IL Viaggiatore – 24° puntata


mia grecia piccola by Marcello Cividini

8° giorno lunedì 23 set

Piove a dirotto fuori, direi quasi una tempesta. Mi sveglia un tuono così forte che fa rimbombare i vetri istoriati. Mi alzo di malavoglia, quasi avessi i postumi di una sbronza.

Ho la bocca amara come quando fumavo un pacchetto di Marlboro al giorno. Arra mi avvisa che sta, a poco a poco, riparando i postumi della sbronza di tutto quello che mi sono bevuto, fumato, ingoiato nei miei anni sregolati. 😦

Devo ripromettermi di fare qualcosa per questo dentifricio monotono. Possibile che in tutto questo maldido pianeta non ci abbia mai pensato nessun altro?

È presto e mi metto la tuta preservativo. Non posso andare in palestra subito, dove saranno le cucine? Chiedo informazioni ad un novizio che si offre di accompagnarmi.

Il fratello responsabile non è ancora arrivato, si scusa un sous-chef di nome Enriquez e mi farà lui da guida. Cinquecento metri quadri, un’infilata di posti di lavoro tutti in acciaio inossidabile.

Pentole e casseruole tutte in rame e acciaio di tutte le misure possibili, fino alle paelle giganti adatte alle feste paesane. Le celle frigorifere sono piene di ogni pietanza immaginabile.

Il banco delle spezie sembra un laboratorio, con bilancini elettronici da farmacista e centinaia di barattoli pieni di bacche, resine, semi, fiori, polveri, estratti, aromi da ogni angolo del mondo.

Se un giorno avrò un castello voglio un banco delle spezie come questo. 😉 Dopo un giro nel reparto macchine si arriva alla bakery.

Qui anticipato da un profumo travolgente, sta uscendo dal forno il meglio della cucina mattutina francese: croissant au beurre, pain au chocolat e ficelles, come delle piccole baguette che si mangiano spalmate di burro fresco.

Mi viene quasi una lacrima. La bakery si apre su di un refettorio ancora semivuoto. Enriquez mi fa accomodare, mi chiede cosa può farmi servire di buono. Arra prontissimo mi ricorda la mia dieta e la lacrima a questo punto mi scende per davvero. 😦

– Sono a dieta, purtroppo e posso prendere solo una limonata, molto abbondante e senza zucchero. –

– Sono appena arrivati da Amalfi gli sfusati, sono i primi limoni di stagione, vedrai che saranno buonissimi. –

Tenta di consolarmi l’amico.

– E puoi mangiare qualcosa? –

– Sì, devo… due giorni interi di riso integrale… – 😦

– Abbiamo del riso completo di Calasparra, uno dei migliori al mondo. Avvisami in anticipo quando vuoi che te lo faccia preparare, perché ci vuole quasi un’ora di cottura. Col sale o senza? –

Indugio a rispondere aspettando il peggio, il consiglio mentale, del mio dottore/aguzzino… salvo!

– Si almeno col sale. –

Mi arriva un caraffone da birreria tedesca, sarà un litro di limonata. Di primo acchito mi sembra acidissimo. Sorso dopo sorso mi accorgo invece della dolcezza intrinseca e del profumo penetrante, quasi violento che mi permea le narici. Lo finisco tutto di un fiato.

Già, solo ora realizzo che le mie narici sono tutte e due libere, 😀 contemporaneamente!

Erano anni che una specie di raffreddore cronico, me ne teneva una a turno, costantemente chiusa. Non ci facevo più caso, ormai mi ero rassegnato.

Quante perdite di sensibilità possiamo accettare prima di annullarci completamente?

Prima di andare in palestra me ne bevo un altro boccale! Enriquez sorride quando passa la comanda. In poco tempo il refettorio diventa affollato e tutto fila come una macchina perfettamente oliata.

Vado in palestra dove Arturo sta già allenando contemporaneamente una mezza dozzina di novizi. Si ferma e ne chiama due ad aiutarmi per entrare nello strumento di ieri.

Click, clack, clock. La routine questa volta è molto più lunga, i movimenti sono più lenti, stretching. Sono costretto ad incrociare le gambe dietro alla schiena a rischio di rompermi.

Il collo è girato da una parte e le braccia dall’altra. I gomiti sono tirati più indietro possibile, mentre le ginocchia sono compresse al petto in una posizione quasi fetale.

continua…

Il Viaggiatore – 19° Puntata


mia grecia piccola by Marcello Cividini

– L’enorme metropoli di Roma mi appare in tutta la sua grandezza dal finestrino dello strato jet privato con lo stemma delle croce che ci sta portando a destinazione.

Jorgo mi spiega che le punte, crociate a loro volta, della croce simbolizzano gli otto culmini del coraggio. Era il simbolo della Repubblica marinara di Amalfi.

Uno steward silenzioso mi serve delle tartine di salmone selvaggio, accompagnate da uno spumante lombardo, forse anche migliore del Loredan veneziano che avevo già gustato.

Deve averne una scorta inesauribile. Ne ho già consumato sei piattini e sono prossimo al limite di capacità umana. Se era solo un aperitivo forse ne ho abusato.

Ormai mi sto abituando a fare il riccone. Arriviamo in un aeroporto privato con una pista cortissima. L’aereo atterra in verticale.

Inservienti silenziosi si occupano del nostro magro bagaglio. La fortezza sorge sul cocuzzolo di una montagna, un monastero dell’anno mille, mi ragguaglia Jorgo.

Saliamo con un’auto elettrica direttamente in un cortile interno del forte. Un guazzabuglio di antenne di tutte le forme sovrasta le due torri più alte. Mi sistemano in una suite, grande il triplo del mio bel loft di Milano … 709D.

Boiserie di noce fino al soffitto, un enorme focolare con alari in grado di sopportare ceppi da un quintale. Gli armadi sono giganteschi, atti ad ospitare decine di passaggi segreti per ogni dove della fortificazione.

Il guardaroba è pieno di abiti grigio scuro della mia taglia e i cassetti della biancheria pure. Il castello sembra completamente autonomo ed impenetrabile a qualsiasi tipo di spionaggio umano ed elettronico.

Chiedo ad Arra conferma di quanto ho intuito e lui conferma, ponendo l’accento sul concetto di umano. Chiaramente un Viaggiatore come me, con l’aiuto suo, sarebbe in grado di superare senza problemi ogni tipo di barriera concepita da esseri umani.

Beh! È già qualcosa, ne deduco che per nuocermi deve venire o il papa Lorenzo VII in persona o il misterioso personaggio della più potente consorteria del mondo.

Mi avvisano che posso scendere per conoscere i Guardiani più influenti del mondo. Entro in un enorme spazio di tufo probabilmente un’antica sala del trono, illuminata da finestroni decorati a piombo.

Gruppi di persone disquisiscono animatamente. Fulco mi accoglie con le sue esili braccia aperte e mi presenta alcuni personaggi importanti di cui non ricorderò mai i nomi.

Suona un campanello argentino e tutti si dirigono verso una porta in fondo alla sala. E’ una specie di anfiteatro con un centinaio di posti e forse non basteranno per tutti. Il soffitto è a cupola, tutto affrescato con scene di caccia, i sedili sono grandi, scolpiti in legno massiccio e pelle rossa, un tantino scomodi.

Alcuni indossano una specie di tunica bianca con la croce di Malta sul petto e un cinturone intarsiato che regge una spada di altri tempi. Finiscono di sistemarsi e miracolo ci stanno tutti.

Su un lato della sala siedono quattro anziani e Fulco al centro. Mi fanno accomodare in uno scranno accanto a loro.

– Fratelli carissimi –

Esordisce il decano.

– Con grande dolore devo comunicarvi una triste notizia. Dopo numerosi secoli di sospetti, abbiamo oggi la certezza che i Papi e tutto l’apparato centrale di Roma, ci hanno tenuto nascosto un segreto in grado di distruggere tutto quello che ci hanno insegnato.

I tanto decantati miracoli nella lunga storia della nostra Madre Chiesa, sono il frutto di una tecnologia a noi aliena. Una tecnologia, talmente superiore alle nostre conoscenze, da rasentare quello che noi siamo stati indotti a credere opera divina… –

Un mormorio crescente percorre la sala, qualcuno protesta.

– Fratelli… vi prego… lasciatemi finire, so che il solo fatto di pensare a quello che comporta per tutti noi, per il Papato e per tutta la Chiesa vi possa sconvolgere, ma è purtroppo la verità. Ho visto con i miei occhi gli effetti di questo dispositivo… –

Altri mormorii.

– Fratelli! Un nostro Fratello venuto da molto lontano, possiede un altro esemplare di questo dispositivo, non so come chiamarlo, questo amuleto ed è qui per testimoniare quello che vi ho raccontato. Fratello Marco puoi venire qua accanto a me? –

Mi alzo in piedi e come d’accordo, comincio a levitare un paio di metri sopra lo scranno tenendo in mano il minuscolo, scintillante gioiello.

continua…