Il Viaggiatore – 21° Puntata


mia grecia piccola by Marcello Cividini

Così passo il pomeriggio a risanarmi, tra dolori lancinanti sì, ma a fin di bene. Dopo il trattamento schiacciasassi cado come in catalessi e mi sveglio tutto sudato a notte inoltrata.

Arra mi comunica che ora è tutto a posto, compresa l’ipertensione, i nei e le emorroidi. Mi trascino nel mastodontico bagno e mi faccio la doccia più lunga della mia vita.

Credo di aver passato un’ora sotto la sferza del potente getto di acqua calda. Devo aver consumato la scorta di tutto il castello. Già ora mi posso grattare la schiena da tutte e due le parti!

Arra mi sottopone la necessità di allenare i muscoli che sono rimasti inattivi negli ultimi anni. Ha preparato un bel programmino per me. Quasi come quello che mi aveva regalato mia moglie per Natale l’anno scorso.

Povera cara chissà come sarà in pensiero per me, chissà se la rivedrò un giorno. Torno a dormire senza zoppicare, una sensazione meravigliosa, stiro entrambe le braccia senza slogarmele, sprimaccio il cuscino di piuma e mi addormento di colpo.

7° giorno domenica 22 set

Jorgo mi sveglia a mattino inoltrato. Il tavolo ospita una colazione pantagruelica, ma stranamente non ho fame. Mi sento bene, ma riesco a bere solo l’acqua calda del the e ne bevo tre tazze piene con Jorgo che mi guarda stralunato.

– Tutto bene fratello? –

– Non sono mai stato così bene, non ci sarebbe qui qualche… specie di palestra per sgranchire i muscoli? –

Mentre contemplo le prime caute indicazioni di Arra sulla mia ripresa fisica, vedo il suo viso si allargarsi in un sorriso orgoglioso.

– Questo è il centro dove i migliori Guardiani ricevono gli alti gradi in tutte le arti marziali della terra. Ti accompagno subito nelle palestre, aspetta solo qualche minuto. –

Tempo solo di lavarmi i denti con la solita polvere alla salvia, mentre penso se funzionerebbe qui una bella industria di dentifrici in tubetto.

Torna vestito in una specie di tuta nera elastica monopezzo che mette in risalto tutti i muscoli e mi porge un indumento simile al suo. Taglia unica mi dice, indossalo senza slip o magliette è fatto apposta.

È un tessuto morbidissimo e forte nello stesso tempo come una specie di microfibra, sembra un po’ plasticoso. Più che indossarlo mi ci infilo come in un preservativo, passando dal collo, è aderente e mai stretto anche se sostiene dove deve.

Mi guardo nello specchio con una smorfia alla vista delle mie cicce sparse dove non dovrebbero. Inutile che trattenga il respiro, qui si vede tutto. Scendiamo in un salone sotterraneo dove una decina di atleti, in altro modo non posso chiamarli date le proporzioni adoniche, si stanno allenando.

La sala scavata nel tufo è piena di macchine strane che mi sembrano più strumenti di tortura che tapis roulant. Jorgo mi presenta al maestro d’armi Arturo, anziano guerriero, barbetta corta e capelli a spazzola ormai bianchi. La sua stretta di mano rapida e asciutta è talmente forte da sembrare uno schiocco.

Sa chi sono, mi tratta con un rispetto quasi imbarazzante e mi prescrive una routine completa, ma evidentemente leggera. Ho ancora tantissima sete, ma riesco a bere solo bicchieri di acqua calda.

Come mi ha detto Arra il mio organismo deve eliminare una serie infinita di sostanze indesiderate che si sono accumulate negli anni. Anche buona parte dei batteri simbionti del mio intestino sono destinati, nel giro di poco, ad essere sostituiti con colleghi approvati in tutte le galassie. Mi issano, praticamente di peso, su di una macchina complicata.

– Infila i piedi qua e le ginocchia qui. –

– click –

Bloccati.

– Stringi queste maniglie –

– clack –

Ammanettato anche ai gomiti da morbide bande elastiche. Sono prigioniero dello strumento di tortura più grande della palestra.

continua…

Il Viaggiatore – 12° puntata


mia grecia piccola by MarcelloCividini

Non vedo le gemelle, in realtà non le vedo mai, ma stasera finalmente avranno di che gustare. Jorgo, sapendo della scelta del ristorante vegetariano, si era fatto servire preventivamente in albergo un mostruoso pezzo di carne arrostita. Appena finito il mio bicchiere di zuppa, si avvicina una ragazza sulla trentina, mooolto carina e troppo truccata.

– Sono rimasta sola, mi offri da bere? –

Il ricordo delle ultime volte che ho offerto da bere a qualcuno non mi fa presagire nulla di buono. Ora però mi sento più forte, più vigile. Colgo con la coda dell’occhio il riposizionamento delle altrimenti invisibili gemelle. Se è un emissario di qualcuno che mi cerca è quello che auspicavo.

Se fa solo la più vecchia professione del mondo, alla mia età non mi offendo. Se è qualcos’altro staremo a vedere. La ragazza si chiama Miranda, è già abbastanza bevuta e le propongo invece di mangiare qualcosa.

Dice che non può, non ha soldi e ha litigato col suo fidanzato. La informo che se mangia, il suo pranzo non mi metterà in rovina. Si convince e prende quello che ho ordinato io.

Dopo qualche minuto segue una ciotola bassa, di vetro, piena di gelatina azzurro brillante, al gusto di spinaci e lime. Dentro sospese stanno delle palline verde chiaro, quando le isolo dalla gelatina azzurra vedo che sono gialle cadmio, come tuorli d’uovo sodo di quaglia.

Sembra una specie di tofu ma più consistente, quasi gommoso e con il potente carattere della galanga. Bravo questo chef, mi devo congratulare con lui.

Anche Miranda sembra apprezzare, ma gradisce di più lo spumante secco delle cantine Loredan. Mi racconta una storia lacrimevole che ascolto a metà, mentre degusto il piccolo capolavoro di un sorbetto. Limone di Amalfi cotto al forno, ripieno di mousse di basilico e pepe lungo, perfettamente bilanciati, nessun ingrediente supera gli altri.

Come dessert ci arriva una coppa colma di piccoli frutti svuotati all’interno e farciti con il gelato dello stesso gusto. Fragole, more giganti, datteri freschi, castagne, corbezzoli, noci, rambutan e altri ancora, una sinfonia inesauribile di sapori freschi e delicati…

– Vieni a casa scema, cosa ci fai con questo vecchio! –

Giovanotto atletico, belloccio ben vestito, dallo sguardo stolido e notevolmente alterato. Beh essendo pensionato non sono di certo giovane, ma sentirsi appellare così, ad alta voce da un antipatico sconosciuto alticcio, in un ristorante alla moda pieno di gente, sicuramente mi irrita. Eppoi, occuparmi della faccenda, mi distoglie dal gelato che si sta sciogliendo.

– Miranda, tu vuoi uscire con questo signore? –

Domando alla mia compagna di tavolo facendo esplodere le escandescenze del presunto fidanzato che, si avventa su di me con fare minaccioso.

Una frazione di secondo e il suo braccio che si protendeva per colpirmi viene piegato dietro alla schiena in un angolo impossibile. Il tizio è steso pancia a terra con le ginocchia di Iris che gli imprigionano il collo. Il tavolino non si è neppure spostato.

Prendo con finta noncuranza un dattero ripieno e me lo ficco in bocca. Le gemelle hanno già asportato Tizio fuori dalla terrazza. Miranda non ha neppure visto quello che è successo, continua con le sue moine e poi finisce per addormentarsi con la testa sul tavolino.

Meglio così, io mi gusto tutti i fruttini. Mi alzo, pago, lascio baracca e burattini e Miranda. Prima di uscire passo davanti alla cucina a vista e mi congratulo con lo chef e il suo staff. Sorrisi e saluti, noi torniamo a casa per stanotte.

Sonno agitato, mi sogno di papi interdimensionali, che intessono rosari infiniti.

continua…

Fantascienza e cucina


Fantascienza e cucina = Fantacooking ? Sci-fi Gourmandise,  Fantacucina o Fantafoodie (segnalato da Olivia)

Che sia un nuovo genere letterario? 😉 L’unica citazione inerente al cibo nei romanzi di fantascienza è l’ormai vecchio e stantio biscotto verde Soylent Green del 1973.   Sì nei duemila romanzi di sci-fi letti in una vita, al di fuori delle pillole o delle razioni di emergenza non ne avevo mai trovato traccia.

Chissà perchè gli scrittori di fantascienza hanno tenuto poco conto del cibo dei loro personaggi. Nella letteratura gialla primeggia Nero Wolfe. Poi ci sono il commissario Maigret e il commissario Montalbano. Eppure anche nelle avventure ai confini della realtà i nostri eroi potrebbero trarre piacere dalla gastronomia.

In realtà non ci avevo neppur lontanamente pensato quando tre anni fa scrissi il primo romanzo. Semplicemente mentre i miei personaggi si muovevano nei loro mondi dovevano per forza interfacciarsi con i bisogni corporali e così mi è venuto naturale farli mangiare bene.

L’ho capito solo leggendo le poche recensioni su Amazon.it al mio secondo romanzo “il viaggiatore”, autopubblicato certo con lo pseudonimo Mac Civis. Chi ti pubblica fantascienza in Italia oggi?

Ne riporto alcuni estratti dalle recensioni  :- …ironia miscelate con descrizioni accurate anche e soprattutto dei cibi e dei piatti che il protagonista incontra durante il suo “soggiorno” interdimensionale.-

Oppure :-  Gli aromi di quello che descrivi, avendoli giá provati, ti sembra di sentirli veramente man mano che vai avanti con la lettura e sono un ottima aggiunta alla storia.

O ancora :- ...che permette al protagonista di soddisfare le proprie voglie, soprattutto culinarie. Sarò ingrassato dieci chili solo leggendolo.

Ricapitolando, ora che ho scoperto di aver quasi iniziato un nuovo genere letterario sto qui ad aspettare che le varie televisioni facciano a gara per ospitarmi nei loro talk show o devo invitare gli editori rimasti per mettere all’asta i diritti di pubblicazione? 😀

Visto che niente di questo succederà, gustatevi voi le mie storie e magari consigliatele ai vostri amici.

PS

Mi risulta che Massimo Mongai, Premio Urania 1997 abbia scritto un romanzo sci-fi di argomento cucina con “Memorie di un cuoco di Astronave” e ci abbia riprovato con con “Memorie  di un cuoco di un bordello spaziale”