Il Viaggiatore – 40° puntata


mia grecia piccola by Marcello Cividini

13° giorno sabato 28 set

Senza nessuno che mi svegli apro gli occhi che sono quasi le dieci. L’orario di colazione è passato. Esco in una mattinata di pallido sole e m’infilo nel primo posto che odora di caffè.

Cafè Noir è un franchising con il personale in divisa, ma il cafè au lait è decente e le due pastarelle, che si chiamano amandines, sono ottime. E via, sono diretto alla biblioteca sempre aperta e ci passo il resto della mattinata.

Mentre confronto le cronologie storiche dei potentati del mondo, imparo a conversare con Arra senza neanche muovere le labbra.

Comincio a tracciare le varie possibilità, il secondo dispositivo il Due, come l’ho battezzato è comparso nel 1448. Il primo, anzi la prima, sospetta è Lucrezia Tornabuoni, in quell’anno dà alla luce Nannina e l’anno dopo sarà l’ora di Lorenzo il Magnifico.

La sua intelligenza e la sua scaltrezza potrebbero essere state aiutate da Due. La sua influenza aumenta considerevolmente, fa sposare a suo figlio un’Orsini. Ottiene la porpora Cardinalizia per suo nipote che diventerà poi papa Leone X.

Crea movimenti culturali, influenza notevolmente il suo secolo. Alla morte potrebbe aver lasciato Due a Lorenzo che finanzierà lui il viaggio di Colombo nelle Indie.

La famiglia de Medici è tuttora una delle famiglie più potenti. Oppure, in Portogallo nello stesso anno Beatrice d’Aviz, già sposa di Ferdinando del Portogallo e sarebbe diventata madre di Manuel I il Fortunato. Il finanziatore di Vasco de Gama, Bartolomeo Diaz, Pedro Alvarez Cabral ecc.

La famiglia d’Aviz possiede tuttora, metà delle miniere d’oro del mondo. Sempre nello stesso anno Vasilij II Vasilevič Tëmnyj, padre di Ivan III il Grande, dopo il concilio di Firenze, decide di separare la chiesa Ortodossa da quella Cattolica.

Federico d’Asburgo stipula il concordato di Vienna con la Santa Sede e diverrà quattro anni dopo Federico III del Sacro Romano Impero. Le finanze Asburgiche fino allora scarse cominciano a crescere in modo miracoloso.

Sempre nel quarantotto Frederik II Hohenzollern reprime la rivolta dei berlinesi consolidando il potere della sua casata che si evolve fino ai giorni nostri.

In quegli anni in India sembra non succeda nulla di rilevante. A Ceylon però Parâkramabâhu VI comincia a unificare il regno e due anni dopo conquista anche Jaffna. Il suo successore scaccerà poi i Portoghesi che arriveranno nel 1505.

Anche nel Brunei Sultan Bolkiah allarga il suo regno da Singapore alla Filippine e la stessa famiglia regna ancora adesso sullo stato ricchissimo di petrolio.

Uffa si sta facendo complicato. Sto tracciando i contorni della mia strategia, non voglio stare qui a fare da esca per capire chi mi vuole danneggiare. Ora dovrei diventare veramente invisibile. I dispositivi di security sono a posto. Le transazioni economiche sono coperte. Cambierò comunque albergo tutti i giorni per ora.

Vediamo in Inghilterra… dunque Margaret Beauchamp of Bletso la bisnonna di Enrico VIII, vita lunga per l’epoca, settantasette anni, tre matrimoni, porta i Tudor alla vittoria intessendo la guerra delle rose. Potenziale alto.

Arra non mi suggerisce nulla, lo so che non può, devo trovare io il metodo. In Francia in quel periodo potrei prendere in considerazione Luigi XI il Prudente e suo figlio Carlo VIII del casato Valois, che qui non muore per uno stupido incidente nel 1498.

Il cervello mi va in pappa se non mangio qualcosa. Esco e compro un sacchetto di castagne arrosto all’angolo della strada. E’ uno sfizio non un pranzo, ma non ho voglia di sedermi e cammino verso un’area dove vedo esserci più gente.

continua …

Il Viaggiatore – 12° puntata


mia grecia piccola by MarcelloCividini

Non vedo le gemelle, in realtà non le vedo mai, ma stasera finalmente avranno di che gustare. Jorgo, sapendo della scelta del ristorante vegetariano, si era fatto servire preventivamente in albergo un mostruoso pezzo di carne arrostita. Appena finito il mio bicchiere di zuppa, si avvicina una ragazza sulla trentina, mooolto carina e troppo truccata.

– Sono rimasta sola, mi offri da bere? –

Il ricordo delle ultime volte che ho offerto da bere a qualcuno non mi fa presagire nulla di buono. Ora però mi sento più forte, più vigile. Colgo con la coda dell’occhio il riposizionamento delle altrimenti invisibili gemelle. Se è un emissario di qualcuno che mi cerca è quello che auspicavo.

Se fa solo la più vecchia professione del mondo, alla mia età non mi offendo. Se è qualcos’altro staremo a vedere. La ragazza si chiama Miranda, è già abbastanza bevuta e le propongo invece di mangiare qualcosa.

Dice che non può, non ha soldi e ha litigato col suo fidanzato. La informo che se mangia, il suo pranzo non mi metterà in rovina. Si convince e prende quello che ho ordinato io.

Dopo qualche minuto segue una ciotola bassa, di vetro, piena di gelatina azzurro brillante, al gusto di spinaci e lime. Dentro sospese stanno delle palline verde chiaro, quando le isolo dalla gelatina azzurra vedo che sono gialle cadmio, come tuorli d’uovo sodo di quaglia.

Sembra una specie di tofu ma più consistente, quasi gommoso e con il potente carattere della galanga. Bravo questo chef, mi devo congratulare con lui.

Anche Miranda sembra apprezzare, ma gradisce di più lo spumante secco delle cantine Loredan. Mi racconta una storia lacrimevole che ascolto a metà, mentre degusto il piccolo capolavoro di un sorbetto. Limone di Amalfi cotto al forno, ripieno di mousse di basilico e pepe lungo, perfettamente bilanciati, nessun ingrediente supera gli altri.

Come dessert ci arriva una coppa colma di piccoli frutti svuotati all’interno e farciti con il gelato dello stesso gusto. Fragole, more giganti, datteri freschi, castagne, corbezzoli, noci, rambutan e altri ancora, una sinfonia inesauribile di sapori freschi e delicati…

– Vieni a casa scema, cosa ci fai con questo vecchio! –

Giovanotto atletico, belloccio ben vestito, dallo sguardo stolido e notevolmente alterato. Beh essendo pensionato non sono di certo giovane, ma sentirsi appellare così, ad alta voce da un antipatico sconosciuto alticcio, in un ristorante alla moda pieno di gente, sicuramente mi irrita. Eppoi, occuparmi della faccenda, mi distoglie dal gelato che si sta sciogliendo.

– Miranda, tu vuoi uscire con questo signore? –

Domando alla mia compagna di tavolo facendo esplodere le escandescenze del presunto fidanzato che, si avventa su di me con fare minaccioso.

Una frazione di secondo e il suo braccio che si protendeva per colpirmi viene piegato dietro alla schiena in un angolo impossibile. Il tizio è steso pancia a terra con le ginocchia di Iris che gli imprigionano il collo. Il tavolino non si è neppure spostato.

Prendo con finta noncuranza un dattero ripieno e me lo ficco in bocca. Le gemelle hanno già asportato Tizio fuori dalla terrazza. Miranda non ha neppure visto quello che è successo, continua con le sue moine e poi finisce per addormentarsi con la testa sul tavolino.

Meglio così, io mi gusto tutti i fruttini. Mi alzo, pago, lascio baracca e burattini e Miranda. Prima di uscire passo davanti alla cucina a vista e mi congratulo con lo chef e il suo staff. Sorrisi e saluti, noi torniamo a casa per stanotte.

Sonno agitato, mi sogno di papi interdimensionali, che intessono rosari infiniti.

continua…

Il Viaggiatore – 11° puntata


mia grecia piccola by MarcelloCividini

– Dove trovo le informazioni sul cinquecento Arra? –

Il Palazzo Correr ospita una ricchissima biblioteca storica, in questa stagione è aperto tutte le mattine.

Ci andrò domani per trovare un’ispirazione ma quale setta è in giro da duemila anni, mi chiedo.

Mentre attendo l’ora di cena guardo le notizie. Devo dire che anche qui la qualità delle notizie lascia molto a desiderare. Politica mondiale zero, diatribe politiche locali, cronaca nera, cosa ha fatto il papa…

Non sarà mica questa la setta che da duemila, anzi duemiladieci anni possiede Uno? Le date coinciderebbero. E’ talmente semplice che potrebbe anche essere vero. Forse mi converrà fare una tappa pure a Roma.

Beh, pensiamo a breve raggio, dove cenare stasera. Chiedo al concierge dove posso trovare un ristorante che ripaghi la pena di essere venuti a Venetia.

– Se preferisce un locale storico le consiglio le Vecie Poste dove una volta c’era il mercato del pesce, vicino a Rialto, è uno dei locali più antichi del mondo sa. Se lo preferisce alla moda vada al Tam-Tam che offre il meglio delle moderne coltivazioni idroponiche della regione. –

Istintivamente andrei alla Vecia Posta, ma la curiosità prevale e mi faccio prenotare al Tam-Tam per le venti, meglio alle ventidue, mi corregge il portiere. E’ lontano e mi prenota anche il taxi boat.

Mi muovo per tempo con l’allegra combriccola. La zona è modernissima molto a sud, vicino al mare. Una passeggiata piena di locali luminosissimi dove molti giovani, in abiti dall’apparenza costosa, stazionano chiacchierando con il bicchiere in mano.

Gli alcolici sono di moda anche qui e suppongo pure qui, fino alle ore piccole. Le musiche che arrivano da ogni dove sono ovviamente tutte sconosciute. Con alcune trovo assonanze, altre sono completamente aliene. I miei abiti sono moderni come quelli degli avventori, ma ci sono poche persone della mia età, in genere sono accompagnate.

Note di tamburo mi segnalano la vicinanza con il locale scelto. Salgo anche qui all’ultimo piano. Mi siedo da ad un tavolo d’angolo. Il piano di cristallo si attiva in modalità schermo appena vi appoggio una mano, niente piatti e posate.

Il menu è un film multi sensoriale. Un dispositivo invisibile diffonde il profumo delle pietanze descritte. La musica discreta viaggia in sincrono con il video. Per ordinare devo prima scegliere le spezie che mi stimolano stasera, poi verrà il resto.

Scelgo la galanga, il pepe lungo, il macis e l’interpretazione spetta allo chef.

Da bere solo acqua, per non anestetizzare le papille gustative (sic). Ordino lo stesso, quasi di straforo una bottiglia con le bollicine.

Le luci sono soffuse, per lo più il locale è frequentato da coppie. Ogni tavola è una piccola isola con centro lo schermo che riproduce scene di giungla. Mentre attendo un cameriere, quasi invisibile, mi sciorina sul tavolo un piattino rettangolare di stuzzichini trompe l’oeil.

Una foglia verde croccante ha il sapore salato/dolce della pelle di pollo caramellizzata. Una polpettina bianca ha il gusto del pomodoro. Una specie di caramella nera sa di sesamo e tonno. Intrigante come piace a me.

Mi arriva un bicchiere conico trasparente con una cremina che va dal rosso in fondo all’arancio in cima. Una specie di vellutata vegetale gradevolissima, ma che non riesco a identificare, sembra zucca con un vago sentore di fragoline di bosco, tutto sulle calde note del macis.

La cosa strana è che la parte arancione sa di fragole con note di cipolla abbrustolita, la parte rossa ha il gusto della zucca, con un sospetto di sedano.

continua…

Fantascienza e cucina


Fantascienza e cucina = Fantacooking ? Sci-fi Gourmandise,  Fantacucina o Fantafoodie (segnalato da Olivia)

Che sia un nuovo genere letterario? 😉 L’unica citazione inerente al cibo nei romanzi di fantascienza è l’ormai vecchio e stantio biscotto verde Soylent Green del 1973.   Sì nei duemila romanzi di sci-fi letti in una vita, al di fuori delle pillole o delle razioni di emergenza non ne avevo mai trovato traccia.

Chissà perchè gli scrittori di fantascienza hanno tenuto poco conto del cibo dei loro personaggi. Nella letteratura gialla primeggia Nero Wolfe. Poi ci sono il commissario Maigret e il commissario Montalbano. Eppure anche nelle avventure ai confini della realtà i nostri eroi potrebbero trarre piacere dalla gastronomia.

In realtà non ci avevo neppur lontanamente pensato quando tre anni fa scrissi il primo romanzo. Semplicemente mentre i miei personaggi si muovevano nei loro mondi dovevano per forza interfacciarsi con i bisogni corporali e così mi è venuto naturale farli mangiare bene.

L’ho capito solo leggendo le poche recensioni su Amazon.it al mio secondo romanzo “il viaggiatore”, autopubblicato certo con lo pseudonimo Mac Civis. Chi ti pubblica fantascienza in Italia oggi?

Ne riporto alcuni estratti dalle recensioni  :- …ironia miscelate con descrizioni accurate anche e soprattutto dei cibi e dei piatti che il protagonista incontra durante il suo “soggiorno” interdimensionale.-

Oppure :-  Gli aromi di quello che descrivi, avendoli giá provati, ti sembra di sentirli veramente man mano che vai avanti con la lettura e sono un ottima aggiunta alla storia.

O ancora :- ...che permette al protagonista di soddisfare le proprie voglie, soprattutto culinarie. Sarò ingrassato dieci chili solo leggendolo.

Ricapitolando, ora che ho scoperto di aver quasi iniziato un nuovo genere letterario sto qui ad aspettare che le varie televisioni facciano a gara per ospitarmi nei loro talk show o devo invitare gli editori rimasti per mettere all’asta i diritti di pubblicazione? 😀

Visto che niente di questo succederà, gustatevi voi le mie storie e magari consigliatele ai vostri amici.

PS

Mi risulta che Massimo Mongai, Premio Urania 1997 abbia scritto un romanzo sci-fi di argomento cucina con “Memorie di un cuoco di Astronave” e ci abbia riprovato con con “Memorie  di un cuoco di un bordello spaziale”

Su Twitter avevo iniziato…


…a pubblicare il Viaggiatore 140 caratteri alla volta!

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Sì è + di un anno che posto pezzettini di romanzo. La cosa ha ottenuto qualche estimatore, più x l’idea che altro. 😉

L’altro inconveniente è che per leggere i Tweet vecchi bisogna ricercarli all’indietro. Quindi chi mi ha seguito su @Il_viaggiator merita un sacco di considerazione.

Potrei ripubblicarlo qui, a capitoli… e annunciare, man mano su Twitter, che è disponibile una nuova puntata. Almeno durerebbe x un po’.

No, ma non  vi farei aspettare 3.214 giorni come le puntatine di 140 caratteri. 😛

Meglio una pagina al dì oppure è meglio una decina alla settimana, come sui periodici di una volta?

Fatemelo Sapere 😉

Intanto guardatevi il promo casalingo.

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Il 3° romanzo non ha ancora il titolo


mia grecia piccolaby MarcelloCividini

Un supereroe al contrario.

La sua dote, se così si può chiamare, è strana… porta Scalogna.

Basta che si interessi a qualcuno o a qualcosa e le infinite probabilità che ci stanno davanti prendono una piega negativa.

La nostra vita corre in equilibrio sulla lama di un rasoio, le alternative cadono a destra e a sinistra ogni momento.

Molti personaggi nella nostra storia recente e passata sono stati legati a questa inusitata anomalia. Il Principe di Ventignano di Napoli è ricordato per i disastri che accadevano a chi gli stava vicino. Gregorio de Laferrère (1867-1913) scrisse nel 1904 una famosa piece teatrale da cui fu tratto poi un film nel ’38. Pirandello ci scrisse una commedia, a Patenti dove lo jettatore Chiarchiaro (interpretato in uno sketch da Totò) chiedeva al giudice del tribunale il diritto di esercitare ufficialmente la jella.

Cantanti, uomini politici, giornalisti hanno guadagnato a ragione o torto questa nomea.

Insomma ho scritto un romanzo che parla di questo.

Il mio supereroe jettatore riesce a farne una professione. Non è facile celare questi poteri a lungo. Se sono veri si possono usare per piegare il destino. Allora sicuramente interesseranno a qualcuno che non lavora alla luce del sole.

Come lo chiamo? 😉

  1. Io porto Sfiga
  2. Jella
  3. Il Rasoio di Occam
  4. Il Portatore Sano (suggerito da Viviane Mattozzi – BrasItalia)
  5. ?

Il secondo romanzo…


mia grecia piccolaby MarcelloCividini

Il secondo romanzo ha un titolo altisonante.

“LA FINE DEL LAVORO”

Sarebbe lo stesso titolo di un famoso saggio di Jeremy Rifkin, che già nel 1996, descrive la situazione di declino del lavoro così come noi lo conosciamo. Siamo in troppi su questo pianeta e le macchine ci stanno sostituendo in tutti lavori privi di skill.

Da questa idea parte l’immaginazione a speculare su quale società ci aspetti nel futuro prossimo o remoto. La nostra storia parte in una giornata particolare, è il primo giorno di lavoro di Minoo.

Ecco l’incipit.

twiiiiiiiii… –

– acc… –

Ho sempre mal sopportato il suono della sveglia… ancora cinque minuti…

– twiiiiiiii… –

– Mi alzo, mi alzo –

A chi lo dico poi, non c’è nessun altro nel mio aparto. Oggi è il primo giorno di lavoro. Mi trascino al blocco pulizia con mosse da sonno. Mi devo dare una bella lavata. Inserisco la mia chiave controllo acqua, ce ne sarà almeno una ventina di litri, quello che basta per le docce hipress di una settimana. E’ l’unica cosa che mi piace della sveglia, i getti di vapore fresco che mi inondano nel…

ecco la nuvola delle parole che lo compongono…

Analisi parole la fine del lavoro

Vorrei condividere con tutti la scelta editoriale. Cosa mi consigliate?

Devo cercare un editore?

Devo autopubblicarlo in ebook come l’altro, per venderne 100 copie in un anno?

Lo pubblico gratis su iTunes come Il profumo del Panettone che sta anche su un’altra pagina di questo sito?

Ho scritto 3 romanzi


Il ViaggiatoreHo scritto 3 romanzi.

Ho pubblicato il primo online, dal titolo il Viaggiatore,  sotto lo pseudonimo di Mac Civis, e ne ho venduto un centinaio di copie.

Lo puoi trovare su vari siti online in formato ebook.

Su Amazon http://amzn.to/13JwHX2

Su iTunes http://bit.ly/13JwV0o

Per chi ha bisogno del formato cartaceo

http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=616282

Molti mi hanno scritto che è piaciuto 😉

http://www.booksblog.it/post/8669/il-viaggiatore-di-mac-civis

Certo senza promozione editoriale è + difficile 😛

mia grecia piccolaby MarcelloCividini

Il Profumo del panettone


mia grecia piccolaby MarcelloCividini

Il profumo del panettone è l’unica cosa che mi piace del Natale. Mi piace sentirlo per strada quando il pasticcere di via Pacini lo sta sfornando. Nell’aria umida di nebbia, stagna intorno a tutto l’isolato come se ci fosse una barriera fisica a contenerlo. E’ un profumo impossibile da ignorare, quando scendo alla stazione di Lambrate e cammino verso il centro. Lo pregusto ancor prima di attraversare la strada. Quel misto dolce che ricorda canditi e sultanina e uova fresche e lievito. Il calore del termosifone, dove la mia pseudo nonna lo metteva a scaldare per smollare il burro, diceva così, favoriva lo sprigionarsi del “mio” profumo Natalizio. E’ diventato costoso però, tanti anni fa ne acquistai uno e lo pagai come si dice qui “profumatamente”. Per farlo artigianalmente occorrono ben sette lievitazioni e solo pasta madre biologica. Non so se quest’anno me lo potrò permettere.

Motta Panettone

Non capisco proprio cosa abbia la gente per essere felice in questo periodo dell’anno. Quando la popolazione era prevalentemente contadina il Natale, non era molto più che il solstizio d’inverno. Segnava solo, con un rito pagano, la consapevolezza del lento riallungarsi delle giornate. I lavoratori con la tredicesima decurtata (noi precari o extra non sappiamo nemmeno come sia fatta) si ripagano a malapena i debiti dei mesi precedenti. Ho letto sul giornale gratuito in stazione, che negli USA noleggiano pure i giocattoli da mettere sotto l’albero e bisogna restituirli entro febbraio. Certo per i bambini organici è più difficile, sono stati abituati da troppo tempo a videogiochi e telefonini. Ora che bisogna tirare la cinghia chi gli racconta la storiella dei regali utili? Una volta insieme al profumo del panettone si sentiva il suono allegro degli zampognari. Mi ricordava le risonanze della mia casa primeva. Ora tutte quelle musichette elettroniche, quei jingle bell da suoneria telefonica mi danno la nausea sonica. Preferisco starmene in casa col mio vecchio giradischi.

Stamane al supermercato conteggiavo mentalmente la mia spesa mentre la cassiera, nella sua orribile divisa, passava i miei acquisti allo scanner. Non avete mai notato quanto siano orrende e insignificanti le divise delle cassiere? Rosino a quadrettini o verdolino color cesso degli anni ’60. Bah! Tre pacchi di pasta Barilla scontata al prezzo di due, i miei preferiti sono i Garofalo, ma questo mese ho già speso troppo. Sei uova, un chilo di sale, un chilo di farina, tre scatolette piccole di tonno in offerta speciale, un sacchetto di mele piccole, una retina di patate… fanno otto e novanta, euro… i miei fondi non sono illimitati… La cassiera, che speravo muta, alla fine del conteggio si rivolge a me in un tono che trovo sorprendentemente cordiale distogliendomi dalle mie oscure elucubrazioni:

– Lo vuole il panettone per novanta centesimi? –

– Comeee?-

Dico io preso in contropiede.

– Ho detto se vuole il panettone per novanta centesimi, è una promozione…-

Un rapido ragionamento sulla crisi e sulla mia situazione finanziaria mi fanno approvare la spesa supplementare. Come faranno a venderlo così a basso prezzo non capisco, è pure Motta, un paio di cicli fa era una marca famosa. I panettoni a Milano erano o Motta o Alemagna. I fan avevano una distribuzione geografica precisa a Nord Alemagna, a sud Motta intorno ai rispettivi stabilimenti di produzione. Soppesandolo nella sua confezione azzurra dorata, stimo che sia meno di un chilo, ci sarà scritto da qualche parte ci guarderò dopo.

Abito in una di quelle case dei ferrovieri costruite negli anni venti, con un giardinetto sul retro. L’ho ereditato da nonna. La mia precaria situazione economica non era prevista e la povertà di mezzi ha limitato lo svolgimento del mio incarico. Non ho mai lavorato e non era previsto che lo facessi. La mia specializzazione è la linguistica. Il mio dovere era solo quello di raccogliere informazioni. Avrei dovuto vivere sfruttando la mia scorta di metalli preziosi, ma il rame che da noi è il top, qui viene usato per far passare l’elettricità. E lo scandio non viene neppure valutato. Errore di traduzione o di calcolo, non certo mio. La vicina sulla destra mi fa un cenno di riconoscimento scorbutico, ma almeno quella saluta. Quella che sta dall’altra parte protesta sempre e solo, che la mia edera le invade la facciata e io ormai ne ho soppresso anche la visione.

gatto neroMi chino a carezzare il micio che mi cammina sempre trai piedi quando ha finito i croccantini. Forse perchè si diverte a vedermi incespicare. Prendo il mio panettone nuovo e lo annuso, il mio olfatto è come quello del gatto. Al supermercato non avevo osato farlo in mezzo alla gente. Odora solo di cartone, con un vago lontano sentore di detersivo, come il supermercato del resto. Cosa mi aspettassi non so, è sigillato. La mia memoria olfattiva collegata direttamente con l’ipotalamo già prefigurava il festino? Domani sarà Natale.

Mio fratello di sangue è incasinato in Africa e sta peggio di me. Il mio contatto non si vede più da una decade. Anche se non ho nessun amico sul pianeta, almeno stasera mi preparo il cenone di magro come vuole la tradizione locale. Faccio cuocere due patate e le schiaccio con la forchetta insieme al tonno di una scatoletta, olio di girasole trasparente compreso. Aggiungo un’acciuga salata spappolata bene e una diecina di capperi che mi ha portato un messaggero dalla Sicilia. Scolpisco il mio finto pesce simulando le scaglie premendo il composto gialliccio con il cucchiaino. Disegno la coda e le pinne con i rebbi della forchetta, una bocca sorridente e un cappero per occhio.

tonno fintoIl mio finto pesce per secondo è pronto e lo metto al centro della tavola. Non l’avevo mai preparato prima e mi sono ispirato ad una ricetta trovata su di un giornale ingiallito trovato in cantina. Di primo mi farò gli spaghetti aglio, olio e peperoncino così risparmio il formaggio grattugiato per la pasta di domani.

La pasta è stata l’esperienza più importante della mia missione. Piccante come la preparo io non la fa nessuno in tutta la galassia. Per dessert volevo farmi le mele fritte in pastella, ma il panettone ha sconvolto i miei piani. L’ho piazzato sulla destra del tavolo nella sua bella confezione blu. Cenerò tardi adeguandomi agli usi regionali e mentre aspetto ascolto le notizie alla radio.

Per paura che qualcuno entrasse in casa a scoprire i fatti miei, avevo bruciato il televisore della nonna. Successe quando si presentò un ispettore della RAI alla mia vicina per pretendere dieci anni di tasse arretrate. Aveva suonato anche a me, ma io non avevo aperto. Nessuna novità, nessun avvistamento. Son passati quasi dieci cicli di raccolta di dati e ho quasi perso la speranza. Il radiogiornale ripete mille volte i particolari dibattuti sulla riduzione delle pensioni, per far ripartire l’economia stagnante. Mi sembra impossibile che gli Italiani non capiscano che l’unica soluzione per il loro sistema economico bizantino sia quello di smettere di spendere i soldi che non hanno. Avevo scelto l’Italia perchè sul manuale era indicato come il paese dove era più facile passare inosservati, ma non avrei mai pensato di riuscire a mimetizzarmi in modo così efficace. Ero nascosto così bene che forse nessun fratello mi avrebbe mai più trovato.

Metto a bollire l’acqua per la pasta, una manciata di cloruro di sodio e dodici minuti di cottura come spiega la confezione. Ogni volta che faccio gli spaghetti aio oio e peperoncino li assaporo lentamente, masticandoli piano e lasciando sprigionare tutta la forza dei profumi intrappolati. L’aria che passa dalla bocca al naso moltiplica la sensazione. Ogni volta li gusto come se fosse l’ultima. Affronto il mio “pesce povero” come intitolava la ricetta del 1943. Non male, anche se era progettata per riempire lo stomaco, la miscela è apprezzabile. Avrei dovuto tenerlo in caldo, tiepido sarebbe stato meglio. Scarto il panettone dal fondo. All’apertura del sacchetto il profumo mi colpisce, è fresco. E’ lo stesso profumo che usciva dal laboratorio di pasticceria. Non mi sbaglio mai sugli odori. Chissà se l’artigiano li faceva proprio lui o li comperava allo spaccio della fabbrica…

Me ne taglio una fettona e mentre addento il primo boccone, suonano alla porta.

E’ mio fratello di sangue, con un grande sorriso mi abbraccia e mi dice:

– E’ finita torniamo a casa, sono venuti a prenderci. La finestra si apre a mezzanotte, prendi solo il cubo memoria, hai già deciso se voterai per invadere il pianeta? –

Abbranco il panettone rimasto e penso che ne varrebbe la pena.

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