Il Viaggiatore – 32° puntata


mia grecia piccola by Marcello Cividini

11° giorno giovedì 26 set

Una delle sorelle mi sveglia alle sette, Jorgo è impegnato in sala comunicazioni. Penseranno loro al mio allenamento dopo colazione.

Pensavo che le ragazze fossero più dolci come personal trainer e mi sbagliavo di grosso, ma il mio corpo fa progressi e ormai non sento più dolore alla spalla.

Una piccola folla ci segue fuori dal monastero mentre ci avviamo al nostro velivolo, tutti i monaci bambini vogliono tenermi per mano. Visto da lontano deve essere buffo, un bozzolo nero imbottito di piumino, con due propaggini mobili arancione che formicolano.

Li saluto ancora dalla scaletta e mi fanno tenerezza. Una forte turbolenza ci sballotta mentre buchiamo le nuvole spesse sopra le montagne. Procederemo a velocità di trasferimento, poco sotto a mach 1 la velocità del suono, alla quota di sedicimila metri. L’arrivo è previsto per le ore dodici e trenta a Navarra. La temperatura al suolo prevista è di cinque gradi.

Quasi caldo mi viene da pensare. Il capitano dà gli annunci come fosse un aereo di linea e non un veicolo militare. Non ci sono paratie inutili, sono seduto in seconda fila su di un traliccio, credo di titanio e microfibra.

Ascolto gli annunci in cuffia perché il rumore è assordante. Vedo i piloti, immersi nei loro strumenti, pochi metri davanti a me. Leggo svogliatamente una vecchia rivista di ingegneria areonautica senza capirci nulla, così tanto per sfogliare le pagine per un’oretta.

Di lì a un tratto sento la tensione salire. I piloti si muovono concitatamente e chiedo ad Arturo, seduto davanti, cosa succede. Devo urlare per farmi sentire e lui scuotendo la testa mi indica uno switch per attivare il microfono personale.

Parliamo, ma non sa nulla pure lui. Si sporge in avanti per farsi notare dal copilota e quello fa cenno con la mano di aspettare.

Io interrogo il mio sistema privato e Arra mi avvisa che due caccia ci stanno intimando di atterrare. Ma non era un bombardiere invisibile?

– Invisibile ai radar non vuol dire che lo sia anche a vista e se qualcuno conoscesse esattamente la nostra rotta, sarebbe facile piazzare un paio di sentinelle sul percorso.

– Come diavolo possono conoscere la nostra rotta? –

Due sono le possibilità o qualcuno dei tuoi compagni l’ha comunicato, oppure un altro Viaggiatore ha usato quello che tu chiami lettura della mente.

– Sono il comandante, due aerei da combattimento ci hanno intimato di scendere e di quota e di seguirli a vista. Potremmo ingaggiare un combattimento, abbiamo otto missili aria-aria, ma siamo meno mobili di loro e non credo che siano soli. Attendo ordini. –

Arturo si gira verso di me con aria interrogativa. Qui non siamo al cinema e non ho la minima idea su cosa fare.

Meglio lasciar prevalere il buonsenso di mia nonna Iside “quando arriva il lupo scappa”.

– Scendiamo di quota come dicono, dove siamo? –

– Siamo nella parte nord del Mar Caspio, al confine tra l’impero Russo e l’Armenia socialista. – Sull’acqua, La solita fortuna.

– Quanto manca per la terraferma? –

– Qualche minuto. –

– Tergiversiamo fino a quando superiamo le acque, a che quota siamo ora? A che velocità possiamo arrivare? –

– Siamo scesi a dodicimila, in picchiata possiamo arrivare a mach due, poi però dobbiamo nasconderci in una nuvola o dare battaglia –

– Scendiamo lentamente fino a ottomila e vediamo cosa fanno. –

– Sono nervosetti, ma li tengo a bada. Sono anche risoluti, ma sanno che siamo ben armati anche noi e pure loro rischiano la pelle. –

– Ahi, ahi! Mi stanno intimando di restare a quota diecimila, ho risposto che avevo capito di scendere più in basso… due minuti… e risalgo piano… –

Intanto mi sono messo il piumino e i guanti di pelo. Arturo e Jorgo mi guardano perplessi. Comunico loro che me ne andrò dall’aereo e che conviene loro di seguire i caccia senza problemi. E’ me (anzi Arra) che vogliono, quando si accorgeranno che io non ci sono su quest’aereo le cose andranno meglio per tutti.

– Un minuto. –

– Ci stanno comunicando la nuova rotta per una pista a nord di Tabriz in Persia, ci siamo quasi… ecco la terraferma… ora inizierò una curva molto larga.

– Abbraccio i miei compagni sbalorditi, prendo un respiro profondo e vado in stasi.-

continua…

Il Viaggiatore – 31° puntata


mia grecia piccola by Marcello Cividini

– Quello che hai fatto oggi è stato meraviglioso, ma non è così che vanno le cose. Il mondo va avanti anche senza di te. Deve, andare avanti senza di te. Sarebbe un guaio se questo potere diventasse indispensabile alla nostra esistenza. –

– Ma… tutte queste persone che soffrono inutilmente sono un enorme potenziale sprecato! –

– La natura in primo luogo è sprecona. Spreca la vita di infiniti organismi, di innumerevoli animali e pure miliardi di uomini, solo per cercare la via meno peggio alla sopravvivenza della specie.

Le menomazioni non sono curate, oppure inflitte coscientemente, in questo paese e in molti altri, per commuovere la gente. Spesso poter mendicare è meglio che lavorare quando il lavoro non c’è.

Nelle periferie delle grandi città dell’Africa, se cominci a raddrizzare gli storpi, li condanni alla morte per fame. Ci sono miliardi di esseri umani che conducono vite insulse, prive di alcun significato.

Eppure qualche volta, la combinazione fortuita di un paio di catene di aminoacidi, produce il genio che influisce su tutta l’umanità. Non puoi metterti a salvare tutti. –

– Ma tanti, tutti, si meriterebbero una seconda chance e invece sono condannati a irrimediabilmente a soffrire. –

– Vero, ma non spetta a te raddrizzare il mondo o almeno, se ci vuoi provare, è meglio che ti occupi delle cose più importanti, quelle che influiscono su milioni di uomini. Altrimenti sarebbe come costruire il Duomo di Milano con gli stuzzicadenti. –

Francamente il paragone delle singole guarigioni con gli stuzzicadenti è brutale e quasi mi offende, ma rende l’idea. Sospiro, forse ha ragione lui. Ci devo dormire sopra. Torniamo lentamente nella saletta che abbiamo adibito a nostro ritrovo.

Arturo smette di leggere un libro di carta riso con il bordo colorato in azzurro e la copertina di pelle morbida, sembra quasi un breviario. Mi accoglie con un sorriso. Ha parlato con Fulco e ci conferma che le cose si mettono meglio.

Il concetto di un nuovo Concilio non è ancora passato, ma è diventato molto plausibile dopo l’incomprensibile blocco delle loro comunicazioni e mi strizza l’occhio mentre lo dice.

Ora possiamo tornare a Navarra pensa, ma si decide dopo cena. Andiamo insieme nella sala adibita a refettorio e mi sento meno solo. Hanno tenuto da parte la ricotta del mercato per me, la assaggio è fresca e profumata.

Non mi ricordo di cosa parliamo, forse del tempo e a fine cena ci portano anche le focaccine col miele. Per i giovani monaci sembra un giorno di gran festa. Sento sussurrare:

– Camatkara… –

Ad un tratto mi rendo conto che stanno festeggiando me. Cerco di sorridere di rimando ai loro sorrisi e chiedo cosa significhi.

– Miracolo –

Mi rispondono prontamente con rispetto. è una grande responsabilità, ma anche solo essere stato il tramite di questa buona azione, mi dà finalmente un gioioso senso di completezza. Partiamo domani mattina alle dieci.

continua…