Il Viaggiatore – 31° puntata


mia grecia piccola by Marcello Cividini

– Quello che hai fatto oggi è stato meraviglioso, ma non è così che vanno le cose. Il mondo va avanti anche senza di te. Deve, andare avanti senza di te. Sarebbe un guaio se questo potere diventasse indispensabile alla nostra esistenza. –

– Ma… tutte queste persone che soffrono inutilmente sono un enorme potenziale sprecato! –

– La natura in primo luogo è sprecona. Spreca la vita di infiniti organismi, di innumerevoli animali e pure miliardi di uomini, solo per cercare la via meno peggio alla sopravvivenza della specie.

Le menomazioni non sono curate, oppure inflitte coscientemente, in questo paese e in molti altri, per commuovere la gente. Spesso poter mendicare è meglio che lavorare quando il lavoro non c’è.

Nelle periferie delle grandi città dell’Africa, se cominci a raddrizzare gli storpi, li condanni alla morte per fame. Ci sono miliardi di esseri umani che conducono vite insulse, prive di alcun significato.

Eppure qualche volta, la combinazione fortuita di un paio di catene di aminoacidi, produce il genio che influisce su tutta l’umanità. Non puoi metterti a salvare tutti. –

– Ma tanti, tutti, si meriterebbero una seconda chance e invece sono condannati a irrimediabilmente a soffrire. –

– Vero, ma non spetta a te raddrizzare il mondo o almeno, se ci vuoi provare, è meglio che ti occupi delle cose più importanti, quelle che influiscono su milioni di uomini. Altrimenti sarebbe come costruire il Duomo di Milano con gli stuzzicadenti. –

Francamente il paragone delle singole guarigioni con gli stuzzicadenti è brutale e quasi mi offende, ma rende l’idea. Sospiro, forse ha ragione lui. Ci devo dormire sopra. Torniamo lentamente nella saletta che abbiamo adibito a nostro ritrovo.

Arturo smette di leggere un libro di carta riso con il bordo colorato in azzurro e la copertina di pelle morbida, sembra quasi un breviario. Mi accoglie con un sorriso. Ha parlato con Fulco e ci conferma che le cose si mettono meglio.

Il concetto di un nuovo Concilio non è ancora passato, ma è diventato molto plausibile dopo l’incomprensibile blocco delle loro comunicazioni e mi strizza l’occhio mentre lo dice.

Ora possiamo tornare a Navarra pensa, ma si decide dopo cena. Andiamo insieme nella sala adibita a refettorio e mi sento meno solo. Hanno tenuto da parte la ricotta del mercato per me, la assaggio è fresca e profumata.

Non mi ricordo di cosa parliamo, forse del tempo e a fine cena ci portano anche le focaccine col miele. Per i giovani monaci sembra un giorno di gran festa. Sento sussurrare:

– Camatkara… –

Ad un tratto mi rendo conto che stanno festeggiando me. Cerco di sorridere di rimando ai loro sorrisi e chiedo cosa significhi.

– Miracolo –

Mi rispondono prontamente con rispetto. è una grande responsabilità, ma anche solo essere stato il tramite di questa buona azione, mi dà finalmente un gioioso senso di completezza. Partiamo domani mattina alle dieci.

continua…

Il Viaggiatore – 30° puntata


mia grecia piccola by Marcello Cividini

– Da cosa? …sì certo.

– Ha una lesione nel midollo spinale che le paralizza le gambe e la posso riparare in un minuto. Per camminare decentemente avrà bisogno di riattivare i muscoli, ma è il meno. –

Sono d’accordo per provarci e nonostante mi schernisca, Arra mi chiede di stendere le mani sulla testa della donna, per dare solennità alla guarigione e attribuirmi il risultato della sua opera.

Per un lunghissimo attimo il tempo del mercato si congela mentre la vecchia, brandendo la statuetta, si alza in piedi traballando.

Mi defilo e schermato dai compagni riguadagno il parcheggio. Non ho fatto nulla se non imporre le mani, ma avere la possibilità di guarire è una consapevolezza immane, che mi piomba addosso fino a farmi barcollare.

Fino ad ora ho preso tutto come un gioco. Ho scorrazzato qua e là scoprendo a poco a poco i poteri in ballo ma ora le cose cambiano. Quante persone, solo in questo villaggio, possono aver bisogno di una cura! Chi sono io a poter decidere della vita di persone che non ho mai conosciuto!

La responsabilità legata all’esercizio di questo potere mi lascia senza fiato. Ho la bocca secca e mi fischiano le orecchie. Non sono un santo, non voglio essere scambiato per una divinità. Solo ora comprendo intimamente il perché dello strettissimo segreto coltivato dal Papato.

Torniamo al monastero in silenzio, il sole si è nascosto dietro alle nuvole fa un freddo cane. Pare che le diatribe in Vaticano si stiano lentamente sbrigliando, ma la notizia mi lascia indifferente. Gironzolo per ore nei corridoi del monastero e non mi ricordo nemmeno del pranzo.

Mentre cammino passo istintivamente la mano destra a sfiorare il muro di pietra. Quasi avessi bisogno di stare in contatto anche fisicamente con la materia solida.

Jorgo deve aver raccontato quello che è successo e così i pochi passanti mi scivolano intorno senza parlare. Sto sprecando il mio tempo? Potrei essere ora in qualsiasi posto del mondo a raddrizzare storpi, a sanare piaghe, a salvare la vita a bambini e vecchi?

Cosa posso fare per non sentirmi colpevole di non usare al meglio questo potere? Ne salvo dieci al giorno? E perché non cento o mille! Tutti è impossibile. Non posso dire Arra fai tu, è solo una macchina in fondo, ci vuole anche la mia volontà. O quella di qualcun altro.

Potrei passare il testimone. Ci vorrebbe un santo per amministrarlo bene. Se poi non fosse un santo e fosse invece un mascalzone? Il potere corrompe facilmente.

Sì e poi cosa ci faccio da solo in questa dimensione? Ci vorrebbe la mentalità pratica di mia moglie. Lei magari lo metterebbe a riposo nell’armadio quattro stagioni.

Io potrei fondare una nuova religione. Anche se fosse una grande idea, non è originale e poi non è nella mia mentalità. Ho sempre odiato gabbare la gente e soprattutto odiato chi lo fa di mestiere.

Potrei fondare una dinastia. Mi compro cento donnine compiacenti, mi procuro ville e palazzi, anche uno yacht, anzi una nave, mi faccio un esercito di mercenari e mi godo il lusso sfrenato. Senza scopo così solo per divertirmi, per magari un secolo o due?

Acquisto tutte le coltivazioni di cacao o tutte le fabbriche di bulloni e divento un monopolista qualunque? Tutti hanno pensato superficialmente a cosa farebbero in caso vincessero al Superenalotto, ma un conto è dirlo un conto è farlo.

Qui non sono solo le ricchezze in gioco… Jorgo si avvicina con un bicchierone in mano, sembra preoccupato, mi porge la bevanda, un succo fresco:

– Non bevi da stamattina… –

Lo ringrazio, in effetti, ho la bocca inaridita e ingollo rumorosamente tutto il contenuto.

– Hai visto… oggi al mercato? –

– Si certo sei… sei stato grandioso. –

– Non so più cosa fare Jorgo. Ogni momento che passa mi sento colpevole di non usare questa forza per guarire più malati possibile.

continua…

Il Viaggiatore – 29° puntata


mia grecia piccola by Marcello Cividini

Buona la prima,

Arturo ha letto il messaggio su un gobbo fuori campo, come se l’avesse studiato per mesi. E cosi, in modo elegante, li abbiamo minacciati di fare la stessa cosa che hanno fatto loro. Sono contento di me.

Aspettiamo le dodici, ora di Roma, per infilarci nei loro sistemi. Al momento fatidico Arra trasmette il messaggio tre volte a distanza di cinque minuti, utilizzando tutti gli schermi presenti nello stato del Vaticano.

L’intelligence dei Templari, non al corrente della nostra iniziativa, riferisce di un grosso scompiglio in Curia, per cause sconosciute. Possiamo andare a cena soddisfatti. Il riso spagnolo è finito, chissà cosa mi aspetta.

Chissà cosa mi aspettavo qui in mezzo alle montagne, riso basmati jasmine, carotine idroponiche d’alta quota e una cagliata acida di latte di yak. Andrà bene per il mio fisico e poi sono stanchissimo.

 

10°giorno mercoledì 25

Sul mio letto duro ho dormito come un angioletto e ho una fame da lupi. Per colazione si mangia lo stesso di ieri sera, hurrah!

Jorgo mi racconta che a Roma è successo di tutto. Il responsabile delle comunicazioni è stato silurato. I membri della Curia sono tuttora riuniti insieme al Sommo Pontefice e ieri a mezzanotte, per noi due ore fa, hanno tolto i sigilli agli alloggi dei nostri confratelli. Non hanno ancora parlato con loro, ma è già qualcosa.

Jorgo ha portato la mia tutina nera e mi tiranneggia per un’oretta. Sotto la doccia mi sento bene però e tastandomi la pelle dell’addome sento che non è più flaccida ma elastica. Il trattamento Arra mi sta letteralmente ringiovanendo, ormai la spalla sinistra è tornata a muoversi quasi come la destra e per infilare le camicie non devo più fare strane acrobazie.

Mi domando quanti secoli si potrebbe vivere con l’organismo monitorato e riparato quando necessario. Ormai Arra mi risponde, anche se solo penso le domande.

Non succede spesso perché il più delle volte, se non richiesto, la salute non dipende da me. Uno dei miei Viaggiatori è vissuto più di ottomila dei vostri anni, dopodiché si è gettato da una rupe.

Certo sarebbe una bella età e sarebbe anche un’immensa fregatura per l’INPS. 😀

Oggi c’è il sole e Jorgo mi propone di andare al villaggio con il furgone, è giorno di mercato. Accetto con gioia, anche se poi mi accorgo che la temperatura sarà intorno ai meno dieci.

Un giovane bonzo con i sandali ma senza calze, guida un vecchio autocarro col motore a combustione interna. Scendiamo ballonzolando sulla vecchia strada lastricata per quasi un’ora, mentre un panorama incredibile si snoda sotto i miei occhi.

Il mercato del villaggio è poverissimo. Non ci sono turisti, solo gente del luogo. I commercianti stendono uno straccio per terra con la merce, qualche chilo di tuberi, una montagnola di cipolle, magre carote, nulla di verde.

Uno vende un mucchietto di frutta secca, sembrano prugne selvatiche. Un altro vende noci scure e piuttosto piccole. Appoggiati su vecchie assi di legno stanno riso e granaglie in piccoli sacchi di tela. Più interessante il formaggio di yak fresco, meno acido di quello di stamattina.

Il nostro accompagnatore compra tutti e quattro i formaggi stagionati in vendita. L’ometto sdentato è molto contento della moneta d’argento ricevuta e ci regala un pugno di ricotta, gocciolante nel suo cestino intrecciato.

I raccoglitori contrattano lapislazzuli e tormaline colorate con i mercanti. Nella parte più povera si vende di tutto, un vecchio paio di scarpe di cuoio, un mucchietto di legna per accendere il fuoco, piatti sbrecciati, indumenti usati.

Qui, in mezzo a figurine smozzicate di argilla cotta, trovo una statuina di bronzo incrostata di terra, ma di fine fattura. Mi piacerebbe portarla a casa, quale casa? Sarei ricchissimo, ma non ho soldi per comprarla dalla vecchia che la protende verso di me, con la sua richiesta incomprensibile.

Chiedo aiuto al nostro accompagnatore che si china sulla mia interlocutrice. Il giovane monaco mi dice che la statuetta è per me, è un regalo.

Non posso accettare, ma la donna insiste. Dice che io saprò ricompensarla. Questo è un paese dove la sensibilità della gente è assolutamente fuori dal normale. Arra mi conferma che la donna sente in qualche modo la sua presenza.

Vuole che la guarisca.

continua…

Il Viaggiatore – 28° puntata


mia grecia piccola by Marcello Cividini

– Sicuramente darebbe loro fastidio, ma non più di tanto. Il filmato è servito a impressionarli, perché la fonte era fiduciaria. Verso il pubblico mondiale sarebbe molto facile farlo sembrare un normalissimo trucco cinematografico. Con il loro potere ridicolizzerebbero ogni nostra azione in merito. –

– Un messaggio lanciato su tutte le reti sarebbe però una dimostrazione di forza. –

– Ho paura che con un attacco così diretto comprometteremmo le possibilità poi, di indire un Concilio. –

– Potremmo allora solo minacciarlo, in cambio di un atteggiamento più accomodante. –

– Questo li potrebbe anche smuovere –

Fa Arturo.

– Dovremmo dare una dimostrazione tangibile di come possiamo padroneggiare i loro sistemi. –

Mi consulto con Arra per verificare se sia possibile, da qui, influire sui sistemi Pontifici.

La distanza fisica ha poco significato nelle dimensioni in cui posso operare. Posso mandare un messaggio video su tutti gli schermi del Vaticano o anche di tutto il mondo se fosse utile.

Buono a sapersi anche se per ora non è necessario.

– Arturo, potremmo allora lanciare un messaggio di pace per affermare la ferma volontà di non voler distruggere la reputazione della Chiesa Cattolica. Se lo congegniamo bene e lo basiamo sulla delegazione che hanno in ostaggio, magari si arriva a una soluzione. –

Eccomi qui, in un monastero sull’Himalaya, auto-promosso da agnostico convinto a consigliere diplomatico tra la Santa Sede e il rinato ordine dei Templari.

Siamo tutti d’accordo, faremo così. Dobbiamo trasmettere un discorso breve, sincero e credibile. Indovinate chi lo deve scrivere.

Un monaco chiamato da Jorgo ci conduce in un piccolo centro comunicazioni dotato però di tutto il necessario.

Mi prendo qualche ora per scrivere il discorso che lanceremo stasera per noi, a mezzogiorno ora italiana. Torno in camera per concentrarmi, ma non ho la minima idea. A chi mi rivolgo? Al Sommo Pontefice? Mi viene da ridere.

Sua Santità scenda dal trono e la smetta di raccontare palle come state facendo da duemila anni!

Sua Santità metta un po’ di acqua nel suo vino e ci stia a sentire. Facciamo uno scambio, voi indite un Concilio e noi promettiamo di confessarci tutte le domeniche!

Forse è meglio che mi rivolga al Segretario di Stato.

Senta Cardinale smetta di menare il can per l’aia e liberi subito il decano dei Templari, altrimenti vi friggiamo il sistema di comunicazione.

No non va. Forse sarebbe più diplomatico utilizzare il loro linguaggio formale.

Messaggio urgente per il Cardinale Camerlengo Augusto Tal dei Tali. Sua Eminenza, in seguito ai fatti avvenuti nella nostra abbazia spagnola, chiediamo umilmente…

Naaaa… Insomma continuo a scribacchiare e cancellare per due o tre ore. Poi poco a poco le parole si concatenano e ne viene fuori quello che volevo, né ossequioso né debole.

Lo porto subito da Arturo anche per controllare le cariche e l’etichetta… e poi lo deve leggere lui. Chi sono io per il Papa?

Un angolo del centro comunicazioni è allestito con una sedia anonima e le luci sono già piazzate. Una microtelecamera riprenderà il tutto e poi penseremo alla trasmissione. Siamo pronti.

Arturo indossa una giacca nera e una camicia grigio scura, con una grossa croce d’argento appesa al collo:

– Messaggio per il Segretario di stato Cardinale Augusto Bompressi.

Sua Eminenza Reverendissima, voglio richiamare la Sua attenzione sui fatti accaduti nel nostro Monastero di Navarra. Siamo entrati fortuitamente in contatto con la manifestazione di una nuova forza non contemplata nei Sacri Libri.

Non stiamo parlando di una forza sovrannaturale, ma di una tecnologia ancora sconosciuta, in grado di operare su nuovi principi fisici. Questa forza è tale da compiere interventi strabilianti, che hanno tutte le caratteristiche che abbiamo sempre attribuito ai Miracoli.

Lungi dallo sconvolgere la nostra fede, crediamo fermamente che il Sommo Pontefice voglia prendere in considerazione questa evoluzione, per ricondurla nel letto della Dottrina.

Questa stessa trasmissione, ottenuta bloccando facilmente tutti i sistemi di sicurezza Vaticani, è una dimostrazione di una delle molteplici potenzialità di questa tecnologia.

Il nostro padre decano, reverendo monsignor Fulco de Montdidier, è già arrivato da voi in delegazione, per evitare che una potenziale fuga di notizie, possa danneggiare in qualche modo la fede di un miliardo di Cristiani. –

continua…

Luigi ce l’ha fatta ancora


Quanti saranno in Italia a parlare di Personal Branding?

Se lo chiedete a Google sui 372.000 link che corrispondono a “personal branding italia” i primi 6,830 vi portano da Luigi Centenaro.

Sono suoi i libri più venduti sull’argomento ed è talmente gettonato che se volete incontrarlo per caso lo trovate più facilmente nelle stazioni o negli aeroporti.

E’ il nostro campione indiscusso e adesso ne ha inventata un’altra.

Cercando di semplificare l’approccio al suo collaudato sistema di costruzione del brand personale, affinato in dieci anni di studio e consulenza, ha approcciato la sistematizzazione del processo in forma grafica. L’ispirazione viene dal modello di Alex Osterwalder and Yves Pigneur’s, adattato al Personal Branding.

Sarà stata la sua docenza al nostro master SNID del Politecnico di Milano, sarà stata l’esperienza in tutte le scuole che contano nel paese o tutti i libri che ha studiato, ma adesso è sortito con “The Personal Branding Canvas”.

Il suo sistema favorisce la co-creazione e con il download gratuito del modello qui + un bel blocchetto di postit, vi mette in mano uno strumento professionale degno delle migliori scuole del mondo intero.

Certo voi ci dovete mettere la testa e quella si cambia solo con la vostra volontà. 😉

Grazie Luigi per tutto questo lavoro.

PS

Anche il nostro Master utilizzerà “The Personal Branding Canvas”

Il Viaggiatore – 27° puntata


mia grecia piccola by Marcello Cividini

Jorgo interrompe il mio colloquio interiore e mi comunica che le cose a Roma vanno piuttosto male. Il filmato passato dalla talpa ha creato scompiglio, soprattutto in quella parte della Curia che era all’oscuro della verità.

Lorenzo e i suoi accoliti più stretti non hanno ancora rivelato l’inganno e stanno tentando di negare l’evidenza. Difficile, in questo clima, far passare il concetto di un nuovo Concilio.

Fulco e gli altri della nostra delegazione sono confinati nei loro appartamenti e non possono ricevere nessuno. I loro comunicatori sono stati confiscati e quindi le notizie arrivano solo dalla nostra intelligence.

Attendiamo gli sviluppi della situazione. Arra cosa possiamo fare?

Io posso solo proteggere il Viaggiatore cui presto servizio e non posso in nessun modo nuocere ad un altro Viaggiatore, qualunque sia il suo grado di giustizia o nefandezza. Puoi farti venire qualche idea originale.

Non sono mica uno squadrone d’assalto, ma qualche cosa m’inventerò.

Jorgo arriva in tutina nera. Protesto, oggi senza aver dormito avrei diritto di rinunciare al training, ma lui non molla.

Mi fa eseguire solo gli esercizi addominali, solo dieci per tipo, mi promette. Non sapevo che ne esistessero tremila tipi. 😦

Forse è meglio che dorma un’oretta. L’oretta è durata fino all’ora di pranzo, mi svegliano e sono intontito. Gli addominali devono essere attaccati a tutti i muscoli possibili. Gli unici che non mi fanno male sono quelli delle mani e dei piedi.

Dopo uno scoppio di acqua gelida in faccia ricomincio a connettere. Si mangia seduti per terra ed io ho il mio riso hispanico da finire. Se vedo bene quello che mangiano i bonzi sono quasi fortunato.

Il the è nero e forte, declino l’offerta dell’aggiunta di un delizioso cucchiaino di ghee di yak. Sedersi per terra non mi è mai piaciuto, con gli addominali doloranti è pure peggio.

Arra sarà contento di me. Anche se mi piace lamentarmi, mi accorgo che il mio corpo fa progressi e sento rinascere il ricordo di movimenti che la degenerazione dei tessuti aveva relegato all’oblio.

Dopo pranzo, se lo posso chiamare con questo nome, chiedo ad Arturo se possiamo incontrarci per costruire un piano d’azione. Non abbiamo molto da fare qui se non passare il tempo e le gite turistiche a meno quaranta le lascio agli Yeti.

Ci troviamo tutti in una saletta di pietra con scranni di legno e un grande scrittoio. Butto sul tavolo il primo pensiero che mi frulla.

– Cosa possiamo fare noi per sbloccare la situazione a Roma? Abbiamo i mezzi per un blitz per liberare i nostri? Potremmo accecare i loro sistemi ed atterrare con qualche strato plano bellico sul soffitto del palazzo? –

Arturo nega che possiamo oltrepassare le difese del Vaticano, ma il potere che mi protegge istiga in me una volontà di muovermi che non immaginavo neppure.

– Allora io potrei entrare nel palazzo, in modalità invisibile e trovare il modo di aprire una falla. –

– Forse si potrebbe anche fare, ma liberare Fulco non risolverebbe il conflitto in atto. Torneremo solo in fase di stallo. –

Risponde Jorgo. Fa eco Arturo:

– Ognuno divulgherebbe la sua versione e nel controllo dei media sono molto più potenti loro, quindi l’opzione dell’assalto oltre ad essere pericolosa non servirebbe a risolvere molto. –

– E se lanciassimo una specie di ultimatum, minacciando di divulgare su tutte le reti mondiali il film della dimostrazione? –

continua…

Il Viaggiatore – 26° puntata


mia grecia piccola by Marcello Cividini

9° giorno martedì 24 set

Scendiamo con le prime luci dell’aurora che incorona le montagne, su di uno spiazzo libero dalla neve.

Il nostro velivolo viene inghiottito da un hangar su misura, scavato nel fianco del monte. Jorgo m’infagotta in una specie di parka con il collo di pelliccia. Il vento soffia talmente gelido che m’intirizzisce, anche se camminiamo solo una cinquantina di metri.

Sulla porta di bronzo spalancata, ci accoglie un monaco in abito arancione, con una spalla nuda, probabilmente atrofizzata dalla temperatura, che mi dà il benvenuto imponendomi le mani sulla testa.

Finalmente chiudono la porta, che dentro è di legno, imbottita di tessuto rosso. Parla, in non so che lingua, direttamente con Arturo e m’invita a gesti a sedere in un’ampia sala calda piena di cuscini.

Mi offrono un the dell’ospitalità che non posso rifiutare, anche se so che forse avrò bisogno di un giorno per digerirlo. Il the è caldo e sopra galleggiano le inequivocabili chiazze di burro di yak rancido, che il mio naso mi aveva anticipato da lontano.

La prima e speravo l’ultima volta che l’avevo assaggiato, era stata a New York, dove per fare gli spiritosi con gli amici, avevamo provato il ristorante Tibetano. Un sapore così orripilante non si può scordare mai.

Ne sorbisco un poco e tiro per le lunghe. Tutti hanno finito la loro tazza e sembrano aspettare me. Ingollo come fosse l’olio di fegato di merluzzo che mi propinava mia nonna Iside di mattino, quando avevo sei anni, prima di darmi una caramella. Solo che qui niente caramella.

Ora che abbiamo subito il supplizio, alcuni monaci giovanissimi portano delle focaccine ricoperte di miele. Latte e una specie di formaggio fresco. Sto quasi per servirmi quando Jorgo servizievole mi porge una ciotola di plastica con il doppio coperchio.

Ebbene sì, la longa manus di Arra ha fatto si che il mio fratello Enriquez, abbia confidato questo regalino direttamente al fratello Jorgo, solo per me.

Riso di Calasparra integrale bollito con poco sale a diecimila chilometri di distanza dall’Hispania e tutto mio! Lo so è per il mio bene. Tutti gradiscono le focaccine, io gradisco il mio dono hispaniolo. 😦

Mi fanno visitare il monastero. Dicono che abbia quattromila anni. E’ tutto costruito in pietra e s’incunea nella montagna per centinaia di metri. La cosa più sorprendente è una sala grandissima illuminata dall’alto in modo naturale da una serie di specchi.

In questo stanzone a temperatura tropicale coltivano ortaggi e frutta fresca per la mensa.

La mia camera è quella che dovrebbe essere la stanza più lussuosa del monastero. Un letto duro ma ci sono abituato. Una ruota di preghiera. Un tavolo di legno istoriato e due poltroncine, sempre di legno lucido. Una cassapanca di legno di canfora ed un attaccapanni con un piolo.

Senza neanche un libro morirò di noia. Giro la ruota tanto per muovere le mani e Arra mi fa:

Devi girarla nell’altro senso.

Come se facesse qualche differenza!

Non sottovalutare questi piccoli monaci, sono gli unici in questa dimensione ad impiegare le forze della mente in modo cosciente come facevano i miei creatori.

– Però! Ma cosa ci fanno con queste forze? –

Per esempio alcuni sono riusciti a levitare, altri a leggere il pensiero, vivono qui da migliaia di anni e pochi nel mondo moderno conoscono la loro esistenza. Loro sanno che io sono qui.

– Allora siamo scoperti! –

Non esattamente, non hanno la percezione che io sia frutto di una tecnologia superiore, ma captano l’aura che ti circonda e questo dà loro gioia.

Mentre giro la ruota soprapensiero, mi rendo conto che i simboli che passano sotto le mie mani sono gli stessi incisi nel metallo di Arra. Alla mia muta interrogazione Arra risponde:

Generosità, etica, pazienza, diligenza, rinuncia, saggezza, sono simboli molto antichi…

continua…

Il Viaggiatore – 25° puntata


mia grecia piccola by Marcello Cividini

Non riesco neanche a ricordarmi tutti gli incroci, so solo che qualche volta sembra che una gamba o un braccio si possano staccare di colpo.

Finita la tortura quotidiana arriva Jorgo con le ultime notizie. Qualcuno ha filmato la tua esibizione dell’altro giorno e l’ha trasmessa alla Curia di Roma. Questo rende le cose più difficili perché ora sono sulla difensiva.

Fulco con una delegazione è andato a Roma. Credevamo che questo fosse per te il luogo più sicuro, ma ora non ne siamo più certi. È meglio che ci trasferiamo altrove in attesa che le acque si quietino.

Partiamo dopo pranzo. Mi occupo io dei bagagli. Carini, mi portano in giro per proteggermi.

Il riso integrale non era poi così male, ne ho mangiato due piatti. Nel refettorio mi sono divertito però a indovinare la composizione delle pietanze che i camerieri servivano vicino al nostro tavolo, usando la ritrovata funzionalità del mio naso.

Aspetto solo di poterlo provare con il bouquet dei vini preziosi che ora mi posso permettere. Usciamo in truppa su due auto elettriche. Arturo, Jorgo, quattro guerrieri e le gemelle che non vedevo da due giorni. All’infuori dei sogni erotici. 😉

Saliamo su di uno stratoplano con una decina di posti, dalle forme spigolose, sembra un bombardiere militare. Anche l’interno è spartano, c’è un odore dolce, di plastica nuova.

I piloti ci informano delle condizioni atmosferiche e aprono la busta della nostra destinazione segreta. Chiedo a Jorgo come possiamo sfuggire ai controlli aerei e lui mi spiega che il nostro è uno stealth francese, un velivolo invisibile ai radar, stiamo andando in India, in un eremo sulle montagne più alte del mondo.

Ha preso degli abiti pesanti perché c’è la neve. Il decollo è piuttosto turbolento perché già a mille metri ci infiliamo diritti in un cumulo nembo, quelle nuvolette bianche a forma di cavolfiore in grado di sbrindellare in un attimo un aereo di linea.

Sbucati nel sole, voliamo tranquilli. Arturo m’invita in cabina e mi fa assaporare il magnifico spettacolo delle nuvole e del cielo blu scuro dell’alta quota, quasi nero. Tra me e me chiedo ad Arra cosa succederebbe se andassimo in stasi proprio ora. Rimarremmo dentro l’aereo oppure no?

In stasi posso compensare solo il movimento della terra nello spazio e non quello dei veicoli. La stasi annulla anche la nostra inerzia, perciò quando tornassimo reali ci troveremmo nel punto esatto dove siamo spariti, cioè fuori dall’aereo a velocità relativa zero.

Quindi saremmo senza aria e sottoposti alla gravità. –

– Potresti tentare di tenere il fiato per un paio di minuti fino a quando la caduta ci portasse dove l’aria torna respirabile. E poi potremmo levitare fino a terra.

– E se lo facessimo sopra il mare ? –

Potrei solo tenerti a galla mentre avviso la marina di qualche paese che ci venga a prendere.

Ne ho imparata un’altra, dormicchio un poco, niente spumante, niente salmone affumicato, niente camerieri in divisa. Ines o sua sorella, mi ha portato un the di erbe. Berlo mi fa sembrare di essere ammalato.

continua…

IL Viaggiatore – 24° puntata


mia grecia piccola by Marcello Cividini

8° giorno lunedì 23 set

Piove a dirotto fuori, direi quasi una tempesta. Mi sveglia un tuono così forte che fa rimbombare i vetri istoriati. Mi alzo di malavoglia, quasi avessi i postumi di una sbronza.

Ho la bocca amara come quando fumavo un pacchetto di Marlboro al giorno. Arra mi avvisa che sta, a poco a poco, riparando i postumi della sbronza di tutto quello che mi sono bevuto, fumato, ingoiato nei miei anni sregolati. 😦

Devo ripromettermi di fare qualcosa per questo dentifricio monotono. Possibile che in tutto questo maldido pianeta non ci abbia mai pensato nessun altro?

È presto e mi metto la tuta preservativo. Non posso andare in palestra subito, dove saranno le cucine? Chiedo informazioni ad un novizio che si offre di accompagnarmi.

Il fratello responsabile non è ancora arrivato, si scusa un sous-chef di nome Enriquez e mi farà lui da guida. Cinquecento metri quadri, un’infilata di posti di lavoro tutti in acciaio inossidabile.

Pentole e casseruole tutte in rame e acciaio di tutte le misure possibili, fino alle paelle giganti adatte alle feste paesane. Le celle frigorifere sono piene di ogni pietanza immaginabile.

Il banco delle spezie sembra un laboratorio, con bilancini elettronici da farmacista e centinaia di barattoli pieni di bacche, resine, semi, fiori, polveri, estratti, aromi da ogni angolo del mondo.

Se un giorno avrò un castello voglio un banco delle spezie come questo. 😉 Dopo un giro nel reparto macchine si arriva alla bakery.

Qui anticipato da un profumo travolgente, sta uscendo dal forno il meglio della cucina mattutina francese: croissant au beurre, pain au chocolat e ficelles, come delle piccole baguette che si mangiano spalmate di burro fresco.

Mi viene quasi una lacrima. La bakery si apre su di un refettorio ancora semivuoto. Enriquez mi fa accomodare, mi chiede cosa può farmi servire di buono. Arra prontissimo mi ricorda la mia dieta e la lacrima a questo punto mi scende per davvero. 😦

– Sono a dieta, purtroppo e posso prendere solo una limonata, molto abbondante e senza zucchero. –

– Sono appena arrivati da Amalfi gli sfusati, sono i primi limoni di stagione, vedrai che saranno buonissimi. –

Tenta di consolarmi l’amico.

– E puoi mangiare qualcosa? –

– Sì, devo… due giorni interi di riso integrale… – 😦

– Abbiamo del riso completo di Calasparra, uno dei migliori al mondo. Avvisami in anticipo quando vuoi che te lo faccia preparare, perché ci vuole quasi un’ora di cottura. Col sale o senza? –

Indugio a rispondere aspettando il peggio, il consiglio mentale, del mio dottore/aguzzino… salvo!

– Si almeno col sale. –

Mi arriva un caraffone da birreria tedesca, sarà un litro di limonata. Di primo acchito mi sembra acidissimo. Sorso dopo sorso mi accorgo invece della dolcezza intrinseca e del profumo penetrante, quasi violento che mi permea le narici. Lo finisco tutto di un fiato.

Già, solo ora realizzo che le mie narici sono tutte e due libere, 😀 contemporaneamente!

Erano anni che una specie di raffreddore cronico, me ne teneva una a turno, costantemente chiusa. Non ci facevo più caso, ormai mi ero rassegnato.

Quante perdite di sensibilità possiamo accettare prima di annullarci completamente?

Prima di andare in palestra me ne bevo un altro boccale! Enriquez sorride quando passa la comanda. In poco tempo il refettorio diventa affollato e tutto fila come una macchina perfettamente oliata.

Vado in palestra dove Arturo sta già allenando contemporaneamente una mezza dozzina di novizi. Si ferma e ne chiama due ad aiutarmi per entrare nello strumento di ieri.

Click, clack, clock. La routine questa volta è molto più lunga, i movimenti sono più lenti, stretching. Sono costretto ad incrociare le gambe dietro alla schiena a rischio di rompermi.

Il collo è girato da una parte e le braccia dall’altra. I gomiti sono tirati più indietro possibile, mentre le ginocchia sono compresse al petto in una posizione quasi fetale.

continua…

Assolutamente sì …a prescindere


Ma cosa gli è preso a tutti, sono rinscemiti? 😦

Ogni intervistato, sia egli vice-ministro agli affari ingarbugliati, che esperto di deburocratizzazione rampante, ormai rispondono alle domande dirette con un rassicurante… assolutamente sì.

Salvo poi aggiungere tutti quegli argomenti olofrastici che ne sminuiscono la sicurezza, a prescindere dai quali, certo. 😉

Poi, ai giornalisti e alle starlettes, si sono aggiunti gli interpreti illetterati dei reality show e i mentitori professionali che affollano i salotti serali dei talk show.

Ieri  pomeriggi chiedevo telefonicamente ad un collega se ritenesse utile incontrarci di persona… assolutamente sì, la pronta risposta, a prescindere dal fatto che fosse molto occupato, quindi quasi no. 😀

Già Dante realizzava che l’Italiano di allora fosse la lingua del sì. Sì lo farò, sì vengo domani, sì certo ci mancherebbe… sì, yes, da, certamente e ora… assolutamente sì.

Abbiamo sentito dire sì, tante volte a vanvera, che ora non basta più o almeno non basta più da solo.

Basta ascoltare un po’ Simona Ventura e i suoi emuli.

– Mi passi il sale? – Assolutamente sì – Passalo e stai zitto! –

– Sai che ora è? – Assolutamente sì – Chi se ne frega se lo sai assolutamente sì, dimmi l’ora, assolutamente cretino! –

Può darsi che sia arrivato dalle traduzioni letterali dei colloqui americani, dove l’originale absolutely viene spesso usato, senza yes però.

Del resto i traduttori dei film non sono mai stati in USA e non sanno che i pepperoni sulla pizza non sono le note verdure, ma salciccia piccante.

Che i tempi, così insicuri, abbiano contribuito a formare un vago senso di inadeguatezza alla semplice e breve affermazione Sì?

E’ già tranchant, SI vuol dire sì, non forse o quasi e magari,

NO vuol dire no, stop.

Personalmente mi rifiuterò, radicalmente, di ascoltare chicchessia usi a sproposito tale allocuzione.

Assolutamente sì, lo giuro. 😀