Il Viaggiatore – 13 ° puntata


mia grecia piccola by MarcelloCividini

5° giorno venerdì 20 set

In fondo a piazza S Marco trovo Ca’ Correr. La biblioteca storica è pieno di libri veri finalmente. Per la mia ricerca però servono poco.

Devo trovare dinastie o potentati che abbiano avuto un boost dopo il 1450. Dopo aver scartabellato vecchi cassetti pieni di ordinati cartellini, mi faccio consegnare una decina di libri di storia comparata.

Bellissimi volumi, rilegati in pelle con i titoli in oro zecchino. Dalla scoperta dell’America, pardon della Colombia, la famiglia Medici ha tratto un enorme beneficio e questo la fa candidare subito.

Anche la famiglia Orsini, che Lucrezia Tornabuoni aveva agganciato facendo sposare il figlio Lorenzo con Clarice, era arrivata potentissima ai giorni nostri. Francia, Spagna e Portogallo si sono divise il continente meridionale. Gli Aragona che dominavano la ricchissima parte centrale sono però decaduti nel diciottesimo secolo.

Dopo i secoli di pesca intensiva della lega Anseatica, i britannici, spinti dalla spasmodica ricerca di nuovo pesce, avevano colonizzato la costa nord dove da noi abbiamo il Canada. La costa est è ancora occupata dai resti dell’impero russo.

Venetia ha dominato le coste dell’oceano indiano per secoli. Più potente che mai, ancora oggi, vede tuttora la casata Loredan apparentemente al primo posto. Venetia e Firenze si sono alleate nel diciassettesimo secolo. Firenze gestisce il potere finanziario e Venetia il commercio.

Il grande nemico/alleato è la Cina tormentata da rivoluzioni e controrivoluzioni da secoli, ma sempre potentissima con i suoi due miliardi di abitanti. Ho imparato qualcosa di più sul mondo in queste ore. Il mio taccuino è pieno di nomi e scarabocchi, ma tutto è confuso.

Non mi sono fatto nessuna idea precisa e ho anche un discreto appetito. La cena di ieri sera ha soddisfatto le mie papille al massimo, ma solo quelle. Arra mi avvisa che uno dei due suoi fratelli in questa dimensione, quello che identificavo come Due è sparito e riapparso dopo pochi minuti. Rileva anche che non era mai successo prima. Significa anche che forse ha imparato da me.

Sto sperimentando quello che significa avere sotto mano un potere sovrumano che non potrò mai comprendere se non superficialmente. Quasi come uno smartphone, in mano a un uomo della pietra.

Devo aver vocalizzato il pensiero, perché Arra m’informa che non devo deprimermi, ma il paragone che ho fatto è troppo generoso nei confronti del genere umano. Le sue funzioni superiori, quelle della mente collettiva universale, non sono utilizzate ormai da un milione di anni.

Ok rinuncio, ma almeno vorrei sapere per cosa è stato utilizzato nel mio mondo.

Non ti deprimere, per esempio la tua idea di mettersi “via da qui” in stasi, è originale, non era mai stata richiesta da nessuno, in nessuno dei mondi. Era da sempre nelle mie possibilità, ma nessuno ci aveva pensato prima. Principalmente sono stato utilizzato per spostare denaro, scoprire le menzogne.

continua…

 

Il Viaggiatore – 11° puntata


mia grecia piccola by MarcelloCividini

– Dove trovo le informazioni sul cinquecento Arra? –

Il Palazzo Correr ospita una ricchissima biblioteca storica, in questa stagione è aperto tutte le mattine.

Ci andrò domani per trovare un’ispirazione ma quale setta è in giro da duemila anni, mi chiedo.

Mentre attendo l’ora di cena guardo le notizie. Devo dire che anche qui la qualità delle notizie lascia molto a desiderare. Politica mondiale zero, diatribe politiche locali, cronaca nera, cosa ha fatto il papa…

Non sarà mica questa la setta che da duemila, anzi duemiladieci anni possiede Uno? Le date coinciderebbero. E’ talmente semplice che potrebbe anche essere vero. Forse mi converrà fare una tappa pure a Roma.

Beh, pensiamo a breve raggio, dove cenare stasera. Chiedo al concierge dove posso trovare un ristorante che ripaghi la pena di essere venuti a Venetia.

– Se preferisce un locale storico le consiglio le Vecie Poste dove una volta c’era il mercato del pesce, vicino a Rialto, è uno dei locali più antichi del mondo sa. Se lo preferisce alla moda vada al Tam-Tam che offre il meglio delle moderne coltivazioni idroponiche della regione. –

Istintivamente andrei alla Vecia Posta, ma la curiosità prevale e mi faccio prenotare al Tam-Tam per le venti, meglio alle ventidue, mi corregge il portiere. E’ lontano e mi prenota anche il taxi boat.

Mi muovo per tempo con l’allegra combriccola. La zona è modernissima molto a sud, vicino al mare. Una passeggiata piena di locali luminosissimi dove molti giovani, in abiti dall’apparenza costosa, stazionano chiacchierando con il bicchiere in mano.

Gli alcolici sono di moda anche qui e suppongo pure qui, fino alle ore piccole. Le musiche che arrivano da ogni dove sono ovviamente tutte sconosciute. Con alcune trovo assonanze, altre sono completamente aliene. I miei abiti sono moderni come quelli degli avventori, ma ci sono poche persone della mia età, in genere sono accompagnate.

Note di tamburo mi segnalano la vicinanza con il locale scelto. Salgo anche qui all’ultimo piano. Mi siedo da ad un tavolo d’angolo. Il piano di cristallo si attiva in modalità schermo appena vi appoggio una mano, niente piatti e posate.

Il menu è un film multi sensoriale. Un dispositivo invisibile diffonde il profumo delle pietanze descritte. La musica discreta viaggia in sincrono con il video. Per ordinare devo prima scegliere le spezie che mi stimolano stasera, poi verrà il resto.

Scelgo la galanga, il pepe lungo, il macis e l’interpretazione spetta allo chef.

Da bere solo acqua, per non anestetizzare le papille gustative (sic). Ordino lo stesso, quasi di straforo una bottiglia con le bollicine.

Le luci sono soffuse, per lo più il locale è frequentato da coppie. Ogni tavola è una piccola isola con centro lo schermo che riproduce scene di giungla. Mentre attendo un cameriere, quasi invisibile, mi sciorina sul tavolo un piattino rettangolare di stuzzichini trompe l’oeil.

Una foglia verde croccante ha il sapore salato/dolce della pelle di pollo caramellizzata. Una polpettina bianca ha il gusto del pomodoro. Una specie di caramella nera sa di sesamo e tonno. Intrigante come piace a me.

Mi arriva un bicchiere conico trasparente con una cremina che va dal rosso in fondo all’arancio in cima. Una specie di vellutata vegetale gradevolissima, ma che non riesco a identificare, sembra zucca con un vago sentore di fragoline di bosco, tutto sulle calde note del macis.

La cosa strana è che la parte arancione sa di fragole con note di cipolla abbrustolita, la parte rossa ha il gusto della zucca, con un sospetto di sedano.

continua…

Il Viaggiatore – 9° puntata


mia grecia piccola by MarcelloCividini –

4° giorno giovedì 19 set

Ho dormito come un sasso questa notte. Arra ha preso informazioni nella rete della polizia per cercare cavalieri bianchi, affidabili da assumere come guardie personali. I cavalieri bianchi sono i nemici naturali dei mercenari svizzeri. Non eccellono in cattiverie di attacco, ma sono dei difensori abilissimi.

Li vedo dopo colazione e ne scegliamo tre, in verità li ha scelti Arra, due gemelle e un uomo. Non distinguerò mai Iris da Ines tanto sono uguali, si muovono elasticamente quasi saltellando, praticamente all’unisono, sembrano addirittura telepatiche.

Jorgo sembra armeno, massiccio e nello stesso tempo agile è anche uno specialista di sistemi informatici. Ora è meglio che cambiamo aria, mi suggerisce Arra dal suo nascondiglio di pelle sotto la mia camicia.

Ho guardato le fotografie recenti di molte città, in biblioteca e l’unica che mi pare perlomeno simile a quella di casa mia è Venezia, qui Venetia. Ho sempre avuto un senso di intimità con Venezia, dove avevo svolto il servizio militare, l’ho sempre sentita quasi casa mia. Prendiamo il monorail e in quaranta minuti siamo a destinazione.

L’ho intravista mentre il treno rallentava. La città è vastissima, occupa tutta la laguna, in concreto fino a Chioggia. Il porto di Marghera è tutto acciaio e cristallo, la ricchezza traspare dalle sue strutture. Altro che zona industriale inquinata.

Le famiglie venetiane che ancora regnano nella zona hanno tenuto lontano l’inquinamento, in pratica relegato ai paesi produttori di materie prime. Qui solo commerci, scambi, ricerca. L’università Ca’ Venier ospita cinquantamila studenti da tutto il mondo. La stazione è in pieno centro, in riva al Canal Grande.

L’acqua del canale è limpida, quasi come quella dei finti canali di Venezia che nel mio mondo avevano ricostruito a Las Vegas. I palazzi sono più o meno come quelli che mi ricordo, almeno in centro. L’atmosfera della città mi corrobora e la sento molto vicina.

Il fatto che ora ci veda benissimo mi fa notare un sacco di particolari curiosi, che non so neppure se siano nuovi o nuovi solo per me. Prendiamo un taxi scafo elettrico e andiamo in piazza S. Marco. All’albergo prendiamo una suite, ci sistemiamo e poi, con l’allegra compagnia, vado a passeggio per le calli.

Jorgo qualche metro dietro a me guarda le spalle. Le due gemelle sembrano danzarmi intorno, scivolando accanto ai numerosi passanti che affollano le stradine. Arra controlla l’etere per la possibilità, seppur remota, che gli svizzeri o altri usino i loro com per coordinarsi.

Ogni tanto mi fermo a guardare le vetrine, poi mi faccio attirare da un piccolo locale dove mi siedo con un’ombra de vin bianco secco e degli stuzzichini appetitosi e piccanti. Bell’usanza in tutte le dimensioni 😉

Faccio una delle cose che mi diverte di più, guardo la gente che passa. Immagino dove vanno e perché così di corsa. Oppure guardo i loro vestiti e i loro sacchetti colorati.

Oggi fa freschino e dati i rari abitanti della mia testa, mi sono comprato un cappello a tricorno, di feltro nero, che qui va di moda da secoli. Certo se mi guardo da fuori devo dire che in soli tre giorni non mi riconosco più. Sembro un damerino. Le guardie del corpo sono invisibili ai più, ma con Arra contribuiscono a creare un’aura di tranquillità intorno a me.

sospetto a ore dieci.

Come non detto, sono comunque in una situazione di pericolo e l’adrenalina riparte. Le gemelle danzano nella direzione indicata…

falso allarme

Loro non possono rilassarsi mai o quasi. Meglio muoversi. Seguo il flusso dei passanti e mi trovo davanti un campo con un edificio nuovo, tutto a specchi che si integra perfettamente riflettendo parti degli altri edifici dello slargo. E’ uno spettacolo superbo, entro e scopro che è un museo costruito sul retro di Cà Loredan, lo stesso palazzo che fu venduto ai Vendramin nella mia Venezia.

Anche l’interno è pieno di specchi che moltiplicano l’immagine dei visitatori, insieme a scorci riflessi degli affreschi del Giorgione. Immagini olografiche tridimensionali di personaggi, in costume rinascimentale, camminano tra il folto pubblico come fantasmi, recitando la loro eterna commedia.

La mia scorta pare disorientata da tutte queste immagini che si sovrappongono, ma così sarebbe per chiunque altro. Finiamo nel caffè all’ultimo piano che offre una splendida vista sulla città. Jorgo presidia già un tavolo per me vicino alla parete di cristallo.

La granseola semplicemente bollita e condita con un filo di olio extravergine è anche qui il piatto superbo che pure gli orientali e i Colombiani, hanno imparato ad amare.

continua…