Il Viaggiatore – 41° puntata


mia grecia piccola by Marcello Cividini

Entro ai grandi magazzini, giro vari piani. Compro tre borse di microfibra nere e uno zainetto di rete. Tre paia di pantaloni di cotone pesante, camicie, pigiami insomma tutto il necessario, moltiplicato per tre.

Mi siedo su un divano nel reparto mobili e riempio le tre borse. Il piano terra è collegato alla Metropolitana e lascio una borsa in un armadietto del deposito bagagli.

Con la metro vado alla Gare Central e lascio un’altra borsa al deposito della stazione.

Prima di entrare in una zona di negozi di elettronica, con centinaia di telecamere e computer, chiedo conferma ad Arra se non sia un sovraccarico di lavoro, alterare la mia immagine su tanti dispositivi contemporaneamente.

Rassicurato anche sulla possibilità di utilizzo di un computer in rete wireless, come tutti i ragazzi che ho visto in giro, me ne compro uno anch’io. Un notepad con un sistema operativo grafico che imparo ad usare quasi istintivamente come fosse un Mac, finisce nel mio zainetto.

Prendo anche una piccola telecamera professionale, qualche gadget. Mi prendo anche un paio di block notes e qualche penna strana. Insomma passo qualche ora saltando da un negozio all’altro, l’offerta copiosa di cibo di strada sostituisce il pranzo.

Prendo una stanza in un albergo che più anonimo non si può, guardo solo che sia pulito. Lascio lì l’ultima borsa e torno fuori. Cammino lungo la rive droite fino a l’Ile Saint-Louis. E’ quasi uguale a quella che ricordo.

Entro in un portoncino che mi sembra essere una piccola agenzia immobiliare. Una signora gentilissima mi fa accomodare, mi offre un caffè, mi dice di mettermi a mio agio.

Una biondina molto carina ci porta due espressi e mi chiede se voglio aggiungere la panna. Mi sfiora la mano quando mi aggiunge una zolletta di zucchero. Ottimo il caffè con la panna.

La signora mi porge un catalogo illustrato di… belle ragazze, poco vestite in pose sexy! Non so cosa fare, sono come inebetito. Sono sempre stato fedele a mia moglie. Non ho mai frequentato una casa d’appuntamenti.

Scapperei, ma non mi sembra il caso. La signora, cioè la maitresse, è abilissima, sfrutta ogni mia esitazione per portarmi un passo avanti.

In men che non si dica mi ritrovo in una camera del primo piano con lo zainetto in mano, con una morettina di nome Madeleine, che mi accarezza. E mica mi fa schifo. La sua pelle profuma di fiori freschi e io sono evidentemente eccitato.

Mi leva di mano lo zainetto e mi spoglia lentamente, professionalmente.

Il vigore mi è tornato prepotente e non posso più fare marcia indietro. Mi spinge sul letto e mi sfiora, mi bacia mi tocca dappertutto, fino ad arrivare a massaggiarmi la prostata.

Sono sempre stato un po’ lungo e la ragazza in questione non fa nulla per velocizzare. Beh! E poiché l’uomo non è di legno, mi rilasso e apprezzo appieno il trattamento VIP.

Mi salutano con un au revoir. Niente pagamento elettronico qui, tre fiorini d’oro.

Mi sorprendo con un sorriso in volto. In effetti, mi sento proprio bene. Questa piacevole forma di calore nel basso ventre è una cosa che mi mancava da qualche tempo.

E’ arrivata l’ora di cena, continuo il giro dell’isola, ma non vedo né ristoranti, né agenzie immobiliari. Forse non è più così che si vendono gli immobili da queste parti.

Infatti, gli immobili in vendita o in affitto passano obbligatoriamente per la Borsa Centrale Immobiliare che regola fiscalmente tutte le transazioni riguardanti case e terreni. –

– Questo vuol dire che non riusciremo a comprare una casa in modo assolutamente anonimo? –

Posso usare il sistema di sempre, è talmente intricato che nessuno su questa terra potrà ritrovarne le tracce. Neanche gli altri Viaggiatori ne avrebbero il potere.

Allora mi piacerebbe una casa qui sull’Ile Saint-Louis, in particolare mi piacerebbe quella piccolina all’inizio dell’Isola, sulla riva.

continua…

Il Viaggiatore – 10° puntata


mia grecia piccola by MarcelloCividini

Jorgo siede al banco e controlla la sala dietro un monumentale panino. Lo addenta solo quando le gemelle, che si nutrono solo di notte, sono sistemate strategicamente ai lati della sala con il loro infuso di erbe.

Beh! Sono venuto qua a fare il turista per cambiare aria da Milano e imparare qualcosa di più. Lo spumante delle cantine Loredan è meglio di tutti gli champagne che ho assaggiato in vita mia. Se non fosse per la spada di Damocle che pende sulla mia testa, potrei fare questa vita per un tempo indefinito.

Mi manca un po’ mia moglie, non tanto per il sesso, ormai è più un’amica che altro. Mi manca per la compagnia, le gite al mare, le cene con gli amici, le partite a burraco e le dispute sul telecomando del televisore. Chissà come starà, tutta sola, nella nostra grande casa piena di gatti.

Qui l’unico amico che ho è Arra, un’entità sovradimensionale i cui scopi sfuggono alla comprensione umana. Mi aiuta, m’informa, mi protegge, ma non divide il pranzo con me.

Questo è il punto, sono qui da solo. Le guardie del corpo stanno con me unicamente per lavoro. Quando voglio parlare con Arra in pubblico faccio finta di parlare nel mio com a bassa voce, non ho ancora imparato a vocalizzare senza emettere suoni intellegibili.

– Tu sai che esistono altri due come te in questa dimensione e sai anche dove sono?-

– Abbiamo la coscienza di tutti i nostri simili, incluso la loro posizione dimensionale e fisica esatta. 

– Allora anche loro sanno… dove siamo? –

– Non è una delle informazioni disponibili ai Viaggiatori. 

– E quali sarebbero disponibili? –

– Posso dirti che uno dei miei fratelli è su questo mondo da 2.030 anni ed è di solito inattivo. Al suo servizio hanno acceduto 267 viaggiatori. L’altro è qui da 562, ha servito un solo viaggiatore, sempre con moltissima attività. –

– Allora cosa sanno di me/te/noi ? –

– Sono comparso quattro giorni fa, sparito dieci minuti nello stesso tempo in cui sono entrati gli svizzeri in camera tua, ritornato, sparito per un giorno proprio quando ti hanno stordito al ristorante, poi tornato. Inoltre ho avuto una discreta attività. –

– Certo, visto da qualcuno che è qui da tutto questo tempo, deve sembrare un sacco strano. Devono avere un controllo del territorio efficientissimo se in un solo giorno sono arrivati fino a noi. Non potremmo comunicare loro che sono qui giusto di passaggio e aspetto appena il momento più opportuno per andarmene? –

– Pensi che sarebbe credibile? Pensi che non sia già successo milioni di volte? 

– Già devo convenire. –

Per distrarmi dagli oscuri pensieri ordino un dessert che ho visto passare prima. Una specie di montebianco con marron glacé, una crema bianca compatta a base di mandorle e panna, sormontata da un castello di cioccolato, delizioso.

Vedo sgranarsi gli occhi delle gemelle man mano che sparisce. Usciamo dal magnifico palazzo ed ho proprio bisogno di una passeggiatina.

Non ho bevuto il caffè perché voglio prenderlo in Piazza. Voglio vedere chi si è accaparrato il posto del Florian nella competizione che, nel mio mondo, vedeva trentaquattro caffè concorrenti nella stessa location, nel millesettecentoventi.

Comincia a piovere leggermente. Ines e Iris si ricoprono d’incanto di plastica trasparente. Jorgo cammina in mezzo alla strada come se fosse in pieno sole. Io mi proteggo passando rasente ai muri, col mio provvidenziale tricorno che mi protegge il capo. Passiamo sotto i portici e m’infilo dentro al caffè… Janni… proprio dove c’era il Florian.

I tavolini sono tutti pieni perché l’improvviso vento gelido ha fatto rientrare gli avventori seduti in piazza. Ne approfitto per andare prima in bagno. Questa volta entra prima Jorgo.

Guardo le stampe d’epoca appese nel corridoio e il ritratto del fondatore, tale Janni Scarin nato a Korcula, la città natale di Marco Polo.

Il caffè come lo fanno a Venetia è sempre il migliore del… dei mondi, soprattutto per le fritole con i pinoli e le spezie. Ricordo tanti anni fa, a Carnevale, i leggerissimi galani, simili a quelli che a Milano chiamiamo chiacchiere, anche se le nostre sono più pesanti.

Mentre aspetto in fila studio la gente che si gode la bellezza delle sale e sorbisce le aromatiche bevande. Una coppia di signore bellocce, sulla quarantina, sedute a un tavolo vicino, mi chiede informazioni. Sono Colombiane di Nova Pisa, vicina ai grandi laghi e saputo che sono anch’io un turista, m’invitano a sedere al loro tavolo.

Visto il mio posto in coda e l’acqua che viene giù a dirotto accetto di sedermi a patto però di offrire io la consumazione. Jorgo presidia l’ingresso e le sorelline sono invisibili da qualche parte, all’erta. Chiacchere superficiali che mi permettono comunque di imparare qualcosa di prima mano, come la leadership planetaria della Federazione Colombiana prima potenza mondiale e alleata storica dell’Italia.

Sì, sono un goloso e prendo un caffè con panna e mi portano anche un’alzata d’argento piena di… galani, anche se non è Carnevale sono di certo i dolci preferiti fin dal tempo dei Romani. Le signore che sono sorelle, ne fanno man bassa e io devo ordinarne un altro vassoio.

Dopo un’oretta di amabili chiacchiere smette di piovere lentamente il locale si svuota. Mi commiato dalle mie ospiti che non mancano di invitarmi a Nova Pisa, quando ci passerò. Mi danno una specie di biglietto da visita elettronico sottile, ma con la loro immagine in movimento e le coordinate GPS di casa. Esco anch’io nell’aria fattasi gelida e chiara. Torno in albergo.

Dovrei darmi da fare per andare in qualche modo all’attacco, ma non so da che parte incominciare. Non mi preoccupo tanto del primo dispositivo, lo chiamerò Uno. Il fatto che abbia cambiato mano mediamente ogni sette anni e che sia usato poco, mi fa pensare a qualcosa di rituale, come una setta o una congregazione di qualche tipo.

Due invece sembra in mano a un solo Viaggiatore, ma come è possibile che sia lo stesso da cinquecento anni. Forse è un gruppo, una dinastia che ne fa ampio uso da secoli per il potere? Oppure è al centro di una competizione tra molti per accaparrarsene i privilegi? Il fatto che mi abbiano cercato e quasi trovato subito, mi fa propendere di più sulla prima ipotesi.

Dovrei studiare la storia economica per capire se questo influsso interdimensionale nel millequattrocento quarantotto ha contribuito al successo di qualche dinastia in particolare. Sono completamente all’oscuro sui fatti storici di quel periodo.

continua…