Odio essere d’accordo con #Grillo


Odio essere d’accordo con Grillo, ma la settimana scorsa quando diceva che il lavoro non tornerà più, aveva purtroppo ragione. Non l’ha mica pensato lui da solo, no. Già Jeremy Rifkin aveva scritto un famoso saggio nel 1995. “La fine del Lavoro”

Io, nel mio piccolo, ci ho scritto pure un romanzo con lo stesso titolo che prima o poi pubblicherò.

Nessuno dei nostri vecchi politici indottrinati lo può ammettere. E i “giovani” che si affacciano sulla scena sono talmente ingessati (tipo Fassina) che il solo pensiero fa loro orrore.

Non è un problema italiano, è mondiale. I nuovi lavori che si creano sono per il 90% sottopagati. Per il restante 10%, lavori nuovi, occorrono livelli di bravura che i viziati bamboccioni che affollano le nostre discoteche non arrivano neppure a immaginare.

E sì, è ora di cambiare solfa. Non ci sono alternative al di fuori dell’assegno sociale. Chi volesse di più deve meritarsi il lavoro, che sarà sempre più fluido e inaccessibile.

Non temete, il processo agonico sarà lungo perchè i milioni di inetti che occupano posti inventati, senza peraltro averne il merito, opporranno un strenua resistenza.

Se tirano troppo la corda però saranno pure i primi a soccombere. Non vi siete accorti che siamo prossimi alla bancarotta? Sapete cosa significa? Non avete letto le storie sull’Argentina?

Banche chiuse! I vostri liquidi sono Kaput.

Merci di importazione! Tipo benzina, farmaci, materie prime, finchè durano le scorte, poi mercato nero, poi basta.

Merci locali e cibo! I contadini diventano i nuovi ricchi, vi ricordate le tessere? ma se non avete nulla da barattare potete diventare ladri o soccombere.

Lo sapete che se oggi vi succedesse di essere ricoverati in ospedale in Grecia, dovreste portarvi le medicine? Le multinazionali in arretrato coi pagamenti di 4 anni hanno chiuso i rubinetti.

E ora le buone notizie. Per istituire l’assegno sociale, basterebbe tagliare le pensioni sopra i 3.000 € al mese. Eliminare le province. Chiudere gli enti inutili. Eliminare gli sprechi. Con i risparmi potremmo dedicarci alla formazione dei più meritevoli. Far fiorire così Scienza ed Arte. Ho la vaga impressione che per ottenere questo risultato occorrerebbe prima bruciare Il Parlamento.

Un’altra soluzione semplicissima sarebbe quella di eliminare subito il denaro contante. Ma per questo tipo di soluzione, apparentemente semplice, occorrerebbe che quando il Parlamento dovesse bruciare, dovrebbe pure essere in sessione plenaria.

Il Viaggiatore – 6° puntata


mia grecia piccola by MarcelloCividini

2° giorno martedì 17 set in AE31 (mercoledì 17 nov in 709D)

Mi sveglio che il sole è già alto e mentre mi faccio la barba, con uno strano rasoio elettrico senza rumore, preparo un piano d’azione. Ho bisogno delle mie pillole per la pressione alta, altrimenti prima o poi, mi scoppierà la testa. Non ho la minima idea di come fare a procurarmele.

Ho bisogno anche di un altro com per pagare i conti. Non posso continuare ad esibire Arra ogni volta che mangio una pizza, poi ho bisogno di un’identità locale, documenti o quello che usano qui. Nel frattempo devo dare meno possibile nell’occhio. Anche se i mercenari svizzeri o chissà chi altro mi stanno già cercando.

Arra m’informa che l’identità è provata dal com, che porta all’interno una specie di codice fiscale univoco, al quale si legano tutti i dati relativi ad una persona. Allora che identità ho usato fino ad ora? Tutte e nessuna, Arra usa identità e conti di tutta la razza umana, comprese le istituzioni e i servizi segreti di tutti i paesi. Ogni volta utilizza l’identità più consona al momento e alle attività del viaggiatore che sta servendo. Ci credo che qualcuno voglia approfittare di tutto questo ben di Dio.

Esco dall’albergo cercando di farmi notare il meno possibile e su consiglio di Arra andiamo a comprare un altro com. Entriamo da un gioielliere e scelgo l’apparecchio più simile possibile all’originale.

Pesante però, è in platino, più piccolo, con una fila di dodici diamanti colorati. Per funzionare ha bisogno di un chip univoco, sintonizzato sulle onde cerebrali del possessore, come fosse una delle nostre SIM e questo è rilasciato solo da un ufficio governativo. Arra crea facilmente un dossier nel sistema centrale ed uno sportello automatico mi rilascia chip e identità.

Ora sono Marco de Salis, ricco pensionato di Bononia in Colombia, che vive di rendita, dopo aver venduto una fiorente attività di commercio alimentare. Le guardie svizzere continueranno a cercarmi e alla fine sicuramente si rifaranno vive. Più che nascondermi devo depistare.

Scelgo un albergo meno caro, mi faccio un guardaroba girando parecchi negozi diversi e cerco di imparare più alla svelta che posso. Nei pagamenti ostento sempre il mio nuovo aggeggio di platino, anche se molte transazioni sono eseguite segretamente da Arra.

Ho chiesto ai passanti per strada di indicarmi una farmacia e mi hanno guardato come se fossi stupido. Allora ho cominciato a chiedere di indicarmi uno studio medico, stesso risultato, finché una signora più gentile non mi ha detto di chiamare il mio servizio di zona.

Per oggi ci rinuncio. Ho scoperto pure che la Svizzera non è nell’Unione delle Signorie Europee. E’ un paese di spie e mercenari che, non avendo risorse locali, si è specializzata nei secoli a fornire servizi segreti, droghe e apparecchiature proibite nel resto dei paesi civili. Averne una squadra alle calcagna non è augurabile per nessuno.

In Italia il potere è gestito da una monarchia costituzionale. La dinastia regnante è ancora quella dei Medici da cinque secoli. Una pletora di nobili siede al Senato e non ha ufficialmente poteri ma soldi tanti. E come sappiamo tutti dai tempi di scuola, sono quelli che comandano il mondo. E così passo la giornata evitando le strade principali.

Oggi ho mangiato solo un panino, caldo delizioso, con prosciutto affumicato della Foresta Nera, formaggio morbido delle Alpi occidentali e paté di fegato. Quasi come quello che facevano in Via Quadronno nella mia Milano. Mi sembra straordinario che le preparazione gastronomiche cambino così poco rispetto agli altri fattori.

Stasera sono a cena nel ristorante più rinomato di Milano, Giulio e Giulia, all’ultimo piano di un albergo vicino al Terminal. Prima di salire al ristorante vado diritto al banco che sembra quello del Concierge e chiedo se possono procurarmi le pillole per l’ipertensione che ho dimenticato. L’incaricato mi chiede il numero di stanza, ma io non dormo qui, vado solo al ristorante. Il servizio è solo per i clienti. Okkey.

Ho sistemato Arra in un sacchetto di pelle che porto al collo sotto la camicia. Cacciagione in tutte le salse possibili: beccacce, colombacci, quaglie, pernici, tordi e fringuelli, come quelli che mi faceva spennare mio zio quando ero piccolo. Mamma che scorpacciata, mi sa che stanotte avrò bisogno di bicarbonato interdimensionale. Ordino un caffè di alta montagna e mi reco al bagno per espletare.

Mi sveglio con un mal di testa lancinante, sdraiato per terra, sorretto da due camerieri che mi hanno soccorso in bagno. Qualcuno mi ha colpito in testa, vedo annebbiato, mi viene da vomitare, mi aiutano a ripulirmi alla meglio e mi accompagnano in una stanza dell’albergo sottostante.

Mi sveglio di soprassalto con un rigurgito acido, dove è finito Arra? La camicia è strappata, il sacchetto di pelle è vuoto. E’ notte fonda, ma salgo all’ultimo piano per cercare di entrare nei bagni del ristorante. Porte chiuse, sono quasi disperato.

Quasi perché la speranza che il mio “trucco” abbia funzionato non è ancora persa. Torno in camera e chiedo un antiacido al servizio notturno, ora sono un cliente che dorme qui. Aspetterò con pazienza che l’indomani riapra il ristorante. Nonostante malori e stanchezza non riesco a prendere sonno. Il cervello elucubra mille possibilità, molte delle quali ripetitive e senza senso, ma non posso evitarlo.

Non ho ancora pensato, veramente, di rimanere qui bloccato anche se, come mi ha raccontato Arra, Marco ci ha messo dieci anni per ritornare a casa. Certo se tutti i giorni devo sventare un raggiro o un attacco come ieri e oggi il mio soggiorno qui non sarà così piacevole.

continua…

Marketing Sovversivo – premessa


mia grecia piccola by MarcelloCividini

Premetto che questo è un saggio di marketing, se vi sembra barboso tornate alle pagine dei racconti o dei romanzi non vi voglio tediare. 😉

Difficile che abbiate sentito parlare di me. Tranne qualche centinaio di addetti ai lavori nel mio settore e altrettanti studenti che hanno seguito i miei corsi, pochi mi conoscono al di fuori del mio mondo.

Da un sacco di anni lavoro nel “marketing” anche se il 99 % della popolazione mondiale, compresa mia madre, non sa neanche cosa sia.

La cosa più straordinaria è che la stessa percentuale di ignoranza si estende anche alle elites dei politici e dei giornalisti.

Per non parlare dell’ignoranza e dei preconcetti dei politici, della magistratura, delle professioni liberali e perfino degli insegnanti. Eppure metà di quello che tutti spendiamo, va a finire nel concetto allargato di Marketing.

E’ bene o male il marketing che provvede a pagare gli stipendi di metà della popolazione dei paesi industrializzati. Perfino l’industria farmaceutica spende in Marketing una cifra doppia di quella dedicata alla ricerca.

Scriverò quindi un libro per pochi, anche se i risvolti di quello che scrivo hanno toccato praticamente tutti. Cercherò comunque di essere chiaro e magari di far nascere a qualcuno la voglia di accostarsi a questa materia vastissima e piena di sorprese.

Inizierò con le definizioni accademiche.

Philip Kotler definisce il marketing ‘Satisfying needs and wants through an exchange process’ [1]

Il dizionario del marketing dice “The act or process of buying and selling in a market.[2]

P.Tailor di http://www.learnmarketing.net suggerisce che ‘Marketing is not about providing products or services it is essentially about providing changing benefits to the changing needs and demands of the customer.’ [3]

The Chartered Institute of Marketing definisce il marketing come ‘The management process responsible for identifying, anticipating and satisfying customer requirements profitability.’[4]

Zeithaml and Zeithaml (1984) identificano la responsabilità del marketing come fattore di evoluzione e cambiamento del mercato.

Simmonds (1986) fa notare che i ‘Marketers are engaged in a process of identifying change opportunities and inducing continual change in their organizations and, by extension, the marketplace’.[5]

Hamel and Prahalad (1994) discutono sul “marketing’s role as one of leading rather than following customers and helping the firm to <escape the tyranny of the served market>”.[6]

La mia definizione personale è meno sistemica e fa così.

“Mettere in moto il cervello per vendere qualche cosa a qualcuno”.

Qui si alzano subito acuti lai. I markettari protestano che non vogliono confondersi con “quelli delle vendite”. “Quelli delle vendite” dicono che sono arrivati prima loro. Ma ragioniamo un po’, cosa sarebbero i colleghi delle vendite se non esistesse il marketing e quindi non esistessero le Marche?

Venderebbero sacchi di farina, pezzi di lardo, barre di ferro per i fabbri, vino sfuso, yogurt e miele nei mastelli, dinamite e munizioni. I vestiti si farebbero dal sarto e i mercati rionali o gli ambulanti sarebbero il canale di vendita principale.

Tutto a livello  locale perché i mezzi di comunicazione, non sostenuti dagli investimenti dalle Marche sarebbero a livello primordiale per la stampa e la televisione avrebbe solo 2 canali per 8 ore al giorno. Quindi markettari, non sentitevi sminuiti, “quelli delle vendite” senza tutti i canali che abbiamo inventato noi (o di cui abbiamo stimolato l’invenzione) sarebbero poca cosa e non avrebbero potuto sviluppare la loro moderna professionalità.

In tutti questi anni ho gestito direttamente o indirettamente più di duemila operazioni di “marketing” della sottovarietà Communication. Ho con i miei colleghi di allora Carlo Kauffmann, Aldo Pontremoli e Giampaolo Bonizzi, organizzato un Galà Mondiale per L’Unicef nel 1972 con Peter Ustinov.

Ho progettato e prodotto con la mia socia del tempo Lella Carbone, 120 milioni di scatoline di sorprese nelle merendine del Mulino Bianco nei primi anni ’80.

Sono passato dai gadget del Corriere dei Piccoli in compagnia di un Ferruccio De Bortoli praticante giornalista e Alfredo Castelli massimo esponente dei Comics italiani, al campionato italiano di sci juniores ed al Corrierino Club.

Vi ho commosso con milioni di lettere di raccolta fondi, che vi sono arrivate puntualmente in casa per conto di varie Agenzie delle Nazioni Unite, Unicef, Unesco, Alto Commissariato per i Rifugiati, Croce Rossa etc.

Ho progettato e prodotto profumi e cosmetici naturali per le riviste femminili, ho addirittura coltivato e fatto essiccare un milione di quadrifogli per le letterine fortunate di Selezione del Reader’s Digest.

Ho fondato, fatto crescere e venduto ad Omnicom un’agenzia di Direct Marketing (altro sconosciuto) ancora tra le più grandi agenzie italiane del settore, la Rapp & Collins. In questo mestiere insomma, ne ho fatte di cotte e di crude.

Nel corso della lettura che spero piacevole, più che parlarvi delle mie idee cercherò di mostrarvi come sono nate le idee degli altri.

Lo scopo ultimo è solo il divertimento della conoscenza. Il mio a scrivere ed il vostro spero, a leggere.

E se questa lettura vi farà nascere qualche idea nuova, non dite a mia moglie che ve l’ho fatta venire io.

Ognuno può inventare il suo “Marketing ………………. ”.

Mettete il nome che volete al posto dei puntini.

Devo quindi prima spiegarvi cosa intendo io per Mkt  …sovversivo…

Se un’azienda lancia un prodotto completamente nuovo come il personal computer o il telefono cellulare o la scopa Swiffer è ovvio che stravolga il mercato di riferimento. Non intendo parlare di questi argomenti perché in questi casi si tratterebbe di “marketing normale” per il lancio, mai facile, di un’evoluzione o rivoluzione tecnologica.

Per Mkt Sovv intendo la messa in pratica, voluta o anche accidentale di una nuova catena del valore. Includo anche solo il ridisegno del flusso della catena del valore di un processo esistente. Un cambiamento che comporta uno snellimento o un aumento della quantità di informazione che il prodotto o servizio in esame porta con se.

Si tratta spesso di un’idea semplice, un uovo di Colombo, una di quelle idee che potremmo avere tutti. L’unico problema è quello di averle al momento giusto, proprio di fronte al problema che qualcuno, con la possibilità di decidere, si è posto.

Inutile che vi lambicchiate il cervello a freddo per trovare l’idea nuova di marketing.

Fatevelo dire da uno che ha campato vendendo idee da quando andava a scuola.

Ah! L’idea purtroppo vale poco, ammesso che a qualcuno interessi.

Da sola vale al massimo il 5% di un risultato (naturalmente solo in caso di successo).

Gran parte è fatica, il resto è incrollabile fede, per affrontare tutti gli ostacoli ed i trabocchetti che il sistema mette in atto per opporsi ai cambiamenti. Il mondo non sarebbe quello che conosciamo, se pochi coraggiosi non avessero lottato fino allo stremo per le loro idee.

Niccolò Machiavelli già 5 secoli fa lo aveva notato e lo lasciava ai posteri nel Principe:

E debbasi considerare, come è non è cosa più difficile a trattare, né più indubbia a riuscire, né più periculosa a maneggiare, che farsi capo a introdurre nuovi ordini. Perché lo introduttore ha per nimici tutti quelli che delli ordini vecchi fanno bene, e ha tepidi difensori tutti quelli che delli ordini nuovi farebbono bene. La quale tepidezza nasce, parte per paura delli avversari, che hanno le leggi dal canto loro, parte dalla incredulità delli uomini: e quali non credano in verità le cose nuove, se non ne veggano nata una ferma esperienza.”

Esistono ostacoli d’ogni tipo, in parte sono i paletti messi da quelli che hanno avuto successo prima di voi. Li hanno costruiti più o meno consapevolmente per proteggere il loro business. I più difficili da superare sono incastonati nella struttura stessa della società e rimuoverli costa una fatica indescrivibile. Non pretendo di elencarli tutti, la sola lista richiederebbe un’enciclopedia.

Per quanti se ne possano elencare, la nuova specie umana emergente, l’homo burocraticus, che sta soppiantando quasi ovunque l’homo sapiens, lavora alacremente per crearne di nuovi.

Non sono uno psicologo, ma dopo tante letture nel settore ho deciso di rifiutare tutte quelle teoria strampalate e/o intelligenti ma conflittuali tra loro e seguire una mia intuizione di tanti anni fa. Tra l’altro trova conferme nelle nuove teorie portate avanti dal creatore/fondatore di Palm e HandSpring, Jeff Hawkins, che ora sta lavorando su un’avanzata concezione del cervello umano per disegnare una nuova classe di computerI[7].

Qui vi passo la nuova idea, da 5 centesimi al chilo.

Le ricerche mediche ci dicono che il nostro cervello consuma un quinto di tutto il glucosio (energia) consumato dal corpo umano. Cambiare un’abitudine costa fatica, se non siete giovanissimi ricordatevi quanto tempo avete tenuto il computer sul tavolo senza nemmeno accenderlo, e ora non potete farne a meno.

Quindi, per un semplice fatto di risparmio energetico, il cervello umano si oppone al fatto di dover pensare.

E’ più semplice dire di no, ecco che persino nei brainstorming (le riunioni che si fanno per trovare nuove idee) ci sono sempre gli “avvocati del diavolo” che snocciolano tutti i modi in cui un’idea potrebbe andare male. Sono loro i veri nemici del progresso. Spesso sono truccati da collaboratori e danno i loro cattivi consigli, perché hanno inconsciamente paura che cambiando qualcosa il loro “posto” divenga meno sicuro.

Un’abile variante del dire di no sono le tattiche dilatorie, come la maggior parte delle ricerche di mercato. Si aspetta il risultato che ci mostra quasi sempre, dopo mesi, quello che già sapevamo. Pur di non decidere, pur di non prendersi responsabilità, si fa passare il tempo con tutti i trucchi mentali inconsci possibili.

Il cervello, invece che “utilizzare” molta energia per collegare in un modo diverso i neuroni, passa in rassegna i vecchi schemi, già collaudati, per ridurre al minimo il consumo di glucosio.

Per avere, e poi realizzare, l’idea giusta, dovete prima conquistare la fiducia di chi dovrà valutarla. Come quando Luciano Benetton stanco di produrre maglioni dai colori sbagliati, decise di far tingere i maglioni finiti, invece di far tingere il filo prima della confezione. A dirlo sembra pure semplice, ma pensate che le attrezzature per tingere il filo si dovevano buttare. Che maglie e maglioni dovevano essere prodotti tutti insieme, mesi prima e poi tinti in nuovi impianti creati ad hoc, in base alle ordinazioni dei colori indicati dai negozi campione. Questi, collegati in rete, segnalavano le tinte che il consumatore volubile sceglieva sul punto vendita. Prima che i competitors se n’accorgessero, la Benetton aveva aperto migliaia di negozi in tutto il mondo.

E’ difficilissimo cambiare il gioco. Il vecchio sistema, i vecchi metodi, sono durissimi da sconfiggere. Tutti abbiamo visto manager e lavoratori ad ogni livello, difendere con i denti procedure obsolete anche in condizioni di mercato disastrose.

Caso clamoroso fu il crollo protratto per dieci anni, delle compagnie aeree tradizionali, che nonostante esistessero prove inconfutabili della loro inefficienza, rifiutavano qualsiasi possibilità evolutiva fino al fallimento. Guardate l’Alitalia!

Qualcuno mi ha anche detto che sovversivo è un termine  negativo.

Dipende dai punti di vista.

Se siete educazionalmente conservatori, sovversivo è un brutto attributo come: sinistro, improbabile, anticonformista, sognatore, visionario, risk-taking, etc.

E’ vero che che la crisi economica ci ha insegnato a non prendere troppi rischi, ma è stato dando retta agli immobilisti e ai pusillanimi che mille buone idee sono finite fuori dal mercato.

Certamente occorrono anche dei grandi manager che si prendano il rischio di cambiare. Senza quest’ingrediente fondamentale, il mercato rimarrebbe sempre lo stesso, con i consumatori a fare il bello ed il cattivo tempo di tutti i prodotti secondo cicli storici.

Il cambiamento deriva più dal coraggio e dall’intuito, che dalle grandi scoperte ed è quest’aspetto che voglio evidenziare in questo saggio.Vorrei anche cercare, quando possibile, il nome di chi è stato a proporre il cambiamento o il fatto che l’ha fatto scaturire.

Tenterò anche un’organizzazione della materia, dovrò inventarmi una classificazione, vedremo cosa ne esce. Ci sono ideee di marketing impossibili da categorizzare come quella partita da uno Strip Club di Dallas una quindicina di anni fa e copiata ormai da 2.700 locali di Strip tease in USA. Tutte le transazioni sono in contanti ed il resto viene sempre dato in biglietti da 2 dollari. Il biglietto da 2 dollari è raro e nessuno vuole averlo in tasca, cerca di spenderlo subito, lo lascia volentieri di mancia, se lo vedesse la vostra fidanzata negli USA capirebbe subito la sua provenienza. Quando l’improvvisa richiesta del dimenticato taglio da 2 dollari arrivò alla banca centrale gli impianti erano ormai arrugginiti. Il flusso di questa banconota continua ad aumentare ed è la prova dell’inconfessato amore degli americani per le tette al vento.[8]

In una società così complessa come la nostra il semplice fatto di “mettersi in proprio” esige una buona dose di fegato e una capacità di far fronte all’imprevisto fuori dal comune. Direi che chi si mette in proprio è affamato, disponibile a consumare più risorse mentali degli altri. Accomuno i manager d’alto bordo a chi lavora in proprio, perché anche i manager corrono gli stessi rischi, se non dimostrano di saper lavorare bene rimangono a bocca asciutta.

Considero di appartenere a quest’elite di affamati che distingue una piccola parte della popolazione mondiale.

Siamo noi, gli affamati di tutto, a muovere il mondo.

Gli altri si limitano a dire qualche volta sì o molto più spesso a dire di no.

continua…


[1] Soddisfare bisogni e desideri attraverso un processo di scambio.

[2] L’’atto o il processo di comprare e vendere in un mercato. Dictionary of Marketing Terms, Jane Imber and Betsy-Ann Toffler, Barron’s Educational Series, Inc.

[3] Il Marketing non è fornire prodotti e servizi, ma essenzialmente fornire un cambio di benefici adattati ai cambiementi dei bisogni e delle richieste dei clienti.

[4] Il processo di gestione responsabile dell’identificazione, anticipazione, soddisfazione della domanda dei consumatori in modo profittevole.

[5] Gli operatori del marketing sono conivolti nel processo di identificazione delle opportunità di cambiamento e inducono un’evoluzione continua delle aziende e dei mercati di riferimento.

[6]  Il ruolo del marketing è più di indirizzare che seguire i consumatori per contribuire alla <fuga dalla tirannia del puro servizio>.

[8] Dalla rivista $pread (primavera 2007) organo dei lavoratori del sesso americani.

Il Viaggiatore – 2° puntata


mia grecia piccolaby MarcelloCividini

Guarda che tipi s’incontrano oggi, sarà meglio tornare alle vecchie abitudini e non dare confidenza ai tipi strani. Effettivamente il sole sembra più caldo. Respiro profondamente allargando le braccia ad occhi chiusi. Ok, torniamo a casa a guardare la posta elettronica.

Attraverso la strada silenziosa… silenziosa? Dove sono finite le macchine? Ho sempre portato gli occhiali e la mia visione reale del mondo è limitata a pochi metri, ma le ombre più distanti mi sembrano molto più alte. E l’aria è così sottile, come nelle giornate ventose d’inverno, tiepida però. Giro l’angolo e dopo pochi metri trovo un muro.

Mi giro perplesso, non sarò mica rincoglionito così di colpo, da non trovare la strada di casa. E’ così che si manifasta l’Alzheimer, senza preavvisi? Possibile che di colpo non riconosca neanche una delle vetrine della mia via? Vetrine? Qui c’è una superficie di materia dura ed elastica allo stesso tempo, sembra silicone indurito. Giallo a righe nere… Pericolo… un codice universale a ricordare i colori delle vespe, forse è meglio che mi tolga da qui. Non faccio nemmeno a tempo a voltarmi e un’apertura si spalanca mentre un grosso veicolo a strisce gialle e nere sfreccia fuori, passando a pochi centimetri dal mio piede che evita miracolosamente lo spiattellamento. Cosa mi succede, devo chiedere aiuto a qualcuno, devo farmi accompagnare a casa? Mi rivolgo ad una giovane donna vestita di viola con i capelli rasati:

– Scusa non ci vedo bene, dove siamo? –

– Scouzza sarai tu, vecchio scem –

E tira dritto lanciando improperi senza neanche darmi il tempo di ribattere. Cammino piano per qualche minuto con un lieve senso di stordimento, sul marciapiede alto. Provo con un altro passante, una donna con qualche anno in più e i capelli nerissimi e corti:

– Buongiorno, per piacere potrebbe dirmi in che via siamo? –

Mi guarda stralunata indicando una direzione con la mano e dice:

– Kastello –

In effetti, scorgo da lontano una sagoma nota, ma devo camminare ancora un bel mezzo chilometro prima di distinguere la torre del Castello Sforzesco e fa caldo. Toh! Non lo sapevo, hanno riempito di acqua il fossato. Così sta proprio bene, con le mura riflesse nell’acqua ferma. Come sono arrivato fino a qui? Sarà già la demenza senile o una forma di Alzheimer intermittente?

Vado dritto in via Dante e… c’è l’acqua. Alcuni battelli dalle forme moderne sono attraccati alle rive. Sembra Venezia… con palazzi di vetro però. Seguo come in tranche un gruppo di persone chiassose, eleganti, vestite di scuro. Non capisco una parola di quello che dicono, sembrano cinesi, però molto più alti. Entrano in un grande magazzino, scale mobili in tondo, senza gradini. Musica soffusa, elettronica penso, che imita un carillon. Si dirigono verso un banco di alluminio, trafficano un po’ e ciascuno ha in mano un bicchiere con qualcosa dentro. Vado anch’io al bancone. Il piano è uno schermo piatto che raffigura un’infinità di bottiglie e bicchieri decorati con frutta, gelati, ombrellini, ecc. L’avevo visto in un film, scorro le mie mani sul piano e le immagini si muovono in sincronia con le mie mosse.

rivela il sistema di addebito

Una voce suadente e strascicata scaturisce dal piano.

– Stavo solo guardando – Farfuglio…

accettiamo tutti i com, prego specificare

Tolgo le mani dallo schermo e quello zittisce. La rivelazione arriva e mi colpisce in modo quasi fisico, traballo e mi appoggio al tavolo.

A scuola un sacco di anni fa, durante le ore di lezione, per passare il tempo senza annoiarmi, leggevo romanzi di fantascienza. Se non sono rinscemito all’improvviso sono a Milano2 come diceva Marco, seppure quello era il suo nome. Milano2 di un universo parallelo. Cosa faccio ora? Mia moglie, la mia famiglia… gli amici… la casa ? Sul tavolo un foglio dimenticato cambia immagine appena lo tocco… solo i titoli niente testo… inaugurata la festa dei Navigli… la delegazione Mongo completa l’acquisto delle Aziende Energetiche Italiane… firmato il trattato a Florentia…

Devo ragionare alla svelta, devo tirare fuori quelle palle che ho lasciato addormentare. Che numero di piano aveva detto il sedicente Marco? In genere mi ricordo facilmente i numeri, 709 ma che lettera? T? mmm… prima aveva detto qualcos’altro… hex… ah si hex, esadecimale, allora non può essere T sarà D, 709D. Dovrei presentarmi alle autorità? E che storia racconto?

Devo trovare la biblioteca. Infilo la mano in tasca e trovo il maledetto amuleto scintillante di titanio o qualche altro cazzuto metallo prezioso. Lo scruto come se potessi vederne l’interno, ha una fila di sedici forellini su ogni facciata. Ognuno lampeggia con ritmi e colori differenti. Lo porto vicino alla bocca con circospezione e mormoro… Milano 709D. Niente. Forse lo devo dire più forte, mi guardo intorno e riprovo. Nulla. Un’idea… un’idea, una volta ne avevo un casino, provo a dire…

– Dove sta la biblioteca? –

Sento una vibrazione, quasi una voce che non viene da nessuna direzione, la sento risuonare dentro la mia testa.

esci e gira a sinistra

E’ il comunicatore, mi guida, ho chiesto e ha risposto. Esco più sollevato con il giaccone sul braccio. Nessuno nella strada ha il soprabito e Marco l’ha buttato via subito, nel cestino della spazzatura. Ma è mio, della mia dimensione, cosa ho d’altro? Il portafogli, le chiavi di casa, monetine, orologio, fazzoletto, una pila tascabile al litio modello C.S.I., l’iPhone. Lo accendo, aspetto la rotellina che gira, gira, gira, non trova nessun gestore. Non lo getto perché l’ho pagato un casino, solo per fare invidia agli amici, ma mi sento ancora più stupido.

Seguo le istruzioni del mio Com… come ha detto la voce del tavolo del bar? Accettiamo tutti i com. La prossima volta provo se questo è un com accettabile per pagare. Mi aspettavo che la biblioteca fosse un palazzo pieno di libri, invece è un sotterraneo con tavoli video. E’ semivuoto e nessuno mi chiede nulla. Mi siedo e scorro gli innumerevoli argomenti proposti senza trovarne uno che faccia al mio caso. Provo con la ricerca… ma qui non hanno Google? Sembra di no. Una parte del tavolo rappresenta una tastiera, strana, ha tutte le lettere, anzi di più e anche le sillabe più usuali. Faccio parecchi errori di digitazione, ma il tasto di ritorno è ben visibile. Compito

– Universi paralleli –

soggetto non trovato

– Fisica dimensionale –

soggetto non trovato

– Viaggi dimensionali –

soggetto non trovato

– mondi paralleli –

soggetto non trovato

– Comunicatore interdimensionale –

– Bingo! –

Dispositivo immaginario che consentirebbe il passaggio tra differenti piani dimensionali. Secondo le teorie di Paul Mharkovitz, esistono punti di risonanza tra detti presunti piani. L’eccitazione di un campo dinamico di sufficiente potenza, potrebbe consentire il passaggio da un piano all’altro. Il suddetto Paul Mharkovitz è tuttora ricercato per truffa e sottrazione di fondi ai danni dell’Università di Losanna. Chiunque avesse informazione sul soggetto è tenuto ad informare la Milizia. La documentazione riguardante le sue teorie ed esperimenti è stata sequestrata e considerata fuorilegge.

Mi guardo attorno affranto, ma comunque circospetto. Forse mi conviene alzarmi ed andarmene subito. Non sono mai stato paranoico, ma qui il mio istinto di sopravvivenza è sicuramente in stato di allerta. Esco velocemente e mi allontano di qualche isolato. Cerco i negozi, ma non vedo vetrine, ci sono poche scritte e tante immagini. Ci sono tante pareti di vetro e all’interno, schermi video sottilissimi e semitrasparenti, verticali e orizzontali come al bar.

Mi scappa tantissimo di orinare, stamattina ho preso la mia pillola per l’ipertensione… Dove lo trovo un cesso? I bar, non riesco a distinguerli, forse un albergo, i miei vestiti strani darebbero meno nell’occhio. Mi scappa già da un paio d’ore e ho fatto di tutto per trattenermi. Un dolore sordo e pungente al basso ventre, m’impedisce ormai di pensare. Come trovo un albergo in una città senza insegne scritte? Girovago come un disperato ancora per qualche minuto e poi succede l’irreparabile.

Mi piscio addosso, sorrido per la meravigliosa sensazione di liberazione, come un cretino, mentre procedo a piccoli passi per non farmi vedere. I miei liquidi scivolano caldi all’interno delle gambe e poco dopo… freddo, bagnato, puzzolente, vergognoso. Non mi era più successo dai tempi della culla. E pensare che a Milano 709D stamattina, non avevo idea di cosa fare oggi. Indosso il giaccone per coprire, almeno visivamente, le appariscenti macchie umide. Per prima cosa ho bisogno di cambiarmi.

continua…

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