Il Viaggiatore – 27° puntata


mia grecia piccola by Marcello Cividini

Jorgo interrompe il mio colloquio interiore e mi comunica che le cose a Roma vanno piuttosto male. Il filmato passato dalla talpa ha creato scompiglio, soprattutto in quella parte della Curia che era all’oscuro della verità.

Lorenzo e i suoi accoliti più stretti non hanno ancora rivelato l’inganno e stanno tentando di negare l’evidenza. Difficile, in questo clima, far passare il concetto di un nuovo Concilio.

Fulco e gli altri della nostra delegazione sono confinati nei loro appartamenti e non possono ricevere nessuno. I loro comunicatori sono stati confiscati e quindi le notizie arrivano solo dalla nostra intelligence.

Attendiamo gli sviluppi della situazione. Arra cosa possiamo fare?

Io posso solo proteggere il Viaggiatore cui presto servizio e non posso in nessun modo nuocere ad un altro Viaggiatore, qualunque sia il suo grado di giustizia o nefandezza. Puoi farti venire qualche idea originale.

Non sono mica uno squadrone d’assalto, ma qualche cosa m’inventerò.

Jorgo arriva in tutina nera. Protesto, oggi senza aver dormito avrei diritto di rinunciare al training, ma lui non molla.

Mi fa eseguire solo gli esercizi addominali, solo dieci per tipo, mi promette. Non sapevo che ne esistessero tremila tipi. 😦

Forse è meglio che dorma un’oretta. L’oretta è durata fino all’ora di pranzo, mi svegliano e sono intontito. Gli addominali devono essere attaccati a tutti i muscoli possibili. Gli unici che non mi fanno male sono quelli delle mani e dei piedi.

Dopo uno scoppio di acqua gelida in faccia ricomincio a connettere. Si mangia seduti per terra ed io ho il mio riso hispanico da finire. Se vedo bene quello che mangiano i bonzi sono quasi fortunato.

Il the è nero e forte, declino l’offerta dell’aggiunta di un delizioso cucchiaino di ghee di yak. Sedersi per terra non mi è mai piaciuto, con gli addominali doloranti è pure peggio.

Arra sarà contento di me. Anche se mi piace lamentarmi, mi accorgo che il mio corpo fa progressi e sento rinascere il ricordo di movimenti che la degenerazione dei tessuti aveva relegato all’oblio.

Dopo pranzo, se lo posso chiamare con questo nome, chiedo ad Arturo se possiamo incontrarci per costruire un piano d’azione. Non abbiamo molto da fare qui se non passare il tempo e le gite turistiche a meno quaranta le lascio agli Yeti.

Ci troviamo tutti in una saletta di pietra con scranni di legno e un grande scrittoio. Butto sul tavolo il primo pensiero che mi frulla.

– Cosa possiamo fare noi per sbloccare la situazione a Roma? Abbiamo i mezzi per un blitz per liberare i nostri? Potremmo accecare i loro sistemi ed atterrare con qualche strato plano bellico sul soffitto del palazzo? –

Arturo nega che possiamo oltrepassare le difese del Vaticano, ma il potere che mi protegge istiga in me una volontà di muovermi che non immaginavo neppure.

– Allora io potrei entrare nel palazzo, in modalità invisibile e trovare il modo di aprire una falla. –

– Forse si potrebbe anche fare, ma liberare Fulco non risolverebbe il conflitto in atto. Torneremo solo in fase di stallo. –

Risponde Jorgo. Fa eco Arturo:

– Ognuno divulgherebbe la sua versione e nel controllo dei media sono molto più potenti loro, quindi l’opzione dell’assalto oltre ad essere pericolosa non servirebbe a risolvere molto. –

– E se lanciassimo una specie di ultimatum, minacciando di divulgare su tutte le reti mondiali il film della dimostrazione? –

continua…

Il Viaggiatore – 19° Puntata


mia grecia piccola by Marcello Cividini

– L’enorme metropoli di Roma mi appare in tutta la sua grandezza dal finestrino dello strato jet privato con lo stemma delle croce che ci sta portando a destinazione.

Jorgo mi spiega che le punte, crociate a loro volta, della croce simbolizzano gli otto culmini del coraggio. Era il simbolo della Repubblica marinara di Amalfi.

Uno steward silenzioso mi serve delle tartine di salmone selvaggio, accompagnate da uno spumante lombardo, forse anche migliore del Loredan veneziano che avevo già gustato.

Deve averne una scorta inesauribile. Ne ho già consumato sei piattini e sono prossimo al limite di capacità umana. Se era solo un aperitivo forse ne ho abusato.

Ormai mi sto abituando a fare il riccone. Arriviamo in un aeroporto privato con una pista cortissima. L’aereo atterra in verticale.

Inservienti silenziosi si occupano del nostro magro bagaglio. La fortezza sorge sul cocuzzolo di una montagna, un monastero dell’anno mille, mi ragguaglia Jorgo.

Saliamo con un’auto elettrica direttamente in un cortile interno del forte. Un guazzabuglio di antenne di tutte le forme sovrasta le due torri più alte. Mi sistemano in una suite, grande il triplo del mio bel loft di Milano … 709D.

Boiserie di noce fino al soffitto, un enorme focolare con alari in grado di sopportare ceppi da un quintale. Gli armadi sono giganteschi, atti ad ospitare decine di passaggi segreti per ogni dove della fortificazione.

Il guardaroba è pieno di abiti grigio scuro della mia taglia e i cassetti della biancheria pure. Il castello sembra completamente autonomo ed impenetrabile a qualsiasi tipo di spionaggio umano ed elettronico.

Chiedo ad Arra conferma di quanto ho intuito e lui conferma, ponendo l’accento sul concetto di umano. Chiaramente un Viaggiatore come me, con l’aiuto suo, sarebbe in grado di superare senza problemi ogni tipo di barriera concepita da esseri umani.

Beh! È già qualcosa, ne deduco che per nuocermi deve venire o il papa Lorenzo VII in persona o il misterioso personaggio della più potente consorteria del mondo.

Mi avvisano che posso scendere per conoscere i Guardiani più influenti del mondo. Entro in un enorme spazio di tufo probabilmente un’antica sala del trono, illuminata da finestroni decorati a piombo.

Gruppi di persone disquisiscono animatamente. Fulco mi accoglie con le sue esili braccia aperte e mi presenta alcuni personaggi importanti di cui non ricorderò mai i nomi.

Suona un campanello argentino e tutti si dirigono verso una porta in fondo alla sala. E’ una specie di anfiteatro con un centinaio di posti e forse non basteranno per tutti. Il soffitto è a cupola, tutto affrescato con scene di caccia, i sedili sono grandi, scolpiti in legno massiccio e pelle rossa, un tantino scomodi.

Alcuni indossano una specie di tunica bianca con la croce di Malta sul petto e un cinturone intarsiato che regge una spada di altri tempi. Finiscono di sistemarsi e miracolo ci stanno tutti.

Su un lato della sala siedono quattro anziani e Fulco al centro. Mi fanno accomodare in uno scranno accanto a loro.

– Fratelli carissimi –

Esordisce il decano.

– Con grande dolore devo comunicarvi una triste notizia. Dopo numerosi secoli di sospetti, abbiamo oggi la certezza che i Papi e tutto l’apparato centrale di Roma, ci hanno tenuto nascosto un segreto in grado di distruggere tutto quello che ci hanno insegnato.

I tanto decantati miracoli nella lunga storia della nostra Madre Chiesa, sono il frutto di una tecnologia a noi aliena. Una tecnologia, talmente superiore alle nostre conoscenze, da rasentare quello che noi siamo stati indotti a credere opera divina… –

Un mormorio crescente percorre la sala, qualcuno protesta.

– Fratelli… vi prego… lasciatemi finire, so che il solo fatto di pensare a quello che comporta per tutti noi, per il Papato e per tutta la Chiesa vi possa sconvolgere, ma è purtroppo la verità. Ho visto con i miei occhi gli effetti di questo dispositivo… –

Altri mormorii.

– Fratelli! Un nostro Fratello venuto da molto lontano, possiede un altro esemplare di questo dispositivo, non so come chiamarlo, questo amuleto ed è qui per testimoniare quello che vi ho raccontato. Fratello Marco puoi venire qua accanto a me? –

Mi alzo in piedi e come d’accordo, comincio a levitare un paio di metri sopra lo scranno tenendo in mano il minuscolo, scintillante gioiello.

continua…

Il Viaggiatore – 10° puntata


mia grecia piccola by MarcelloCividini

Jorgo siede al banco e controlla la sala dietro un monumentale panino. Lo addenta solo quando le gemelle, che si nutrono solo di notte, sono sistemate strategicamente ai lati della sala con il loro infuso di erbe.

Beh! Sono venuto qua a fare il turista per cambiare aria da Milano e imparare qualcosa di più. Lo spumante delle cantine Loredan è meglio di tutti gli champagne che ho assaggiato in vita mia. Se non fosse per la spada di Damocle che pende sulla mia testa, potrei fare questa vita per un tempo indefinito.

Mi manca un po’ mia moglie, non tanto per il sesso, ormai è più un’amica che altro. Mi manca per la compagnia, le gite al mare, le cene con gli amici, le partite a burraco e le dispute sul telecomando del televisore. Chissà come starà, tutta sola, nella nostra grande casa piena di gatti.

Qui l’unico amico che ho è Arra, un’entità sovradimensionale i cui scopi sfuggono alla comprensione umana. Mi aiuta, m’informa, mi protegge, ma non divide il pranzo con me.

Questo è il punto, sono qui da solo. Le guardie del corpo stanno con me unicamente per lavoro. Quando voglio parlare con Arra in pubblico faccio finta di parlare nel mio com a bassa voce, non ho ancora imparato a vocalizzare senza emettere suoni intellegibili.

– Tu sai che esistono altri due come te in questa dimensione e sai anche dove sono?-

– Abbiamo la coscienza di tutti i nostri simili, incluso la loro posizione dimensionale e fisica esatta. 

– Allora anche loro sanno… dove siamo? –

– Non è una delle informazioni disponibili ai Viaggiatori. 

– E quali sarebbero disponibili? –

– Posso dirti che uno dei miei fratelli è su questo mondo da 2.030 anni ed è di solito inattivo. Al suo servizio hanno acceduto 267 viaggiatori. L’altro è qui da 562, ha servito un solo viaggiatore, sempre con moltissima attività. –

– Allora cosa sanno di me/te/noi ? –

– Sono comparso quattro giorni fa, sparito dieci minuti nello stesso tempo in cui sono entrati gli svizzeri in camera tua, ritornato, sparito per un giorno proprio quando ti hanno stordito al ristorante, poi tornato. Inoltre ho avuto una discreta attività. –

– Certo, visto da qualcuno che è qui da tutto questo tempo, deve sembrare un sacco strano. Devono avere un controllo del territorio efficientissimo se in un solo giorno sono arrivati fino a noi. Non potremmo comunicare loro che sono qui giusto di passaggio e aspetto appena il momento più opportuno per andarmene? –

– Pensi che sarebbe credibile? Pensi che non sia già successo milioni di volte? 

– Già devo convenire. –

Per distrarmi dagli oscuri pensieri ordino un dessert che ho visto passare prima. Una specie di montebianco con marron glacé, una crema bianca compatta a base di mandorle e panna, sormontata da un castello di cioccolato, delizioso.

Vedo sgranarsi gli occhi delle gemelle man mano che sparisce. Usciamo dal magnifico palazzo ed ho proprio bisogno di una passeggiatina.

Non ho bevuto il caffè perché voglio prenderlo in Piazza. Voglio vedere chi si è accaparrato il posto del Florian nella competizione che, nel mio mondo, vedeva trentaquattro caffè concorrenti nella stessa location, nel millesettecentoventi.

Comincia a piovere leggermente. Ines e Iris si ricoprono d’incanto di plastica trasparente. Jorgo cammina in mezzo alla strada come se fosse in pieno sole. Io mi proteggo passando rasente ai muri, col mio provvidenziale tricorno che mi protegge il capo. Passiamo sotto i portici e m’infilo dentro al caffè… Janni… proprio dove c’era il Florian.

I tavolini sono tutti pieni perché l’improvviso vento gelido ha fatto rientrare gli avventori seduti in piazza. Ne approfitto per andare prima in bagno. Questa volta entra prima Jorgo.

Guardo le stampe d’epoca appese nel corridoio e il ritratto del fondatore, tale Janni Scarin nato a Korcula, la città natale di Marco Polo.

Il caffè come lo fanno a Venetia è sempre il migliore del… dei mondi, soprattutto per le fritole con i pinoli e le spezie. Ricordo tanti anni fa, a Carnevale, i leggerissimi galani, simili a quelli che a Milano chiamiamo chiacchiere, anche se le nostre sono più pesanti.

Mentre aspetto in fila studio la gente che si gode la bellezza delle sale e sorbisce le aromatiche bevande. Una coppia di signore bellocce, sulla quarantina, sedute a un tavolo vicino, mi chiede informazioni. Sono Colombiane di Nova Pisa, vicina ai grandi laghi e saputo che sono anch’io un turista, m’invitano a sedere al loro tavolo.

Visto il mio posto in coda e l’acqua che viene giù a dirotto accetto di sedermi a patto però di offrire io la consumazione. Jorgo presidia l’ingresso e le sorelline sono invisibili da qualche parte, all’erta. Chiacchere superficiali che mi permettono comunque di imparare qualcosa di prima mano, come la leadership planetaria della Federazione Colombiana prima potenza mondiale e alleata storica dell’Italia.

Sì, sono un goloso e prendo un caffè con panna e mi portano anche un’alzata d’argento piena di… galani, anche se non è Carnevale sono di certo i dolci preferiti fin dal tempo dei Romani. Le signore che sono sorelle, ne fanno man bassa e io devo ordinarne un altro vassoio.

Dopo un’oretta di amabili chiacchiere smette di piovere lentamente il locale si svuota. Mi commiato dalle mie ospiti che non mancano di invitarmi a Nova Pisa, quando ci passerò. Mi danno una specie di biglietto da visita elettronico sottile, ma con la loro immagine in movimento e le coordinate GPS di casa. Esco anch’io nell’aria fattasi gelida e chiara. Torno in albergo.

Dovrei darmi da fare per andare in qualche modo all’attacco, ma non so da che parte incominciare. Non mi preoccupo tanto del primo dispositivo, lo chiamerò Uno. Il fatto che abbia cambiato mano mediamente ogni sette anni e che sia usato poco, mi fa pensare a qualcosa di rituale, come una setta o una congregazione di qualche tipo.

Due invece sembra in mano a un solo Viaggiatore, ma come è possibile che sia lo stesso da cinquecento anni. Forse è un gruppo, una dinastia che ne fa ampio uso da secoli per il potere? Oppure è al centro di una competizione tra molti per accaparrarsene i privilegi? Il fatto che mi abbiano cercato e quasi trovato subito, mi fa propendere di più sulla prima ipotesi.

Dovrei studiare la storia economica per capire se questo influsso interdimensionale nel millequattrocento quarantotto ha contribuito al successo di qualche dinastia in particolare. Sono completamente all’oscuro sui fatti storici di quel periodo.

continua…

Il Viaggiatore – 5° puntata


mia grecia piccola by MarcelloCividini

– Ma hai un nome, un identificativo? –

Nomi me ne hanno dati innumerevoli, qui ultimamente mi chiamavano com perché assomiglio ai loro comunicatori.

– Qual era il primo, l’originale. –

Nella tua lingua non suona, è quasi un rombo, qualcosa simile ad Arrarhantah e una serie di grandi numeri primi.

– Posso chiamarti… Arra? –

Come meglio desideri.

– Perché quelli sono entrati in camera mia? – 

Non volevano te, volevano me. – 

Il mio egocentrismo subisce l’ultimo colpo della giornata.  O il primo del giorno dopo, a scelta. 

– Se puoi fare quello che hai fatto poco fa, puoi riportarmi anche a casa, intendo a Milano 709D ? – 

Sicuro che posso, ma il tuo piano è ora fuori fase, se saltassimo ora rischieremmo di materializzarci in orbita o peggio, cento chilometri sotto la superficie. La mia funzione principale è proprio quella di gestire i Viaggiatori interdimensionali ed impedire che questo succeda. E’ possibile prevedere quando si producono gli allineamenti in alcuni punti focali, solo un paio di ore prima che ciò avvenga e tenere conto di un altro centinaio di variabili che, rispetto alle vostre conoscenze tecnologiche, non potete neanche immaginare. Se vuoi tornare alla tua dimensione di origine ti posso avvisare su quando sarà nuovamente possibile.

– Certo che voglio. –

Non è successo a molti viaggiatori, a volte i miei servigi sono stati molto apprezzati…

Anche se ne so ancora pochissimo, comincio a capire che anche solo la possibilità illimitata di spesa e la smaterializzazione appena avvenuta, possano fare gola a chiunque. 

– Puoi almeno comunicare con mia moglie nella mia dimensione, per farle sapere almeno che sono vivo. –

– Sarebbe possibile se uno dei miei fratelli fosse nella 709D, tramite lui mi connetterei ai vostri sistemi di comunicazione, ma al momento non ce ne sono.

– Come mai parli la mia lingua. – 

Non parlo nessuna lingua, comunico direttamente con la mente di quasi tutte le specie.

– Ma chi erano quelli che sono entrati in camera? – 

Sono guardie mercenarie svizzere, agiscono su commissione di qualche potente.

– Come fanno a sapere della tua esistenza, quanti siete? –

Mi hai mostrato in giro come fossi un giocattolo e probabilmente qualcuno di troppo l’ha notato. Sono stato creato in 391.581 esemplari di cui ormai solo 2.727 sono ancora attivi. In molti mondi siamo considerati una leggenda. Siamo stranamente in tre su questo piano contro ogni probabilità statistica.

– Se riuscivano a prenderti cosa sarebbe successo? –

Quello che mi è già successo un centinaio di migliaia di volte, avrei cambiato Viaggiatore.

– Così semplicemente? –

Non ho mezzi di locomozione autonomi, quindi sono costretto a seguire e servire un solo Viaggiatore alla volta.

Mi viene un’idea balzana che magari funziona.

– Se io ti comandassi di fare il giochetto di prima, “ stare a cavallo” insomma sparire, quando cercassero di rubarti e ricomparire quando te lo chiedo, si potrebbe fare? – 

Si posso farlo se lo comandi, ma non posso spostarmi da solo, quindi tornerei a materializzarmi nello stesso posto in cui sono scomparso. – 

– Allora lo voglio. Se qualcuno dovesse tentare di prenderti dalla mia tasca o dal posto dove ti ho messo io, sparisci e torna materiale solo quando lo chiedo. –

Ho messo al sicuro il mio solo asset in questo mondo e questo mi dà serenità, ma sono stanco e qualche ora di sonno ancora mi spetta, mi avvoltolo nell’accappatoio e torno a letto. 

continua

Il Viaggiatore – 4° puntata


mia grecia piccolaby MarcelloCividini

Ci sono delle panchine in fondo alla scalinata del Duomo, il sole che si sta abbassando già si riflette nella darsena che corona la piazza. Il cielo è sereno, respiro profondamente, mi siedo e mi godo un bel tramonto in una bellissima giornata di settembre.

– Puonasera, pella serata vero? –

Mi giro di scatto, non sono ancora preparato a girarmi lentamente come prescriverebbero i miei proponimenti recenti e vedo la ragazza del negozio, quella che avevo visto quasi nuda.

– Lei è un fiaggiatore? –

– Bbbuonasera… –

La mia parte paranoica sta già galoppando, chi è questa bellona, cosa vuole da me, sa chi sono? Sa da dove vengo…

– Sono in fiaggio anch’io e la moda ti Milano mi fa pazzire. Non etucato parlare con sconosciuti, io ho parlato con tu perché qui non conosce nessuno e come ti vestiti hai uguali miei gusti. –

Non sapevo neanche di avere gusti in fatto di vestire, ma è meglio che stia zitto. Si siede sulla panchina in fianco a me e appoggia a terra, una miriade di sacchetti di carta colorati, Gatti, Paolo Bersan, Attanasio, Sorelle Panzani, GRUK, Penelope…

– Io fengo da Prussia e imparato italiano a scuola… cosa fai ti pello stasera, sono arrifata oggi e non me piace manciare da sola. –

Abbordato da una ragazza tedesca con metà dei miei anni, in piazza del Duomo, che mi da subito del tu, forse il lei non si usa più? Come giornata procede bene.  –

– Si vengo anch’io da fuori, se le… ti fa piacere possiamo cenare insieme, anche se non conosco la città. –

– Ah, io fiducia della mia guida com, è così che ho trovato subito Gatti, mio stilista preferito e lì ho trovato tu. –

Ora so che il mio vestito è un Gatti Originale. Mi sento strano a parlare del più e del meno con una ragazza che non conosco, non sono più abituato, cosa dico ora?

– Wie heisst du? –

Sfoggio tutto il mio scibile sulla lingua sassone.

– Helga… sprechen sie deutsch? –

Mi fa con un sorriso.

– No solo due o tre frasi. Che lavoro fai? –

– Io analista economica all’Unione delle Signorie Europee. –

E ora cosa le dico?

– Lavoro interessante! –

– Non molto troppo, ma me serve per lavoro e così imparo meglio le lingue. Tu vieni dalla Colombia? Hai accento, come tu chiami? –

– Si sono arrivato stamattina e mi sento già lontanissimo da casa, il mio nome è Marco. –

– Che mestiere fai? –

Ahi Ahi! Ci avviciniamo alla zona pericolosa.

– Ho fatto talmente tanti lavori diversi che ormai si mescolano tutti. –

– Ah capito, come è che lo chiamate voi … tuttologo? –

– Ouff … si esatto. –

A pensarci bene è quello che ho fatto tutta la vita, nel mio altro mondo, qui posso considerarmi un perfetto ignorante. Forse chimica e fisica funzionano con le stesse leggi, ma tutto il resto…

– Cerchiamo un posto dove prendere un aperitivo. –

– Grazie buona idea –

Risponde. Ci alziamo e mi offro di portarle qualche sacchetto. Alla destra del Duomo ci sono delle terrazze con alcuni tavolini. Lei ordina una coppa di vino frizzante, io seguo. Pago appoggiando il mio gioiellino sulla zona attivata dello schermo che fa da tavolo. Mi sento vivo, sto quasi flirtando con una tedeschina, al tramonto di una giornata indimenticabile, partita nella nebbia.

Un campanellino d’allarme è però sempre pronto a suonare, mi è sembrato di scorgere un lampo di cupidigia nella mia amica quando ha sbirciato il mio com. Maledetto carattere il mio, non si rilassa mai? E il motto carpe diem? Lei sta chiacchierando, felice con il bicchiere in mano e progetta la serata, io sorrido e rispondo quando necessario. Parla nel suo com che porta appeso al collo, sembra il mio, ma più piccolo, più leggero, con qualche lucetta e tre diamantini. Sta cercando l’indirizzo di un locale tipico milanese da queste parti.

– Tu va bene risotto a milanese in via Spadari? –

– Va benissimo. –

Sarà un mese che non lo cucino e spero che qui non sia cambiato radicalmente come la pizza.

– Devo andare un attimo, cura tu miei sacchetti. –

Passano dieci minuti, poi quindici, il mio campanello d’allarme suona a tutto spiano. Mi alzo, lascio lì tutto e mi allontano in fretta. Mi fermo dietro ad un albero alla massima distanza per vedere il tavolino pieno di sacchetti colorati. Ancora cinque minuti e Helga o una vestita come lei, torna al tavolino insieme a un uomo vestito di scuro. Guarda a destra e sinistra, poi con mia grande sorpresa l’uomo le dà un ceffone e se ne va. Lei raccoglie i suoi pacchi e sparisce.

Sbigottito? Con tutto quello che mi è successo oggi, l’ultimo episodio è quasi normale. Torno in albergo facendo un giro largo, ormai fa buio. Salgo in camera e ordino un risotto alla milanese, sono sempre stato curioso. Intanto che aspetto guardo le notizie sulla parete. Un uomo politico parla noiosamente del bene dei cittadini che devono essere protetti da non capisco quale attentato alla loro privacy. Alluvione in Kaboto… sembra in Africa. La corte Europea di Lovanio ha multato il cartello dei produttori elettrici per quaranta milioni di fiorini. Il primo ministro della Bretagna divorzia da una nota attrice (sic).

Francamente da un telegiornale non mi aspettavo di più. Arriva il risotto sotto una campana di vetro, il cameriere indossa una specie di giacca bianca lunga fino a metà coscia con gli alamari dorati. Il risotto è ottimo, un pochino all’onda come piace a me, almeno una cosa non è cambiata. Non ho un pigiama, non ho una maglietta, non sono abituato a dormire nudo. Per fortuna c’è un altro accappatoio asciutto.

Domani dovrò comprare qualche altro indumento. Lo spazzolino ha una forma strana e il dentifricio è in polvere, al gusto di salvia, gradevole però. Dormo facendo strani sogni. Il com mi parla in una lingua strana musicale, che però in qualche modo capisco. Mi sveglio all’improvviso nel cuore della notte, la voce disincarnata del com mi avvisa di un pericolo. Mi vesto in fretta, caccio in tasca i calzini e meccanicamente chiedo dove andiamo.

Dove vuoi

E’ la risposta.

– Ovunque via da qui. –

Mi sento come sollevare e nello stesso tempo spostarmi, come in assenza di peso e la camera diventa trasparente… Entrano in silenzio due uomini e una donna che va a toccare subito il letto.

– E’ ancora caldo lo abbiamo perso per poco. –

Non mi hanno visto, forse sono trasparente come la camera. Escono in silenzio come sono entrati.

Torniamo?

– sssì –

Tutto torna reale e tangibile. Ho bisogno di spiegazioni, non posso tornarmene a dormire come se niente fosse.

– Dove siamo andati? –

Da nessuna parte. Ho interpretato la tua richiesta, come una necessità urgente di nascondersi e mi sono messo, voi direste a cavallo, tra due piani. Costa un sacco di energia, da qualche parte degli universi, ma quello non è ancora un problema.

– Non avevo la minima idea che si potesse fare una cosa simile. –

Sono molte le cose che il genere umano non conosce.

– Perché tu a che genere appartieni? –

Io sono un servitore, creato quasi un milione di anni fa, per fare da assistente ai Viaggiatori.

Rimango per quasi un minuto con la bocca aperta come un pesce fuor d’acqua, per digerire l’ultima pillola.

continua…