Il Viaggiatore – 31° puntata


mia grecia piccola by Marcello Cividini

– Quello che hai fatto oggi è stato meraviglioso, ma non è così che vanno le cose. Il mondo va avanti anche senza di te. Deve, andare avanti senza di te. Sarebbe un guaio se questo potere diventasse indispensabile alla nostra esistenza. –

– Ma… tutte queste persone che soffrono inutilmente sono un enorme potenziale sprecato! –

– La natura in primo luogo è sprecona. Spreca la vita di infiniti organismi, di innumerevoli animali e pure miliardi di uomini, solo per cercare la via meno peggio alla sopravvivenza della specie.

Le menomazioni non sono curate, oppure inflitte coscientemente, in questo paese e in molti altri, per commuovere la gente. Spesso poter mendicare è meglio che lavorare quando il lavoro non c’è.

Nelle periferie delle grandi città dell’Africa, se cominci a raddrizzare gli storpi, li condanni alla morte per fame. Ci sono miliardi di esseri umani che conducono vite insulse, prive di alcun significato.

Eppure qualche volta, la combinazione fortuita di un paio di catene di aminoacidi, produce il genio che influisce su tutta l’umanità. Non puoi metterti a salvare tutti. –

– Ma tanti, tutti, si meriterebbero una seconda chance e invece sono condannati a irrimediabilmente a soffrire. –

– Vero, ma non spetta a te raddrizzare il mondo o almeno, se ci vuoi provare, è meglio che ti occupi delle cose più importanti, quelle che influiscono su milioni di uomini. Altrimenti sarebbe come costruire il Duomo di Milano con gli stuzzicadenti. –

Francamente il paragone delle singole guarigioni con gli stuzzicadenti è brutale e quasi mi offende, ma rende l’idea. Sospiro, forse ha ragione lui. Ci devo dormire sopra. Torniamo lentamente nella saletta che abbiamo adibito a nostro ritrovo.

Arturo smette di leggere un libro di carta riso con il bordo colorato in azzurro e la copertina di pelle morbida, sembra quasi un breviario. Mi accoglie con un sorriso. Ha parlato con Fulco e ci conferma che le cose si mettono meglio.

Il concetto di un nuovo Concilio non è ancora passato, ma è diventato molto plausibile dopo l’incomprensibile blocco delle loro comunicazioni e mi strizza l’occhio mentre lo dice.

Ora possiamo tornare a Navarra pensa, ma si decide dopo cena. Andiamo insieme nella sala adibita a refettorio e mi sento meno solo. Hanno tenuto da parte la ricotta del mercato per me, la assaggio è fresca e profumata.

Non mi ricordo di cosa parliamo, forse del tempo e a fine cena ci portano anche le focaccine col miele. Per i giovani monaci sembra un giorno di gran festa. Sento sussurrare:

– Camatkara… –

Ad un tratto mi rendo conto che stanno festeggiando me. Cerco di sorridere di rimando ai loro sorrisi e chiedo cosa significhi.

– Miracolo –

Mi rispondono prontamente con rispetto. è una grande responsabilità, ma anche solo essere stato il tramite di questa buona azione, mi dà finalmente un gioioso senso di completezza. Partiamo domani mattina alle dieci.

continua…

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