Il Viaggiatore – 17° Puntata


mia grecia piccola by Marcello Cividini

– Siamo i Guardiani del Tempio di Cristo. –

Accidenti, non mi bastava essere nel mirino dei servizi segreti di mezzo mondo, sono anche considerato Fratello da una delle più antiche e controverse sette degli universi paralleli.

– E che cosa volete? –

– Niente di preoccupante per te, te lo spiegherà il Grande Maestro che abbiamo appena avvisato e che arriverà tra poco. –

Va bene pure questo, però ho i piedi gelati… Jorgo fruga nella cassapanca e mi trova un paio di ciabatte da papa, sempre rosse con il bordo di pelliccia bianca, circa sei misure più piccole dei miei piedini.

– Jorgo, come avete fatto a scoprirmi? –

– Vedi Fratello, viviamo in un mondo altamente informatizzato. L’apparizione improvvisa sulle telecamere di un tipo con un vestito strano, che rischia di farsi investire da una macchina della polizia, con caratteristiche somatiche che non rientrano in nessun database, salta subito all’occhio di tutti i sistemi di security.

Questo, da solo, ha fatto di te un osservato speciale. La tua disponibilità economica coperta dichiarava la tua appartenenza ai servizi segreti di qualche nazione o famiglia.

I vari servizi hanno fatto a gara per scoprire, prima degli altri, il tuo eventuale valore. Che tu sia sfuggito ai vari tentativi per fermarti, ti ha reso ancora più misterioso e interessante.

Il fatto che io ti abbia portato qui, potrebbe forse quietare una parte delle curiosità in gioco, perché quest’albergo è considerato un nostro asilo.

La maggior parte dei servizi si accontenterà di catalogarti come un Fratello dei Guardiani. Ma scusa se te lo chiedo, da dove vieni tu e cosa ci fai qui? –

Gli racconto il minimo credibile, che vengo per caso da un’altra dimensione, un mondo parallelo dove l’America, così chiamiamo noi la Colombia, è stata scoperta due anni dopo e i finanziatori della spedizione erano Spagnoli.

Sono in una stanza segreta, nei sotterranei di pietra di un’antica fortezza romana, in pigiama, avvoltolato in un mantello dal bordo di ermellino, con la punta dei piedi infilata in ciabattine papali.

Sono in attesa di parlare con qualcuno che si fa chiamare Gran Maestro. Se un giorno potessi raccontare questa storia a qualcuno, nessuno mi crederebbe.

Jorgo apre la pesante porta borchiata in ferro che dà in una stanza più grande, dal soffitto scuro che una volta era sicuramente illuminato dalle torce, ora sostituite da più efficienti sistemi luminescenti.

Il Grande Maestro è un piccolo uomo, molto anziano, dall’aria fragile e dallo sguardo penetrante. Lo scruto bene e nonostante la sua fragilità ed il suo abito sobrio, emana una sensazione di potere inusitato.

– Fratello Marco, –

La sua voce è esile ma ferma.

– Sono contento che tu abbia superato tutti i pericoli, le trappole che ti hanno teso e sia arrivato incolume fin da noi. –

Cerco di rispondere con una frase forbita e intelligente, ma non mi viene niente di meglio che:

– Felice di conoscerla… conoscerti… mmm… grande maestro. –

– Marco, non usiamo formalità fra fratelli, chiamami solo Fulco… sediamoci e ascoltami per favore. –

– Da secoli siamo consci che la Chiesa Cattolica aveva molti fatti inspiegabili da confessare e siamo stati combattuti come eretici per secoli. Il concetto di divinità sarebbe dovuto essere allargato a qualcosa di più universale della visione provincialistica cui eravamo sottoposti.

Sotto Clemente V siamo stati quasi distrutti. Solo nell’ultimo secolo siamo riusciti a far convergere le informazioni in modo da spiegare la causa dei miracoli nella storia. L’unica soluzione possibile era l’uso di un livello di conoscenza superiore a quello di tutte le Accademie dell’Umanità.

A mano a mano che la scienza avanzava trovavamo facile spiegare la maggior parte dei miracoli antichi. L’anno scorso abbiamo trovato la prova documentale che i Papi si tramandano, nel più assoluto segreto, un amuleto di origine sconosciuta che si dice comunichi direttamente con Dio.

Noi siamo convinti che questo prodigio esista veramente, ma che non sia un mezzo di comunicazione con il nostro Creatore, ma solo il frutto di una tecnologia superiore di cui non comprendiamo ancora le regole.

Sappiamo che può guarire. Sappiamo che può modificare i sensi di chiunque. Sappiamo che può dare accesso a informazioni per noi inimmaginabili. Tu puoi dare la conferma a questo nostro inconfessabile sospetto. –

Io sto mentalmente consultandomi con Arra sui pericoli che posso correre mostrandolo o addirittura mettendolo in mano al mio interlocutore.

Ho la conferma che in mia presenza il suo potere sia conferito solo a me. Estraggo il gioiello dalla taschina di pelle che ho intorno al collo e lo porgo Fulco.

Si alza in piedi. Le sue mani tremano mentre prende il magnifico oggetto e lo rigira, pressoché in adorazione. Jorgo in disparte si è genuflesso. La sua voce esce lentamente.

– Dimostrare l’esistenza di un tale manufatto è stato il compito più importante della mia lunga vita. Ora che lo stringo tra le dita sento che non ho vissuto per nulla.

Non so ancora come potremmo usare questa informazione in futuro. Certamente il Papato non ammetterà mai la sua esistenza, sicura prova di duemila anni di menzogne. –

continua…

 

Il Viaggiatore – 8° puntata


mia grecia piccola by MarcelloCividini

– Ecco fatto, a posto puoi andare. –

Sento che si sbloccano le cinghie e non ci vedo. La dottoressa mi aiuta ad alzarmi e sorreggendomi per il gomito, mi fa sedere su di un sedile più comodo, pure quello invisibile.

– Stai qui, bello calmo dieci minuti e poi puoi andare, ti ho messo qui i tuoi sacchetti. –

Mi fa toccare i manici di carta guidando la mia mano. Mi sento completamente indifeso. Ieri sera mi sentivo così sicuro e guarda come mi hanno ridotto. Se i mercenari mi trovassero ora Chissà cosa farebbero di me.

Dieci minuti sono lunghissimi quando mancano tutti i riferimenti, comunque passano e comincio a vedere qualche ombra. Non so quanto tempo passa ancora, ma a poco a poco vedo meglio e poi ancora meglio e poi meglio, come non ho mai visto in vita mia. L’euforia mi pervade ed un sorriso mi si allarga sul volto mentre ritorno sui miei passi verso l’uscita.

La pillola certo, se non la chiedo qui dove vado. Sempre all’incaricata del servizio informazioni. Questa volta esordisco con:

– Mi scusi non sono pratico sono un turista che viene dalla Colombia.-

– Ah sì ancora lei, a posto con gli occhi adesso? –

– Ehms… sì grazie avrei anche la pressione alta. –

– Sììììì… decimo piano, ma mi sa che a quest’ora non c’è più nessuno…-

Ci provo e sorprendo uno in camice che sta chiudendo una porta. Corro a spiegare la mia urgenza e mi fanno accomodare subito.

A torso nudo infilo le braccia in due tubi e mi misurano così. Per una terapia vera devono monitorarmi per un giorno, se sono lontano da casa è meglio che mi rivolga al mio medico al più presto. Per emergenza mi applicano sulla schiena un cerotto che funzionerà per una settimana. Me lo farò bastare, poi ci penserò.

Porto i miei acquisti in camera e mi cambio. Oggi mi sono dimenticato anche il pranzo, ma ho avuto il mio daffare e poi la luculliana cena di ieri sera mi era anche andata di traverso. Mancano ancora un paio d’ore all’apertura del ristorante. Sarò incosciente, ma ho deciso che me ne starò in piazza del Duomo a godermi la vista di un tramonto come fosse la prima volta della mia vita.

Un vino frizzante e secco dal nome sconosciuto, ma certamente con una base di uve Pinot, riempie un paio di volte il mio bicchiere mentre sgranocchio le mandorle salate che lo accompagnano. L’aria e splendida la gente non è mai stata così bella. Fra poco saprò la verità e la dovrò accettare comunque.

Ormai e buio pesto e le otto sono sicuramente già passate. M’incammino verso il mio obiettivo, entro nel bagno degli uomini e mi lavo le mani a lungo per aspettare che un cliente se ne vada. Ci mette un tempo infinito per asciugarsi le mani con un quadrato di stoffa rosso e poi si pettina anche, quasi urlo per farlo sbrigare. Finalmente esce e allora ho quasi paura di muovermi, poi mormoro:

– Arra… –

– Clunk –

Un oggetto cade da mezz’aria sul pavimento di marmo grigio.

– bentrovato Marco –

Mi riscorre il sangue nelle vene e ho una fame da lupi. Vado a cena vicino al mio albergo sul Naviglio, in un locale semplice, pieno di gente rumorosa e ridanciana.

Risotto alle ortiche e un semplice branzino cotto nel sale. Prima di dormire ho tenuto informato Arra delle mie conquiste di oggi. Arra mi spiega che i mercenari hanno solo dei sospetti su di me, altrimenti la loro azione sarebbe stata ancora più pressante.

Ogni dispositivo è cosciente dell’esistenza di tutti gli altri attivi della sua specie e quindi gli altri due presenti in questo mondo sentono la presenza del terzo.

I Viaggiatori che ne hanno il possesso e il potere che ne deriva, faranno di tutto per averlo o distruggerlo. Quando Arra è andato “a cavallo” è sparito anche dalla percezione degli altri, ora e ricomparso.

Domani penseremo alla difesa.

continua…