Il Viaggiatore – 35° puntata


mia grecia piccola by Marcello Cividini

– Bel cappello straniero, cosa stai cercando qui? –

– Sto cercando una macchina per andare a Tbilisi. –

– Ah, qui di macchine non ce ne sono… –

E fa un giro largo intorno a me, scrutandomi con aria canzonatoria.

– Posso pagare il disturbo con dieci dinar. –

– Ah, tu puoi pagare il disturbo… –

Fa cenno ad un compagno di avvicinarsi e lo informa.

– Lo straniero vorrebbe tanto una macchina per andare a Tbilisi e vorrebbe pure pagare il disturbo. –

– Eh sì, è proprio un disturbo andare a quest’ora a Tbilisi, perché non vuoi stare qui con noi, forse non ti piace Tsnori? –

E fa cenno ad un altro di avvicinarsi. Non mi piace proprio come si sta sviluppando la situazione. Sono cinque in tutto, ormai intorno a me come in un girotondo. Sono assolutamente sicuri della mia inferiorità, quella umana. Ma loro non sanno.

– Ragazzi non voglio grane (chissà come tradurrà queste parole Arra) se volete guadagnare dei soldini bene, altrimenti andate a casa. –

– A casa? Noi siamo a casa, casa nostra straniero e se hai tanti soldini da buttare perché non ce li dai adesso? –

E si avvicinano ancora. –

– Arra accecali tutti. –

Approfitto subito del loro handicap e li colpisco velocemente con manrovesci, calci e gomitate. Al mio primo interlocutore riservo una bella ginocchiata nelle palle, che doppio con la mano di taglio sul coppino, come nei film.

Aiah! Non sapevo che facesse così male picchiare qualcuno! Lascio che Arra ripristini loro la vista, mentre i malcapitati strisciano via, sorpresi e rantolanti. Solo il primo è rimasto rannicchiato a terra col fiato mozzato.

– Allora ragazzo dove eravamo rimasti, t’interessano ancora i soldini? –

Rantola.

– No… noo… non ci sono macchine. –

Mi verrebbe da dargli un altro calcio in soprannumero, ma non è bello infierire.

Entro nel Municipio per chiedere se sia possibile noleggiare qualche macchina. Mi spiegano che nessuno mi porterà oggi. Hanno fatto le elezioni ieri e per due giorni, durante lo spoglio, c’è il coprifuoco dal tramonto all’alba.

C’è una locanda dietro alla piazza, mi assegnano un ragazzo che mi può accompagnare. I passanti mi additano, la mia fama di invincibile riccone è già in circolo.

Il letto è bitorzoluto, ma la locanda profuma di pulito, con un vago sentore di lavanda secca. Stendo i miei pantaloni neri su misura, sullo schienale dell’unica sedia della camera.

Non ho nulla da fare e dopo essermi rinfrescato in una bacinella d’acqua gelata, torno in piazza.

Entro da una porticina nell’unico bazar di alimentari. Mille anni fa il loro studio era il mio mestiere. Chissà perché in quelli piccoli prevale sempre l’odore acre dei detersivi.

L’assortimento dei cibi è da paese socialista. Scatole di barbabietole, barattoli di cetrioli in tutte le forme e dimensioni. Patate grigie ammucchiate in una catasta contro il muro.

Tre tipi di formaggio tipo feta, in bacinelle di plastica dal colore indefinibile. Quel colore che si ottiene nel bicchier d’acqua per pulire il pennello, quando si usano gli acquarelli.

L’unico articolo che abbonda di scelta sono le salcicce, i salami di macinato. Però non sono insaccati nel budello naturale, bensì in improbabili tubi di plastica dal rosso scuro al giallo paglierino in tutte le gradazioni e i formati possibili.

Grasso, Grassissimo, ancora più Grasso e Grasso Puro Extra. 😛

I biscotti sono polverosi, gessosi colorati in rosa e verdolino. Hanno l’aria di appiccicarsi al palato appena messi in bocca. Le etichette sono terribilmente fuori moda.

In fondo a un cunicolo trovo però una vetrinetta con il caviale del Caspio. Me ne prendo una scatoletta da un quarto di libbra per stasera, quello a grani più grossi. Cerco uno spazzolino da denti e anche un rasoio usa e getta.

Il negozio è labirintico, una specie di consorzio agrario, c’è anche un reparto con le macchine agricole e la ferramenta. Ci sono anche gli abiti da lavoro, la scelta è uguale a quella del negozio di prima.

continua …

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