Il Viaggiatore – 40° puntata


mia grecia piccola by Marcello Cividini

13° giorno sabato 28 set

Senza nessuno che mi svegli apro gli occhi che sono quasi le dieci. L’orario di colazione è passato. Esco in una mattinata di pallido sole e m’infilo nel primo posto che odora di caffè.

Cafè Noir è un franchising con il personale in divisa, ma il cafè au lait è decente e le due pastarelle, che si chiamano amandines, sono ottime. E via, sono diretto alla biblioteca sempre aperta e ci passo il resto della mattinata.

Mentre confronto le cronologie storiche dei potentati del mondo, imparo a conversare con Arra senza neanche muovere le labbra.

Comincio a tracciare le varie possibilità, il secondo dispositivo il Due, come l’ho battezzato è comparso nel 1448. Il primo, anzi la prima, sospetta è Lucrezia Tornabuoni, in quell’anno dà alla luce Nannina e l’anno dopo sarà l’ora di Lorenzo il Magnifico.

La sua intelligenza e la sua scaltrezza potrebbero essere state aiutate da Due. La sua influenza aumenta considerevolmente, fa sposare a suo figlio un’Orsini. Ottiene la porpora Cardinalizia per suo nipote che diventerà poi papa Leone X.

Crea movimenti culturali, influenza notevolmente il suo secolo. Alla morte potrebbe aver lasciato Due a Lorenzo che finanzierà lui il viaggio di Colombo nelle Indie.

La famiglia de Medici è tuttora una delle famiglie più potenti. Oppure, in Portogallo nello stesso anno Beatrice d’Aviz, già sposa di Ferdinando del Portogallo e sarebbe diventata madre di Manuel I il Fortunato. Il finanziatore di Vasco de Gama, Bartolomeo Diaz, Pedro Alvarez Cabral ecc.

La famiglia d’Aviz possiede tuttora, metà delle miniere d’oro del mondo. Sempre nello stesso anno Vasilij II Vasilevič Tëmnyj, padre di Ivan III il Grande, dopo il concilio di Firenze, decide di separare la chiesa Ortodossa da quella Cattolica.

Federico d’Asburgo stipula il concordato di Vienna con la Santa Sede e diverrà quattro anni dopo Federico III del Sacro Romano Impero. Le finanze Asburgiche fino allora scarse cominciano a crescere in modo miracoloso.

Sempre nel quarantotto Frederik II Hohenzollern reprime la rivolta dei berlinesi consolidando il potere della sua casata che si evolve fino ai giorni nostri.

In quegli anni in India sembra non succeda nulla di rilevante. A Ceylon però Parâkramabâhu VI comincia a unificare il regno e due anni dopo conquista anche Jaffna. Il suo successore scaccerà poi i Portoghesi che arriveranno nel 1505.

Anche nel Brunei Sultan Bolkiah allarga il suo regno da Singapore alla Filippine e la stessa famiglia regna ancora adesso sullo stato ricchissimo di petrolio.

Uffa si sta facendo complicato. Sto tracciando i contorni della mia strategia, non voglio stare qui a fare da esca per capire chi mi vuole danneggiare. Ora dovrei diventare veramente invisibile. I dispositivi di security sono a posto. Le transazioni economiche sono coperte. Cambierò comunque albergo tutti i giorni per ora.

Vediamo in Inghilterra… dunque Margaret Beauchamp of Bletso la bisnonna di Enrico VIII, vita lunga per l’epoca, settantasette anni, tre matrimoni, porta i Tudor alla vittoria intessendo la guerra delle rose. Potenziale alto.

Arra non mi suggerisce nulla, lo so che non può, devo trovare io il metodo. In Francia in quel periodo potrei prendere in considerazione Luigi XI il Prudente e suo figlio Carlo VIII del casato Valois, che qui non muore per uno stupido incidente nel 1498.

Il cervello mi va in pappa se non mangio qualcosa. Esco e compro un sacchetto di castagne arrosto all’angolo della strada. E’ uno sfizio non un pranzo, ma non ho voglia di sedermi e cammino verso un’area dove vedo esserci più gente.

continua …

Il Viaggiatore – 32° puntata


mia grecia piccola by Marcello Cividini

11° giorno giovedì 26 set

Una delle sorelle mi sveglia alle sette, Jorgo è impegnato in sala comunicazioni. Penseranno loro al mio allenamento dopo colazione.

Pensavo che le ragazze fossero più dolci come personal trainer e mi sbagliavo di grosso, ma il mio corpo fa progressi e ormai non sento più dolore alla spalla.

Una piccola folla ci segue fuori dal monastero mentre ci avviamo al nostro velivolo, tutti i monaci bambini vogliono tenermi per mano. Visto da lontano deve essere buffo, un bozzolo nero imbottito di piumino, con due propaggini mobili arancione che formicolano.

Li saluto ancora dalla scaletta e mi fanno tenerezza. Una forte turbolenza ci sballotta mentre buchiamo le nuvole spesse sopra le montagne. Procederemo a velocità di trasferimento, poco sotto a mach 1 la velocità del suono, alla quota di sedicimila metri. L’arrivo è previsto per le ore dodici e trenta a Navarra. La temperatura al suolo prevista è di cinque gradi.

Quasi caldo mi viene da pensare. Il capitano dà gli annunci come fosse un aereo di linea e non un veicolo militare. Non ci sono paratie inutili, sono seduto in seconda fila su di un traliccio, credo di titanio e microfibra.

Ascolto gli annunci in cuffia perché il rumore è assordante. Vedo i piloti, immersi nei loro strumenti, pochi metri davanti a me. Leggo svogliatamente una vecchia rivista di ingegneria areonautica senza capirci nulla, così tanto per sfogliare le pagine per un’oretta.

Di lì a un tratto sento la tensione salire. I piloti si muovono concitatamente e chiedo ad Arturo, seduto davanti, cosa succede. Devo urlare per farmi sentire e lui scuotendo la testa mi indica uno switch per attivare il microfono personale.

Parliamo, ma non sa nulla pure lui. Si sporge in avanti per farsi notare dal copilota e quello fa cenno con la mano di aspettare.

Io interrogo il mio sistema privato e Arra mi avvisa che due caccia ci stanno intimando di atterrare. Ma non era un bombardiere invisibile?

– Invisibile ai radar non vuol dire che lo sia anche a vista e se qualcuno conoscesse esattamente la nostra rotta, sarebbe facile piazzare un paio di sentinelle sul percorso.

– Come diavolo possono conoscere la nostra rotta? –

Due sono le possibilità o qualcuno dei tuoi compagni l’ha comunicato, oppure un altro Viaggiatore ha usato quello che tu chiami lettura della mente.

– Sono il comandante, due aerei da combattimento ci hanno intimato di scendere e di quota e di seguirli a vista. Potremmo ingaggiare un combattimento, abbiamo otto missili aria-aria, ma siamo meno mobili di loro e non credo che siano soli. Attendo ordini. –

Arturo si gira verso di me con aria interrogativa. Qui non siamo al cinema e non ho la minima idea su cosa fare.

Meglio lasciar prevalere il buonsenso di mia nonna Iside “quando arriva il lupo scappa”.

– Scendiamo di quota come dicono, dove siamo? –

– Siamo nella parte nord del Mar Caspio, al confine tra l’impero Russo e l’Armenia socialista. – Sull’acqua, La solita fortuna.

– Quanto manca per la terraferma? –

– Qualche minuto. –

– Tergiversiamo fino a quando superiamo le acque, a che quota siamo ora? A che velocità possiamo arrivare? –

– Siamo scesi a dodicimila, in picchiata possiamo arrivare a mach due, poi però dobbiamo nasconderci in una nuvola o dare battaglia –

– Scendiamo lentamente fino a ottomila e vediamo cosa fanno. –

– Sono nervosetti, ma li tengo a bada. Sono anche risoluti, ma sanno che siamo ben armati anche noi e pure loro rischiano la pelle. –

– Ahi, ahi! Mi stanno intimando di restare a quota diecimila, ho risposto che avevo capito di scendere più in basso… due minuti… e risalgo piano… –

Intanto mi sono messo il piumino e i guanti di pelo. Arturo e Jorgo mi guardano perplessi. Comunico loro che me ne andrò dall’aereo e che conviene loro di seguire i caccia senza problemi. E’ me (anzi Arra) che vogliono, quando si accorgeranno che io non ci sono su quest’aereo le cose andranno meglio per tutti.

– Un minuto. –

– Ci stanno comunicando la nuova rotta per una pista a nord di Tabriz in Persia, ci siamo quasi… ecco la terraferma… ora inizierò una curva molto larga.

– Abbraccio i miei compagni sbalorditi, prendo un respiro profondo e vado in stasi.-

continua…

Il Viaggiatore – 5° puntata


mia grecia piccola by MarcelloCividini

– Ma hai un nome, un identificativo? –

Nomi me ne hanno dati innumerevoli, qui ultimamente mi chiamavano com perché assomiglio ai loro comunicatori.

– Qual era il primo, l’originale. –

Nella tua lingua non suona, è quasi un rombo, qualcosa simile ad Arrarhantah e una serie di grandi numeri primi.

– Posso chiamarti… Arra? –

Come meglio desideri.

– Perché quelli sono entrati in camera mia? – 

Non volevano te, volevano me. – 

Il mio egocentrismo subisce l’ultimo colpo della giornata.  O il primo del giorno dopo, a scelta. 

– Se puoi fare quello che hai fatto poco fa, puoi riportarmi anche a casa, intendo a Milano 709D ? – 

Sicuro che posso, ma il tuo piano è ora fuori fase, se saltassimo ora rischieremmo di materializzarci in orbita o peggio, cento chilometri sotto la superficie. La mia funzione principale è proprio quella di gestire i Viaggiatori interdimensionali ed impedire che questo succeda. E’ possibile prevedere quando si producono gli allineamenti in alcuni punti focali, solo un paio di ore prima che ciò avvenga e tenere conto di un altro centinaio di variabili che, rispetto alle vostre conoscenze tecnologiche, non potete neanche immaginare. Se vuoi tornare alla tua dimensione di origine ti posso avvisare su quando sarà nuovamente possibile.

– Certo che voglio. –

Non è successo a molti viaggiatori, a volte i miei servigi sono stati molto apprezzati…

Anche se ne so ancora pochissimo, comincio a capire che anche solo la possibilità illimitata di spesa e la smaterializzazione appena avvenuta, possano fare gola a chiunque. 

– Puoi almeno comunicare con mia moglie nella mia dimensione, per farle sapere almeno che sono vivo. –

– Sarebbe possibile se uno dei miei fratelli fosse nella 709D, tramite lui mi connetterei ai vostri sistemi di comunicazione, ma al momento non ce ne sono.

– Come mai parli la mia lingua. – 

Non parlo nessuna lingua, comunico direttamente con la mente di quasi tutte le specie.

– Ma chi erano quelli che sono entrati in camera? – 

Sono guardie mercenarie svizzere, agiscono su commissione di qualche potente.

– Come fanno a sapere della tua esistenza, quanti siete? –

Mi hai mostrato in giro come fossi un giocattolo e probabilmente qualcuno di troppo l’ha notato. Sono stato creato in 391.581 esemplari di cui ormai solo 2.727 sono ancora attivi. In molti mondi siamo considerati una leggenda. Siamo stranamente in tre su questo piano contro ogni probabilità statistica.

– Se riuscivano a prenderti cosa sarebbe successo? –

Quello che mi è già successo un centinaio di migliaia di volte, avrei cambiato Viaggiatore.

– Così semplicemente? –

Non ho mezzi di locomozione autonomi, quindi sono costretto a seguire e servire un solo Viaggiatore alla volta.

Mi viene un’idea balzana che magari funziona.

– Se io ti comandassi di fare il giochetto di prima, “ stare a cavallo” insomma sparire, quando cercassero di rubarti e ricomparire quando te lo chiedo, si potrebbe fare? – 

Si posso farlo se lo comandi, ma non posso spostarmi da solo, quindi tornerei a materializzarmi nello stesso posto in cui sono scomparso. – 

– Allora lo voglio. Se qualcuno dovesse tentare di prenderti dalla mia tasca o dal posto dove ti ho messo io, sparisci e torna materiale solo quando lo chiedo. –

Ho messo al sicuro il mio solo asset in questo mondo e questo mi dà serenità, ma sono stanco e qualche ora di sonno ancora mi spetta, mi avvoltolo nell’accappatoio e torno a letto. 

continua

Il Viaggiatore – 4° puntata


mia grecia piccolaby MarcelloCividini

Ci sono delle panchine in fondo alla scalinata del Duomo, il sole che si sta abbassando già si riflette nella darsena che corona la piazza. Il cielo è sereno, respiro profondamente, mi siedo e mi godo un bel tramonto in una bellissima giornata di settembre.

– Puonasera, pella serata vero? –

Mi giro di scatto, non sono ancora preparato a girarmi lentamente come prescriverebbero i miei proponimenti recenti e vedo la ragazza del negozio, quella che avevo visto quasi nuda.

– Lei è un fiaggiatore? –

– Bbbuonasera… –

La mia parte paranoica sta già galoppando, chi è questa bellona, cosa vuole da me, sa chi sono? Sa da dove vengo…

– Sono in fiaggio anch’io e la moda ti Milano mi fa pazzire. Non etucato parlare con sconosciuti, io ho parlato con tu perché qui non conosce nessuno e come ti vestiti hai uguali miei gusti. –

Non sapevo neanche di avere gusti in fatto di vestire, ma è meglio che stia zitto. Si siede sulla panchina in fianco a me e appoggia a terra, una miriade di sacchetti di carta colorati, Gatti, Paolo Bersan, Attanasio, Sorelle Panzani, GRUK, Penelope…

– Io fengo da Prussia e imparato italiano a scuola… cosa fai ti pello stasera, sono arrifata oggi e non me piace manciare da sola. –

Abbordato da una ragazza tedesca con metà dei miei anni, in piazza del Duomo, che mi da subito del tu, forse il lei non si usa più? Come giornata procede bene.  –

– Si vengo anch’io da fuori, se le… ti fa piacere possiamo cenare insieme, anche se non conosco la città. –

– Ah, io fiducia della mia guida com, è così che ho trovato subito Gatti, mio stilista preferito e lì ho trovato tu. –

Ora so che il mio vestito è un Gatti Originale. Mi sento strano a parlare del più e del meno con una ragazza che non conosco, non sono più abituato, cosa dico ora?

– Wie heisst du? –

Sfoggio tutto il mio scibile sulla lingua sassone.

– Helga… sprechen sie deutsch? –

Mi fa con un sorriso.

– No solo due o tre frasi. Che lavoro fai? –

– Io analista economica all’Unione delle Signorie Europee. –

E ora cosa le dico?

– Lavoro interessante! –

– Non molto troppo, ma me serve per lavoro e così imparo meglio le lingue. Tu vieni dalla Colombia? Hai accento, come tu chiami? –

– Si sono arrivato stamattina e mi sento già lontanissimo da casa, il mio nome è Marco. –

– Che mestiere fai? –

Ahi Ahi! Ci avviciniamo alla zona pericolosa.

– Ho fatto talmente tanti lavori diversi che ormai si mescolano tutti. –

– Ah capito, come è che lo chiamate voi … tuttologo? –

– Ouff … si esatto. –

A pensarci bene è quello che ho fatto tutta la vita, nel mio altro mondo, qui posso considerarmi un perfetto ignorante. Forse chimica e fisica funzionano con le stesse leggi, ma tutto il resto…

– Cerchiamo un posto dove prendere un aperitivo. –

– Grazie buona idea –

Risponde. Ci alziamo e mi offro di portarle qualche sacchetto. Alla destra del Duomo ci sono delle terrazze con alcuni tavolini. Lei ordina una coppa di vino frizzante, io seguo. Pago appoggiando il mio gioiellino sulla zona attivata dello schermo che fa da tavolo. Mi sento vivo, sto quasi flirtando con una tedeschina, al tramonto di una giornata indimenticabile, partita nella nebbia.

Un campanellino d’allarme è però sempre pronto a suonare, mi è sembrato di scorgere un lampo di cupidigia nella mia amica quando ha sbirciato il mio com. Maledetto carattere il mio, non si rilassa mai? E il motto carpe diem? Lei sta chiacchierando, felice con il bicchiere in mano e progetta la serata, io sorrido e rispondo quando necessario. Parla nel suo com che porta appeso al collo, sembra il mio, ma più piccolo, più leggero, con qualche lucetta e tre diamantini. Sta cercando l’indirizzo di un locale tipico milanese da queste parti.

– Tu va bene risotto a milanese in via Spadari? –

– Va benissimo. –

Sarà un mese che non lo cucino e spero che qui non sia cambiato radicalmente come la pizza.

– Devo andare un attimo, cura tu miei sacchetti. –

Passano dieci minuti, poi quindici, il mio campanello d’allarme suona a tutto spiano. Mi alzo, lascio lì tutto e mi allontano in fretta. Mi fermo dietro ad un albero alla massima distanza per vedere il tavolino pieno di sacchetti colorati. Ancora cinque minuti e Helga o una vestita come lei, torna al tavolino insieme a un uomo vestito di scuro. Guarda a destra e sinistra, poi con mia grande sorpresa l’uomo le dà un ceffone e se ne va. Lei raccoglie i suoi pacchi e sparisce.

Sbigottito? Con tutto quello che mi è successo oggi, l’ultimo episodio è quasi normale. Torno in albergo facendo un giro largo, ormai fa buio. Salgo in camera e ordino un risotto alla milanese, sono sempre stato curioso. Intanto che aspetto guardo le notizie sulla parete. Un uomo politico parla noiosamente del bene dei cittadini che devono essere protetti da non capisco quale attentato alla loro privacy. Alluvione in Kaboto… sembra in Africa. La corte Europea di Lovanio ha multato il cartello dei produttori elettrici per quaranta milioni di fiorini. Il primo ministro della Bretagna divorzia da una nota attrice (sic).

Francamente da un telegiornale non mi aspettavo di più. Arriva il risotto sotto una campana di vetro, il cameriere indossa una specie di giacca bianca lunga fino a metà coscia con gli alamari dorati. Il risotto è ottimo, un pochino all’onda come piace a me, almeno una cosa non è cambiata. Non ho un pigiama, non ho una maglietta, non sono abituato a dormire nudo. Per fortuna c’è un altro accappatoio asciutto.

Domani dovrò comprare qualche altro indumento. Lo spazzolino ha una forma strana e il dentifricio è in polvere, al gusto di salvia, gradevole però. Dormo facendo strani sogni. Il com mi parla in una lingua strana musicale, che però in qualche modo capisco. Mi sveglio all’improvviso nel cuore della notte, la voce disincarnata del com mi avvisa di un pericolo. Mi vesto in fretta, caccio in tasca i calzini e meccanicamente chiedo dove andiamo.

Dove vuoi

E’ la risposta.

– Ovunque via da qui. –

Mi sento come sollevare e nello stesso tempo spostarmi, come in assenza di peso e la camera diventa trasparente… Entrano in silenzio due uomini e una donna che va a toccare subito il letto.

– E’ ancora caldo lo abbiamo perso per poco. –

Non mi hanno visto, forse sono trasparente come la camera. Escono in silenzio come sono entrati.

Torniamo?

– sssì –

Tutto torna reale e tangibile. Ho bisogno di spiegazioni, non posso tornarmene a dormire come se niente fosse.

– Dove siamo andati? –

Da nessuna parte. Ho interpretato la tua richiesta, come una necessità urgente di nascondersi e mi sono messo, voi direste a cavallo, tra due piani. Costa un sacco di energia, da qualche parte degli universi, ma quello non è ancora un problema.

– Non avevo la minima idea che si potesse fare una cosa simile. –

Sono molte le cose che il genere umano non conosce.

– Perché tu a che genere appartieni? –

Io sono un servitore, creato quasi un milione di anni fa, per fare da assistente ai Viaggiatori.

Rimango per quasi un minuto con la bocca aperta come un pesce fuor d’acqua, per digerire l’ultima pillola.

continua…

Il Viaggiatore – 3° puntata


mia grecia piccolaby MarcelloCividini

Quasi tutti gli uomini indossano una specie di giacchino sciancrato senza colletto, quattro tasche e pantaloni attillati. Entro in un negozio, magazzino? Guardo i modelli sui video e appoggio le mani sulla tavola. In mano ho però questa volta il mio… com… il tavolo tace, scelgo un modello di colore blu, carta da zucchero, camicia azzurra, doppia biancheria, calze e scarpe, una voce scaturisce dal piano.

il totale è 12,70 fiorini oro, procedere alla cabina di misurazione.

Fiorini? Non mi stupisco più di nulla, dove sarà la cabina? Cerco sulla parete in fondo, dietro alla tenda ci sono un paio di panche e una sola cabina, mi sembra. E’ una cabina tonda luminosa e semitrasparente, occupata da una giovane dai lineamenti banali. Quasi non li vedo perché è in sostanza nuda. Bel fisico, gira su se stessa con le braccia prima in alto e poi stese sui fianchi. Quando girando incontra il mio sguardo mi sorride. Io resto imbambolato con la bocca aperta e farfuglio qualcosa simile alle scuse, mentre mi ritiro oltre la tenda in attesa. Dopo qualche minuto in cui io girovago tra gli schermi tavolo, lei fa capolino con un vestito rosso fiammante. Mi sorride ancora ed esce. Beh almeno questa non m’insulta. Entro nella cabina e una voce elettronica mi fa:

è necessario spogliarsi prima di prendere le misure…

Esco mi levo giacca, pantaloni e camicia e rientro.

è necessario spogliarsi prima di prendere le misure… lasciare il com fuori della cabina…

Ripiego tutto accuratamente sulla panca, nascondo il mio com in una scarpa, è la cosa più preziosa che ho. Rientro nella cabina luminosa in calzini e mutande …bagnate, sono solo in un’altra dimensione. Se non fosse tragico ci sarebbe da ridere.

alzare le braccia

La piattaforma gira.

abbassare le braccia lungo i fianchi… misurazione terminata … può ritirare il suo completo farsetto, pantaloni e accessori, confezionati su misura fra un’ora.

Mi rivesto penosamente ed esco, faccio il giro dell’isolato. Non voglio farmi notare più del necessario intanto che aspetto. Ci sono un sacco di canali in questa Milano. Le auto sulla strada sono silenziose, penso siano elettriche, di due colori, la maggior parte gialle e poche bianche. Questo palazzo, con tutti questi cinesi che vanno e vengono con borse e sacchetti forse è un albergo, seguo il flusso ed entro. Sì dovrebbe essere un albergo o qualcosa di simile. All’interno in un corridoio s’intravvedono stanze/negozio piene di schermi video che mostrano gioielli. In fondo una porta si apre e vedo quello che cercavo spasmodicamente solo un’ora fa. La mia idea era giusta.

Mi piacerebbe anche sedermi sui divani dell’ingresso, ma con i pantaloni bagnati non sarebbe gradevole, né per me né per i divani. Con calma esco per far passare il tempo di consegna, è incredibile che siano appena le tre del pomeriggio. Intanto che aspetto cerco i posti dove la gente va a mangiare e ne scopro un paio di probabili. Uno con un’insegna che raffigura una melanzana e un peperone rosso, sarà un vegetariano piccante? L’altro una rassicurante pizza. Ah! Ce n’era anche uno con due pesci incrociati che non era un pescivendolo, ma era una cappella di non so quale religione. Ritiro la mia roba e torno all’albergo.

All’ingresso nessuna reception, solo l’onnipresente piano/schermo con le scelte video. Ho preso una camera che costa un fiorino al dì, pagato con il com. Salgo al quindicesimo. Vado subito in bagno, lascio cadere i vestiti sozzi per terra e mi fiondo nella doccia. E’ già la seconda doccia oggi, pensiero buffo. Ci passo almeno mezz’ora, ho la testa in subbuglio ma lascio con pazienza che l’acqua sciacqui via anche l’ultima umiliazione. Mi avvolgo nel bianco accappatoio di un tessuto assorbente a nido d’ape che non so riconoscere. Mi sdraio sul letto e faccio il punto. Prima i lati positivi. Sono tutto intero e ho vestiti nuovi, un mondo nuovo da esplorare, un conto spese apparentemente illimitato. In compenso non ho la minima idea di come tornare a casa, le informazioni sul mio “amuleto” e chi me le può dare sono fuorilegge, non ho idea da dove vengano i soldi per pagare i miei conti, non so come funziona questo mondo e ho fame.

Devo muovermi a piccoli passi, vestirmi e provare a farmi una pizza. Mi rimiro nel nuovo vestito. Mi sembro inconsueto, ma la giacca sciancrata mi dona. Le scarpe sono morbidissime, la camminata elastica. Memore di Marco faccio un pacco dei miei vestiti vecchi e li porto fuori con me. Mentre mi dirigo dal pizzaro, getto il mio pacco in un cestino della spazzatura pneumatico. Il locale è semivuoto, data l’ora. Entro e una cameriera in carne ed ossa mi chiede se voglio una delle pizze loro specialità, fiorentina, colombiana o milanese.

– Nnn… non c’e la napoletana? –

– Se proprio la preferisce la ordino subito, cosa beve bianco o rosso? –

– Stavo per dire birra ma, mormoro bianco. Mi siedo su di uno sgabello alto, parecchio scomodo. Volevo passare inosservato, ma noto che la cameriera confabula indicandomi con la testa, poi sorride. Mi rassicuro e guardo intorno. Il locale è pulito e profuma di pane appena cotto, lo stesso profumo che si sentiva fuori, forse marketing olfattivo per attirare i clienti. La mia ordinazione arriva veloce. Una bella pizza, alta quattro centimetri e larga venti, piena di formaggio fuso e ricoperta di fettine di patata, rucola, formaggio grattugiato, con fiocchetti di burro che stanno ancora finendo di sciogliersi. 😦 Faccio per protestare, ma qualcosa nel retro del cervello mi ferma.

– Non sarebbe nella lista, ma non essendo nell’ora di punta, il nostro pizzaiolo napoletano l’ha fatta apposta per lei. –

E mi lancia un sorriso. Attacco l’obbrobrio con un po’ di patema, ma il mio stomaco brontola. Non è male, sarà un mattone, ma tanto ho sempre avuto difficoltà a digerire la pizza. Sarei curioso di provare quella fiorentina… meglio un passo alla volta. Devo trovare un trattato di storia, finora non ho visto neanche un libro e un solo giornale in e-paper. Pizza e vino mi costano cinque pezzi che liquido appoggiando il mio com sulla piastra del negozio. Ci saranno le mance… boh?

Giro l’angolo e mi trovo in Piazza del Duomo. Mi fa un effetto strano, in piazza c’è l’acqua e un po’ di barche dalla forma insolita. Il Duomo stesso mi pare leggermente diverso da quello che conosco, non so, qualche statua in più o in meno. Metto una mano in tasca e richiedo al mio com le coordinate per la biblioteca. Non è la stessa di prima, ma sempre sottoterra. Qualche giovane in fondo alla sala fa casino e ridacchia. Mi siedo ad un tavolo con lo schermo di ricerca e scelgo storia. La Grecia, Giulio Cesare, Carlo Magno, Cristoforo Colombo… millequattrocentonovanta scoperta della Colombia… spedizione finanziata… da Lorenzo il Magnifico con due caracche… la Bianca e la Nannina… ecco dove c’è stato lo split… ecco perché la moneta è il fiorino. Allora gli spagnoli?

Salto le schermate per andare alla geografia politica… mi è subito evidente il nord Amer… no Colombia? E’ pieno di città dai nomi noti Genova, Novaroma, Florentia, Nova Pisa, Venetia, Augusta Bononia… resto di stucco. Sembra quasi una storiella inventata su misura per intrigarmi, ma sono qui in carne ed ossa. Gli inglesi e i francesi si dividono il freddo nord della Colombia settentrionale, Spagna e Portogallo il sud del continente. Venetia domina le coste slave fino alla Grecia e al mar Nero. Cina e India hanno i confini un poco diversi, ma sono sempre lì. Mancano all’appello un sacco di paesi e ce ne sono tanti altri nuovi, che tengo per quando avrò più tempo.

Questa deve essere una mania di noi Milanesi… Avere più tempo. Non ho più nessuna scadenza, almeno che io sappia, se non la rata mensile dell’automobile che non uso quasi mai, nella Milano 709D, ormai lontana chissà quanto. Anche mia moglie e i miei amici sono più lontani di un milione di anni luce. Cosa posso fare di più? Allora perché corro? Sarà perché la vita negli ultimi anni mi ha insegnato a fare così. “Early bird catch the worm”, dobbiamo sempre correre prima degli altri per prendere il vermetto al posto del nostro concorrente.

Già Orazio ci ammoniva di afferrare il giorno, di non perdere nemmeno una stilla di quanto il tempo ci regala. Allora il mio principio adesso potrebbe tornare ad essere il “Carpe Diem” che mi piaceva tanto? Deciso, farò così. Soddisfatto della mia risoluzione mi rilasso e mi appoggio al morbido schienale della poltroncina. Quello che ho imparato oggi mi basta, esco dal sotterraneo e ritorno in piazza, quella del Duomo naturalmente.

continua…

Il Viaggiatore – 2° puntata


mia grecia piccolaby MarcelloCividini

Guarda che tipi s’incontrano oggi, sarà meglio tornare alle vecchie abitudini e non dare confidenza ai tipi strani. Effettivamente il sole sembra più caldo. Respiro profondamente allargando le braccia ad occhi chiusi. Ok, torniamo a casa a guardare la posta elettronica.

Attraverso la strada silenziosa… silenziosa? Dove sono finite le macchine? Ho sempre portato gli occhiali e la mia visione reale del mondo è limitata a pochi metri, ma le ombre più distanti mi sembrano molto più alte. E l’aria è così sottile, come nelle giornate ventose d’inverno, tiepida però. Giro l’angolo e dopo pochi metri trovo un muro.

Mi giro perplesso, non sarò mica rincoglionito così di colpo, da non trovare la strada di casa. E’ così che si manifasta l’Alzheimer, senza preavvisi? Possibile che di colpo non riconosca neanche una delle vetrine della mia via? Vetrine? Qui c’è una superficie di materia dura ed elastica allo stesso tempo, sembra silicone indurito. Giallo a righe nere… Pericolo… un codice universale a ricordare i colori delle vespe, forse è meglio che mi tolga da qui. Non faccio nemmeno a tempo a voltarmi e un’apertura si spalanca mentre un grosso veicolo a strisce gialle e nere sfreccia fuori, passando a pochi centimetri dal mio piede che evita miracolosamente lo spiattellamento. Cosa mi succede, devo chiedere aiuto a qualcuno, devo farmi accompagnare a casa? Mi rivolgo ad una giovane donna vestita di viola con i capelli rasati:

– Scusa non ci vedo bene, dove siamo? –

– Scouzza sarai tu, vecchio scem –

E tira dritto lanciando improperi senza neanche darmi il tempo di ribattere. Cammino piano per qualche minuto con un lieve senso di stordimento, sul marciapiede alto. Provo con un altro passante, una donna con qualche anno in più e i capelli nerissimi e corti:

– Buongiorno, per piacere potrebbe dirmi in che via siamo? –

Mi guarda stralunata indicando una direzione con la mano e dice:

– Kastello –

In effetti, scorgo da lontano una sagoma nota, ma devo camminare ancora un bel mezzo chilometro prima di distinguere la torre del Castello Sforzesco e fa caldo. Toh! Non lo sapevo, hanno riempito di acqua il fossato. Così sta proprio bene, con le mura riflesse nell’acqua ferma. Come sono arrivato fino a qui? Sarà già la demenza senile o una forma di Alzheimer intermittente?

Vado dritto in via Dante e… c’è l’acqua. Alcuni battelli dalle forme moderne sono attraccati alle rive. Sembra Venezia… con palazzi di vetro però. Seguo come in tranche un gruppo di persone chiassose, eleganti, vestite di scuro. Non capisco una parola di quello che dicono, sembrano cinesi, però molto più alti. Entrano in un grande magazzino, scale mobili in tondo, senza gradini. Musica soffusa, elettronica penso, che imita un carillon. Si dirigono verso un banco di alluminio, trafficano un po’ e ciascuno ha in mano un bicchiere con qualcosa dentro. Vado anch’io al bancone. Il piano è uno schermo piatto che raffigura un’infinità di bottiglie e bicchieri decorati con frutta, gelati, ombrellini, ecc. L’avevo visto in un film, scorro le mie mani sul piano e le immagini si muovono in sincronia con le mie mosse.

rivela il sistema di addebito

Una voce suadente e strascicata scaturisce dal piano.

– Stavo solo guardando – Farfuglio…

accettiamo tutti i com, prego specificare

Tolgo le mani dallo schermo e quello zittisce. La rivelazione arriva e mi colpisce in modo quasi fisico, traballo e mi appoggio al tavolo.

A scuola un sacco di anni fa, durante le ore di lezione, per passare il tempo senza annoiarmi, leggevo romanzi di fantascienza. Se non sono rinscemito all’improvviso sono a Milano2 come diceva Marco, seppure quello era il suo nome. Milano2 di un universo parallelo. Cosa faccio ora? Mia moglie, la mia famiglia… gli amici… la casa ? Sul tavolo un foglio dimenticato cambia immagine appena lo tocco… solo i titoli niente testo… inaugurata la festa dei Navigli… la delegazione Mongo completa l’acquisto delle Aziende Energetiche Italiane… firmato il trattato a Florentia…

Devo ragionare alla svelta, devo tirare fuori quelle palle che ho lasciato addormentare. Che numero di piano aveva detto il sedicente Marco? In genere mi ricordo facilmente i numeri, 709 ma che lettera? T? mmm… prima aveva detto qualcos’altro… hex… ah si hex, esadecimale, allora non può essere T sarà D, 709D. Dovrei presentarmi alle autorità? E che storia racconto?

Devo trovare la biblioteca. Infilo la mano in tasca e trovo il maledetto amuleto scintillante di titanio o qualche altro cazzuto metallo prezioso. Lo scruto come se potessi vederne l’interno, ha una fila di sedici forellini su ogni facciata. Ognuno lampeggia con ritmi e colori differenti. Lo porto vicino alla bocca con circospezione e mormoro… Milano 709D. Niente. Forse lo devo dire più forte, mi guardo intorno e riprovo. Nulla. Un’idea… un’idea, una volta ne avevo un casino, provo a dire…

– Dove sta la biblioteca? –

Sento una vibrazione, quasi una voce che non viene da nessuna direzione, la sento risuonare dentro la mia testa.

esci e gira a sinistra

E’ il comunicatore, mi guida, ho chiesto e ha risposto. Esco più sollevato con il giaccone sul braccio. Nessuno nella strada ha il soprabito e Marco l’ha buttato via subito, nel cestino della spazzatura. Ma è mio, della mia dimensione, cosa ho d’altro? Il portafogli, le chiavi di casa, monetine, orologio, fazzoletto, una pila tascabile al litio modello C.S.I., l’iPhone. Lo accendo, aspetto la rotellina che gira, gira, gira, non trova nessun gestore. Non lo getto perché l’ho pagato un casino, solo per fare invidia agli amici, ma mi sento ancora più stupido.

Seguo le istruzioni del mio Com… come ha detto la voce del tavolo del bar? Accettiamo tutti i com. La prossima volta provo se questo è un com accettabile per pagare. Mi aspettavo che la biblioteca fosse un palazzo pieno di libri, invece è un sotterraneo con tavoli video. E’ semivuoto e nessuno mi chiede nulla. Mi siedo e scorro gli innumerevoli argomenti proposti senza trovarne uno che faccia al mio caso. Provo con la ricerca… ma qui non hanno Google? Sembra di no. Una parte del tavolo rappresenta una tastiera, strana, ha tutte le lettere, anzi di più e anche le sillabe più usuali. Faccio parecchi errori di digitazione, ma il tasto di ritorno è ben visibile. Compito

– Universi paralleli –

soggetto non trovato

– Fisica dimensionale –

soggetto non trovato

– Viaggi dimensionali –

soggetto non trovato

– mondi paralleli –

soggetto non trovato

– Comunicatore interdimensionale –

– Bingo! –

Dispositivo immaginario che consentirebbe il passaggio tra differenti piani dimensionali. Secondo le teorie di Paul Mharkovitz, esistono punti di risonanza tra detti presunti piani. L’eccitazione di un campo dinamico di sufficiente potenza, potrebbe consentire il passaggio da un piano all’altro. Il suddetto Paul Mharkovitz è tuttora ricercato per truffa e sottrazione di fondi ai danni dell’Università di Losanna. Chiunque avesse informazione sul soggetto è tenuto ad informare la Milizia. La documentazione riguardante le sue teorie ed esperimenti è stata sequestrata e considerata fuorilegge.

Mi guardo attorno affranto, ma comunque circospetto. Forse mi conviene alzarmi ed andarmene subito. Non sono mai stato paranoico, ma qui il mio istinto di sopravvivenza è sicuramente in stato di allerta. Esco velocemente e mi allontano di qualche isolato. Cerco i negozi, ma non vedo vetrine, ci sono poche scritte e tante immagini. Ci sono tante pareti di vetro e all’interno, schermi video sottilissimi e semitrasparenti, verticali e orizzontali come al bar.

Mi scappa tantissimo di orinare, stamattina ho preso la mia pillola per l’ipertensione… Dove lo trovo un cesso? I bar, non riesco a distinguerli, forse un albergo, i miei vestiti strani darebbero meno nell’occhio. Mi scappa già da un paio d’ore e ho fatto di tutto per trattenermi. Un dolore sordo e pungente al basso ventre, m’impedisce ormai di pensare. Come trovo un albergo in una città senza insegne scritte? Girovago come un disperato ancora per qualche minuto e poi succede l’irreparabile.

Mi piscio addosso, sorrido per la meravigliosa sensazione di liberazione, come un cretino, mentre procedo a piccoli passi per non farmi vedere. I miei liquidi scivolano caldi all’interno delle gambe e poco dopo… freddo, bagnato, puzzolente, vergognoso. Non mi era più successo dai tempi della culla. E pensare che a Milano 709D stamattina, non avevo idea di cosa fare oggi. Indosso il giaccone per coprire, almeno visivamente, le appariscenti macchie umide. Per prima cosa ho bisogno di cambiarmi.

continua…

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Il Viaggiatore – 1° puntata


mia grecia piccolaby MarcelloCividini

La fortuna aiuta le menti preparate

martedì 16 nov

– Se mi paghi da bere ti racconto una storia… –

Non mi piacciono quelli che chiedono la carità, i postulanti e gli ubriachi men che meno. In vita mia non ho mai passato il segno e i deboli mi fanno magari pena, ma cerco di evitarli. E poi questo ha un accento strano. Ho un sacco di roba da fare oggi. Cancello la sua immagine e mi prendo il mio cappuccino Illy, con cacao e un kipfer alla crema. Eppure stamattina, mentre sciacquetto in bocca il cappuccino, realizzo che qualcosa è cambiato. Mi rendo conto di colpo che in realtà, non avrei proprio nulla da fare. Le cose urgenti sono per domani. Chissà che urgenza poi, devo andare dal medico di famiglia per farmi prescrivere le pastiglie per l’ipertensione. Poi devo andare all’INPS per rivedere il calcolo della pensione, come se potesse cambiare. Devo pagare la trentaduesima rata della macchina, di solito parcheggiata sul marciapiede sterrato. Beh posso anche offrire da bere a quel tizio. Gli apro la porta e dico:

– Allora cosa prende? –

– Non qui in pasticceria. –

Dice lui, questo negozio non è di suo gradimento?

– Andiamo alla privativa dell’ARCI nella prossima via, costa meno e ci si siede al caldo. –

Cammino quattro passi dietro a lui, giro l’angolo e entriamo nel primo portone. Dentro il cortile, tipico della vecchia Milano, una vetrina a quadrettoni di vetro, ormai resi opachi da migliaia di pulizie sommarie, ci accoglie. Puzza di vino e di fumo stantio, un vecchio biliardo Hermelin in fondo alla sala, tanti tavolini quadrati, ma è caldo e tranquillo. I vecchietti che giocano a carte arriveranno dopo. Dopo la visita dal dottore della mutua. Dopo l’aver pagato la bolletta del gas. Dopo aver portato a casa la spesa fatta al mercato rionale.

– Io mi chiamo Marco e tu? –

Fa come fosse il padrone di casa, si toglie un giaccone consunto e spadellato, un Barbour come il mio. Sotto indossa una giacca di velluto a coste verdone, frusta e sdrucita dall’aria vagamente familiare, che in altri tempi doveva aver fatto bella figura nelle vetrine di Corso Vercelli. Mi porge la mano, asciutta e ferma e fa… fa anche il saluto massone. Io non sono massone ma Aldo, un vecchio amico me lo aveva insegnato tanti anni fa. Io lo faccio sempre, automaticamente ed ogni tanto scopro qualche “fratello” .

– Anch’io mi chiamo Marco. –

– Già –

Risponde sottovoce.

– Non per farmi gli affari tuoi, ma quanto pesi? –

Certo ‘sto tipo è proprio fuori, stiamo al gioco.

– Centodieci chili. –

– Ottimo. –

E ordina verso il bar un fernet Branca, a quest’ora è roba da alcolizzati, ma mi sembra sobrio, io prendo un caffè. Si siede ripiegando il giaccone sulla sedia accanto. Un cameriere con i capelli riportati ci serve in silenzio. Chiedo un po’ di latte a parte e mentre il cameriere si allontana, con aria misteriosa e guardandosi in giro mi fa…:

– Vengo da un altro mondo. –

Mi sibila Marco dall’altra parte del tavolino. Si buonanotte, non sarà ubriaco ma è matto di sicuro. Mi viene da alzarmi, poi noto che ha in mano un piccolo aggeggio, sembra un coltellino di acciaio inossidabile, ma più largo. Lo posa sul tavolino con cautela.

– Prendilo, guardalo. –

Mi dice. Lo raccolgo è massiccio, pesante, non vedo nessuna fessura, sembra tra titanio e platino. è più caldo della mia mano, ha una fila di forellini minuscoli che emettono raggi di luce multicolori. Non ho mai visto dei led così piccoli e così luminosi, se sono led… sembrano quasi microscopici laser Sotto la fila di lucine sei simboli, incisi nel metallo come fossero dei caratteri incomprensibili.

– Che cos’è? –

Sono veramente incuriosito.

– Questo è un comunicatore. –

Sono un fanatico dei gadget tecnologici ma, telefonini così piccoli ne ho visti solo in fotografia, penso prototipi unici, in internet. Alcuni laboratori si specializzano in micro-macchine che realizzano in pochissimi esemplari supercostosi per le fiere di settore. Apprezzo la finitura raffinata, opaca da una parte e liscissima dall’altra, di questo gioiello di micro fattura. Mi complimento per la squisita fattura dell’oggetto e Marco aggiunge:

– Se vuoi viaggiare tra i mondi, se ne vuoi davvero uno anche tu, devi venire con me. –

La cosa si fa complicata, ma l’aggeggino che tengo tra le dita e non so nemmeno cosa sia, ha già suscitato la mia cupidigia. Oggi è proprio un giorno fuori dell’ordinario. Marco ingolla il suo fernet, si rimette il soprabito e fa cenno di uscire. Io sono ancora seduto, con la tazzina mezza piena in una mano ed il “comunicatore” nell’altra. Il mio pollice continua a strofinarne la superficie liscia, quasi fosse un ipnoglifo. Poso la tazzina bruscamente e qualche goccia schizza sul tavolino di formica. Mi alzo alla svelta, farfugliando scuse per il caffè versato, pago e seguo precipitosamente il mio anfitrione che già trotta una diecina di metri avanti a me. Attraversa la strada e si avvia in una stradina del parco. Un pallido sole campeggia tra i rami spogli e Marco si siede sulla prima panchina.

– Dammi il comunicatore e siediti, qui. –

Quasi non riesco a staccarmelo dal dito e lui mi fa.

– Allora, come ti ho detto prima, se ne vuoi avere uno anche tu, devi fidarti e venire con me. –

– Venire dove, a fare che cosa?-

Rispondo, sempre sospettoso.

– A Milano2, a casa mia. –

Milano due è lontanino, in pratica Segrate, ma lì le case una volta erano di lusso. Poi cosa ho da fare oggi?

– Andiamo. –

Marco prende il comunicatore lo porta con rispetto alla bocca e dice distintamente.

– Milano2 –

Mi viene da ridere, ma mi viene anche un capogiro. Mi sembra pure di avere più caldo. Marco si toglie il Barbour e fa:

– Qui siamo indietro di due mesi, puoi toglierti il soprabito. –

Lo guardo inebetito e lui si mette a ridere.

– Benvenuto a Milano2 o AE31 come preferisci. Io sono finalmente tornato a casa, tienilo tu questo gioiello, il comunicatore interdimensionale, ci rinuncio adesso è tuo. –

E me lo piazza in mano.

– E grazie per il fernet. –

Fa una palla del giaccone e lo getta in un cestino dei rifiuti che lo risucchia rumorosamente, mentre s’incammina.

– Cosa… come… dove vai?… –

E la voce mi svanisce in un sussurro. Ritorna sui suoi passi come a ricordare qualcosa e mi fa:

– Beh, il numero del tuo piano te lo devo. La tua Milano è al piano hex 709D. Vai in una biblioteca pubblica e impara a usare il comunicatore, tienilo caro, ti sarà prezioso. Buona fortuna… ah no, da voi porta sfiga, si dice in bocca al lupo addio. –

– Crepi –

Sussurro meccanicamente, mi risiedo sulla panchina e mi gratto la testa.

continua…

per non perdere neanche una puntata clikka sul pulsante che trovi nella colonna di sinistra 😉  Schermata 2013-04-10 alle 15.16.31

Su Twitter avevo iniziato…


…a pubblicare il Viaggiatore 140 caratteri alla volta!

Schermata 2013-04-07 alle 22.35.48

Sì è + di un anno che posto pezzettini di romanzo. La cosa ha ottenuto qualche estimatore, più x l’idea che altro. 😉

L’altro inconveniente è che per leggere i Tweet vecchi bisogna ricercarli all’indietro. Quindi chi mi ha seguito su @Il_viaggiator merita un sacco di considerazione.

Potrei ripubblicarlo qui, a capitoli… e annunciare, man mano su Twitter, che è disponibile una nuova puntata. Almeno durerebbe x un po’.

No, ma non  vi farei aspettare 3.214 giorni come le puntatine di 140 caratteri. 😛

Meglio una pagina al dì oppure è meglio una decina alla settimana, come sui periodici di una volta?

Fatemelo Sapere 😉

Intanto guardatevi il promo casalingo.

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Il 3° romanzo non ha ancora il titolo


mia grecia piccolaby MarcelloCividini

Un supereroe al contrario.

La sua dote, se così si può chiamare, è strana… porta Scalogna.

Basta che si interessi a qualcuno o a qualcosa e le infinite probabilità che ci stanno davanti prendono una piega negativa.

La nostra vita corre in equilibrio sulla lama di un rasoio, le alternative cadono a destra e a sinistra ogni momento.

Molti personaggi nella nostra storia recente e passata sono stati legati a questa inusitata anomalia. Il Principe di Ventignano di Napoli è ricordato per i disastri che accadevano a chi gli stava vicino. Gregorio de Laferrère (1867-1913) scrisse nel 1904 una famosa piece teatrale da cui fu tratto poi un film nel ’38. Pirandello ci scrisse una commedia, a Patenti dove lo jettatore Chiarchiaro (interpretato in uno sketch da Totò) chiedeva al giudice del tribunale il diritto di esercitare ufficialmente la jella.

Cantanti, uomini politici, giornalisti hanno guadagnato a ragione o torto questa nomea.

Insomma ho scritto un romanzo che parla di questo.

Il mio supereroe jettatore riesce a farne una professione. Non è facile celare questi poteri a lungo. Se sono veri si possono usare per piegare il destino. Allora sicuramente interesseranno a qualcuno che non lavora alla luce del sole.

Come lo chiamo? 😉

  1. Io porto Sfiga
  2. Jella
  3. Il Rasoio di Occam
  4. Il Portatore Sano (suggerito da Viviane Mattozzi – BrasItalia)
  5. ?

Il secondo romanzo…


mia grecia piccolaby MarcelloCividini

Il secondo romanzo ha un titolo altisonante.

“LA FINE DEL LAVORO”

Sarebbe lo stesso titolo di un famoso saggio di Jeremy Rifkin, che già nel 1996, descrive la situazione di declino del lavoro così come noi lo conosciamo. Siamo in troppi su questo pianeta e le macchine ci stanno sostituendo in tutti lavori privi di skill.

Da questa idea parte l’immaginazione a speculare su quale società ci aspetti nel futuro prossimo o remoto. La nostra storia parte in una giornata particolare, è il primo giorno di lavoro di Minoo.

Ecco l’incipit.

twiiiiiiiii… –

– acc… –

Ho sempre mal sopportato il suono della sveglia… ancora cinque minuti…

– twiiiiiiii… –

– Mi alzo, mi alzo –

A chi lo dico poi, non c’è nessun altro nel mio aparto. Oggi è il primo giorno di lavoro. Mi trascino al blocco pulizia con mosse da sonno. Mi devo dare una bella lavata. Inserisco la mia chiave controllo acqua, ce ne sarà almeno una ventina di litri, quello che basta per le docce hipress di una settimana. E’ l’unica cosa che mi piace della sveglia, i getti di vapore fresco che mi inondano nel…

ecco la nuvola delle parole che lo compongono…

Analisi parole la fine del lavoro

Vorrei condividere con tutti la scelta editoriale. Cosa mi consigliate?

Devo cercare un editore?

Devo autopubblicarlo in ebook come l’altro, per venderne 100 copie in un anno?

Lo pubblico gratis su iTunes come Il profumo del Panettone che sta anche su un’altra pagina di questo sito?