Il Viaggiatore – 22° Puntata


mia grecia piccola by Marcello Cividini

Ecco che comincia lo stretching. La macchina fa ruotare il mio corpo in modo che la gravità aiuti i movimenti estremi. Ora sono capovolto e mentre la mia spalla destra è bloccata, il braccio sinistro viene tirato a destra e via di questo passo.

Sistematicamente tutti i muscoli vengono stirati fino alla loro naturale? estensione. Come avverto una sensazione di dolore lo stiramento cessa e il muscolo viene non solo rilasciato, ma compresso isostaticamente alla minima contrazione possibile.

Non sono mai stato un assiduo frequentatore di palestre. Se avessi saputo di una macchina simile, mi sarei sicuramente comportato altrimenti. Non posso fare a meno di emettere gridolini di dolor, sollievo, piacere anche, nel sentire stiracchiare muscoli diventati ignoti alla mia coscienza.

Jorgo sta combattendo con un bastone di bamboo con il maestro d’armi. Il maestro salta come un grillo e glie le sta suonando di santa ragione, mentre grida:

– Chiudi gli occhi. Non devi vedere dove sto, devi sentire dove sarò, bravo così. –

Nello stesso istante fa una giravolta sinistrorsa colpendolo alle spalle. Io son più che sudato, sono gocciolante e mi brucia un occhio. La macchina finalmente si ferma ed esco barcollante.

Mi gira anche la testa, ma la sensazione scompare dopo un paio di tazze di tisana che Jorgo, sudato pure lui, mi porge mentre sediamo su di una panca. Arturo in piedi a gambe larghe di fronte a noi, con le mani appoggiate alla sommità del bastone, non ansima nemmeno.

Bene per oggi Marco, è meglio andarci piano all’inizio. Il nostro decano Fulco mi ha concesso l’onore di occuparmi della tua sicurezza. Jorgo e altri miei allievi come lui saranno sempre con noi.

Torno in camera, ridoccio e mi sdraio un momento sul letto. Sei ore dopo mi sento meglio. Non mi riconosco più, non mangio da ventiquattro ore e tranne la seduta in palestra, ho in pratica sempre dormito.

Jorgo mi avvisa che il decano mi ha invitato a cena, per comunicarmi quello che l’assemblea degli anziani ha deciso, dopo un giorno e una notte di discussioni. Mi scelgo un vestito grigio ferro un po’ da prete, che mi calza a pennello e una camicia solo un poco più chiara.

Fulco mi riceve nel suo ufficio privato dove è stata allestito un tavolo per due, mi abbraccia e:

– Scusami fratello Marco per averci messo tanto a decidere, ma quello che hai visto è ormai un gruppo di vecchi che seguivano un sogno. Siediti alla mia mensa. –

Come ci sediamo un cameriere discreto ci riempie due piccoli calici di vino bianco dorato.

– Un grande sogno e un terribile dubbio, il sogno si è infranto perché il dubbio si è trasformato nella verità che tanto abbiamo temuto. Abbiamo lottato per secoli per difendere la fede, militando tra le file di una religione che usava la menzogna al posto della verità. Ora siamo come svuotati da ogni significato dato alle nostre azioni di tutta la vita. –

Io non ho mai creduto ai miracoli e tantomeno a nessuna delle ottomila religioni diverse. Io vedo la cosa da un punto di vista completamente differente. Mi rendo conto però del dramma che sta passando il mio ospite.

Il primate tace pensieroso. Assaggio con compunzione il vino che mi sembra un ottimo Amontillado. Mi rendo conto che devo dire qualcosa… almeno di circostanza. Oppure tirar fuori un’idea semplice, da problem solver, quelle che mi facevo venire alla svelta per lavoro, solo pochi anni luce? fa… forse…

– Fulco, la scoperta di una civiltà che ha saputo fabbricare questo dispositivo meraviglioso non risolve il problema di chi ha creato l’universo. Forse ci vorrebbe un nuovo Concilio. Non dovete perdere la fede, dovete solo dirottarla su qualcosa di più alto, più incomprensibile, più divino se posso permettermi di usare questa parola. –

Il suo viso scuro e tormentato s’illumina ad un tratto e sbotta:

– Un Concilio?… si… un’idea penso… potremmo… suggerire questo a Lorenzo VII. –

continua…

Il Viaggiatore – 21° Puntata


mia grecia piccola by Marcello Cividini

Così passo il pomeriggio a risanarmi, tra dolori lancinanti sì, ma a fin di bene. Dopo il trattamento schiacciasassi cado come in catalessi e mi sveglio tutto sudato a notte inoltrata.

Arra mi comunica che ora è tutto a posto, compresa l’ipertensione, i nei e le emorroidi. Mi trascino nel mastodontico bagno e mi faccio la doccia più lunga della mia vita.

Credo di aver passato un’ora sotto la sferza del potente getto di acqua calda. Devo aver consumato la scorta di tutto il castello. Già ora mi posso grattare la schiena da tutte e due le parti!

Arra mi sottopone la necessità di allenare i muscoli che sono rimasti inattivi negli ultimi anni. Ha preparato un bel programmino per me. Quasi come quello che mi aveva regalato mia moglie per Natale l’anno scorso.

Povera cara chissà come sarà in pensiero per me, chissà se la rivedrò un giorno. Torno a dormire senza zoppicare, una sensazione meravigliosa, stiro entrambe le braccia senza slogarmele, sprimaccio il cuscino di piuma e mi addormento di colpo.

7° giorno domenica 22 set

Jorgo mi sveglia a mattino inoltrato. Il tavolo ospita una colazione pantagruelica, ma stranamente non ho fame. Mi sento bene, ma riesco a bere solo l’acqua calda del the e ne bevo tre tazze piene con Jorgo che mi guarda stralunato.

– Tutto bene fratello? –

– Non sono mai stato così bene, non ci sarebbe qui qualche… specie di palestra per sgranchire i muscoli? –

Mentre contemplo le prime caute indicazioni di Arra sulla mia ripresa fisica, vedo il suo viso si allargarsi in un sorriso orgoglioso.

– Questo è il centro dove i migliori Guardiani ricevono gli alti gradi in tutte le arti marziali della terra. Ti accompagno subito nelle palestre, aspetta solo qualche minuto. –

Tempo solo di lavarmi i denti con la solita polvere alla salvia, mentre penso se funzionerebbe qui una bella industria di dentifrici in tubetto.

Torna vestito in una specie di tuta nera elastica monopezzo che mette in risalto tutti i muscoli e mi porge un indumento simile al suo. Taglia unica mi dice, indossalo senza slip o magliette è fatto apposta.

È un tessuto morbidissimo e forte nello stesso tempo come una specie di microfibra, sembra un po’ plasticoso. Più che indossarlo mi ci infilo come in un preservativo, passando dal collo, è aderente e mai stretto anche se sostiene dove deve.

Mi guardo nello specchio con una smorfia alla vista delle mie cicce sparse dove non dovrebbero. Inutile che trattenga il respiro, qui si vede tutto. Scendiamo in un salone sotterraneo dove una decina di atleti, in altro modo non posso chiamarli date le proporzioni adoniche, si stanno allenando.

La sala scavata nel tufo è piena di macchine strane che mi sembrano più strumenti di tortura che tapis roulant. Jorgo mi presenta al maestro d’armi Arturo, anziano guerriero, barbetta corta e capelli a spazzola ormai bianchi. La sua stretta di mano rapida e asciutta è talmente forte da sembrare uno schiocco.

Sa chi sono, mi tratta con un rispetto quasi imbarazzante e mi prescrive una routine completa, ma evidentemente leggera. Ho ancora tantissima sete, ma riesco a bere solo bicchieri di acqua calda.

Come mi ha detto Arra il mio organismo deve eliminare una serie infinita di sostanze indesiderate che si sono accumulate negli anni. Anche buona parte dei batteri simbionti del mio intestino sono destinati, nel giro di poco, ad essere sostituiti con colleghi approvati in tutte le galassie. Mi issano, praticamente di peso, su di una macchina complicata.

– Infila i piedi qua e le ginocchia qui. –

– click –

Bloccati.

– Stringi queste maniglie –

– clack –

Ammanettato anche ai gomiti da morbide bande elastiche. Sono prigioniero dello strumento di tortura più grande della palestra.

continua…