da, certamente e ora… assolutamente sì.

Abbiamo sentito dire sì, tante volte a vanvera, che ora non basta più o almeno non basta più da solo.

Basta ascoltare un po’ Simona Ventura e i suoi emuli.

– Mi passi il sale? – Assolutamente sì – Passalo e stai zitto! –

– Sai che ora è? – Assolutamente sì – Chi se ne frega se lo sai assolutamente sì, dimmi l’ora, assolutamente cretino! –

Può darsi che sia arrivato dalle traduzioni letterali dei colloqui americani, dove l’originale absolutely viene spesso usato, senza yes però.

Del resto i traduttori dei film non sono mai stati in USA e non sanno che i pepperoni sulla pizza non sono le note verdure, ma salciccia piccante.

Che i tempi, così insicuri, abbiano contribuito a formare un vago senso di inadeguatezza alla semplice e breve affermazione Sì?

E’ già tranchant, SI vuol dire sì, non forse o quasi e magari,

NO vuol dire no, stop.

Personalmente mi rifiuterò, radicalmente, di ascoltare chicchessia usi a sproposito tale allocuzione.

Assolutamente sì, lo giuro. 😀