Il Viaggiatore – 39° puntata


mia grecia piccola by Marcello Cividini

Arturo conosce un ristorante proprio vicino alla Bastille, andiamo a piedi, ora mi piace di nuovo camminare e poi sarà un quarto d’ora.

Ormai è buio e le luci delle vetrine illuminano la strada. Nell’aria un profumo di caldarroste che non avevo mai associato a Parigi, è uno dei pochi business ambulanti rimasti, mi spiega Arturo, sono tutti originari della Corsica.

Il ristorante è sontuoso più o meno nello stesso posto dove mi ricordavo ci fosse la Brasserie Bofinger. Lo stile non è più liberty però, speriamo che le ostriche siano ancora una specialità del locale.

Il menù è a figurine come quelli giapponesi e mi rincuoro vedendo quanta scelta di frutti di mare offra.

Non c’è nulla tipo assiette royale con una scelta di tutto, così ordino un piatto di ogni tipologia di ostriche e altre conchiglie offerte, compresi i ricci e un altro paio di specialità che non conoscevo.

Faccio sfoggio delle mie reminiscenze di lingua francese e ordino Champagne, a volontà, anche qui i monaci benedettini avevano fatto il loro dovere.

Sono anche affamato, l’ultima cosa che ho mangiato era un melograno, che ho sbocconcellato mentre aspettavo che mi venissero a prendere a Tbilisi.

Il pane e il burro finiscono dopo il secondo brindisi, ma ne chiediamo ancora. Qui le Belon non sono quasi estinte e sono così irresistibili che ne ordiniamo altre due dozzine.

Chissà perché il sistema duodecimale continua a resistere attraverso lo spazio e il tempo. Camminando ho elaborato una strategia che mi porterà a cambiare atteggiamento. Sono stufo di essere portato in giro in truppa ad aspettare che gli eventuali nemici tentino di farmi fuori od altro.

Prima devo sparire, studiare meglio la situazione e poi andare all’attacco. E’ ora che mi sbrighi da solo, con Arra insomma. Il volo e l’aggressione sventata facilmente con il suo aiuto a Tsnori mi ha dato la sicurezza che mi mancava.

Lo comunico agli amici all’arrivo del soufflé a l’orange. Sembrano dispiaciuti della mia determinazione, ma ho deciso. Rimarrò in contatto solo con Jorgo, lo chiamerò ogni tanto per avere notizie. Li abbraccio tutti ed esco infilando la strada nella direzione che da noi portava in Rue de Rivoli.

Mi fermo al secondo albergo della via, un internazionale moderno e asettico. Per pagare presento il mio com di platino, ma la transazione è camuffata istantaneamente da Arra.

Per quanto riguarda le telecamere dell’ingresso e tutte quelle altre nel cui campo di ripresa dovessi passare, il mio voltò verrà sostituto in tempo reale con uno anonimo.

Comunque sto perdendo peso, non ho ancora trovato una bilancia, ma la cintura non mente. Se va avanti così in quindici giorni divento pure magro.

Mi sono alzato presto stamattina, Arra è di sentinella posso andarmene a dormire.

continua…

Il Viaggiatore – 38° puntata


mia grecia piccola by Marcello Cividini

Arriviamo al secondo aeroporto, dall’altra parte della città. I viaggiatori si fermano per vedere chi scende dalla limousine.

L’autista corre ad aprirmi la porta e scendo, in pantaloni neri stazzonati, giaccone proletario verdone, scarpe infangate e cappellaccio da spaventapasseri.

Qualche bocca spalancata, occhi sgranati, mi sento fuoriposto, sorrido, faccio ciao con la mano. Scortati da una guardia, che ci attende zelante, passiamo velocemente attraverso le formalità aeroportuali.

Riguadagno il mio posto sul nostro veicolo. Anche Arturo mi abbraccia, e s’informa sul mio stato di salute. Mi consulto con lui sui fatti accaduti.

– Possiamo ormai escludere che il Papato sia stato il mandante dell’ultimo attacco o questo potrebbe essere un nuovo tentativo del Pontefice di concludere la trattativa in un modo vantaggioso? –

– Sei veramente diabolico Marco, forse anche paranoico, ma in fondo potresti anche avere ragione. Non escludiamo nessuna possibilità e teniamo gli occhi aperti. –

Metto vestiti puliti e pesanti, non fa caldo inutilmente nei veicoli militari. Decolliamo fra poco e io ho un piano per questo volo, ma non dico nulla, perché cinque o seimila chilometri sono ancora un sacco di strada.

Mi siedo io davanti nel posto del secondo e appena decollati, parlo a circuito chiuso solo col comandante. Quello che voglio è cambiare la rotta, lo so che si consuma più carburante a non andare diritti per l’ortodromica, ma una volta individuata la nostra direzione, poi siamo prevedibili.

Quindi rotta sud, sud-ovest per dieci minuti voliamo bassi. Chiedo intanto ad Arturo se ci sono altri posti dove possiamo andare invece che a Navarra.

Perplesso mi snocciola una serie di possibili rifugi. Uno mi colpisce la fantasia, le Temple in pieno centro di Parigi.

– Andiamo a Parigi. –

Dico al pilota e lui mi risponde che è un’area con molto traffico ed è difficile essere preso in carico dal traffico aereo civile, con un bombardiere stealth.

Faccia come vuole, ma avvisi la torre di controllo solo all’ultimo momento possibile e gli chiedo pure di evitare di sorvolare il mare per tratti più lunghi di due minuti.

Mi guarda ancora più perplesso, borbotta qualcosa, ma non chiedo ad Arra di dirmi cosa pensa. Sono più tranquillo ora e qui, senza sobbalzi mi appisolo. Atterriamo in un piccolo aero club vicino alla città.

La torre di controllo sarà alta sì e no cinque metri. Prendiamo due taxi e andiamo in centro.

Arturo chiama il custode per far preparare le camere per fratelli e pellegrini. Nessuno sa che siamo qui. Chiedo a Jorgo qualche notizia storica francese. Se per caso una de Medici si fosse imparentata con i Valois o i Borboni. Si gli sembra che qualcosa del genere sia accaduta nel millecinquecento, ma non ricorda esattamente.

Non è che m’interessi particolarmente la storia francese di questa dimensione, era una curiosità di tipo gourmand, giusto per capire le influenze della cucina italiana su quella locale.

Con mia sorpresa non vedo la tour Eiffel. Qui la Bastille non è mai caduta e la celebrano ancora come la lussuosa prigione, residenza dal Cardinale Richelieu.

continua…